L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 24 - 21 dicembre 2003

SPECIALE RUBBOLI

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I Rubboli a Gualdo Tadino

 

una ricerca di Mario Becchetti

08paolorubboli.jpg (4158 byte)Le origini della famiglia

Da Francesco Rubboli e Caterina Bartoli, residenti a Cattolica, alla fine del 1700 nascono cinque figli; il quarto Lorenzo, nato a Cattolica nel 1804, si sposa con Teresa Frontini di Fiorenzuola di Focaia e avrà otto figli, dei quali tre nati a Cattolica e gli altri, imperversandovi la peste, nascono a Fiorenzuola in casa della sorella di Teresa, Florida; anche Paolo quindi nasce a Fiorenzuola.

Paolo Rubboli

Degli otto figli sopravvivono soltanto Vincenzo (n.1835) e Paolo (n. 5.11.1838). Alla morte del padre Lorenzo, la moglie rimasta sola con i figli, per alleviare il bilancio familiare, invia il figlio maggiore Vincenzo a casa di parenti a Roma (1849) dove poi farà l’imprenditore in appalti di opere pubbliche, accumulando anche una notevole fortuna.

Paolo resta accanto alla madre fino al 18° anno, facendo il bracciante giornaliero, forse in qualche fabbrica di ceramica dove, per guadagnarsi da vivere faceva di tutto. Compiuto il diciottesimo anno si reca a Roma presso il fratello, ma non sappiamo quale attività vi praticasse; nel 1864, lo troviamo sposato con Amalia Giammarchi ed abitante a Pesaro in via Gargattoli; da un documento relativo alla nascita del figlio Alessandro (25/12/1865), risulta essere "maiolicaro".

Paolo è amico di Michele Gai, figlio del Pietro Gai, che era riuscito a ritrovare la formula del riflesso stile Mastro Giorgio, dal quale forse la apprese anche lui.

08rubboli1.jpg (14700 byte)Prime esperienze nel riflesso

Tra il 1867 e 1868 Paolo opera a Doccia, presso la Manifattura Ginori, come consulente; negli anni 1869-1870 vive a Fabriano e lavora certamente con la ceramica Miliani e non con la ceramica Corsi come si legge in altre fonti; la ceramica Corsi infatti è stata attiva dal 1880 al 1900 come notano i ceramologi Lorenzo ed Igor Loreti (con i quali concorda anche Daniele Amoni); c’è da aggiungere poi che la ceramica Corsi produceva solo terraglie, mentre Cesare Miliani, succeduto al padre Rinaldo nel 1853, fabbricava maioliche con riflessi metallici, ad imitazione del XVI secolo, e dal 1873 ne iniziò la produzione su vasta scala; sicuramente è qui che il Rubboli perfezionò la sua tecnica.

Dopo tale data Paolo Rubboli dal 1878 fu a Gualdo Tadino, fino alla morte avvenuta nel 1890; nel frattempo nel 1871 si era risposato con Gaetana Baviera (1847-1876) e, in un atto notarile pesarese, dopo il secondo matrimonio, egli è citato come testimone con la qualifica di "lavorante in porcellana", questo titolo potrebbe giustificare la permanenza di Paolo a Doccia presso la Ginori. Non si hanno poi notizie del Rubboli, che probabilmente operò tra Fabriano e Pesaro.

Il consiglio comunale di Gualdo Tadino del 15 aprile 1875 discute la richiesta di un certo Galli Marcello Dunn di avere in affitto "il fondo ad uso fienile con orto annesso in via soprammuro dell’ex convento di S. Francesco." Il presidente della seduta, nell’esporre l’argomento, precisa che il Sig. Galli avrebbe attivato nei locali dell’ex convento "una fabbrica di maioliche e porcellane artistiche". Il consiglio vista nell’iniziativa una possibilità per la città di Gualdo Tadino concede con entusiasmo i locali alle seguenti condizioni:

1) che le spese di restauro fossero a carico del Galli, che nulla gli fosse risarcito in caso di abbandono dell’attività e che, eventualmente, doveva lasciare i locali come li aveva restaurati;

2) che i locali venivano assegnati per due anni gratuitamente, ma dopo tale periodo di tempo doveva essere corrisposto un affitto;

3) che entro sei mesi dall’assegnazione la fabbrica doveva essere attivata.

I locali dell’ex convento di S. Francesco, che il comune aveva acquistato dal demanio, erano in pessimo stato di manutenzione per cui il comune era intenzionato a restaurarli, ma non disponeva dei fondi necessari. Nella seduta del 21 aprile 1876 il consigliere avv. Farabi propose addirittura di vendere il Polittico dell’Alunno per "redigere un progetto di sistemazione dei locali per stabilirvi le scuole ed un numero conveniente di botteghe" . Nella stessa seduta poiché viene ricordato che, essendo un vano locato, i lavori non si sarebbero potuti eseguire, ad alcuni consiglieri che chiedevano di rescindere il contratto con il sig. Galli Marcello Dunn, il consigliere avv. Vecchiarelli rispondeva che era impossibile recedere dal contratto in quanto il Galli aveva attrezzato "il locale ad uso fornace per maioliche, terraglie ed altri lavori di simil genere; ed essendo il locale ridotto ad uso di fornace ed avendo in quella località esordito in lavori di ceramica, se momentaneamente era sospesa la lavorazione questo fatto non doveva portare al riscindimento (sic) del contratto ..." La fabbrica del Galli quindi aveva operato per qualche tempo e sicuramente avrà prodotto dei pezzi artistici anche se poi, non sono riuscito a capire per quali motivi, abbia interrotto la produzione.

08rubboli2.jpg (2101 byte)Questa premessa serve per inquadrare il periodo in cui Paolo Rubboli ha iniziato ad operare a Gualdo Tadino, ma soprattutto per giustificare un marchio di ceramica sicuramente gualdese ma non ben individuato, consistente in 2 C messe di schiena, quasi a rappresentare una X, tagliate da una E, e sotto la sigla GT il tutto in oro.

La fabbrica nel convento francescano

Paolo Rubboli, il 7 agosto 1878, scrive una lettera al consiglio comunale di Gualdo di cui riporto ampi stralci perché credo che sia di una importanza fondamentale per capire le vicende di questo nostro illustre concittadino.

"Onorevoli signori componenti la giunta del comune di Gualdo Tadino

 

L’industria delle stoviglie è al presente in Gualdo Tadino una delle principali risorse economiche e mentre i vasellami danno da vivere a varie famiglie della città, sono bene estimati per la loro validità e buon mercato nelle piazze delle città dell’Umbria delle Marche e di Roma ... Sorta a novella vita l’arte della ceramica per opera del Carocci del Ginori e di tanti altri ... si cercò di adoperare quelle medesime terre che gli antichi usavano per la formazione dei piatti e dei vasi artistici conseguentemente la necessità di stabilire dei laboratori in quelle città, in quei paesi ove l’industria aveva fiorito un tempo. Gualdo Tadino, per questa ragione non potea essere trascurata e perciò fino a tre anni a questa parte vi si impiantava una fabbrica di maioliche artistiche che dové chiudersi per ragioni che non starò qui ad enunciare. Il sottoscritto che pur facea parte del personale di quella fabbrica, si vide mancare in un tratto la fiducia ed il lavoro, cosicché dové passare giorni non lieti. Lottando però e faticando, spossato ma non rifinito (sic), terminò col vincerla sugli ostacoli ed alla perfine potè dare aspetto ad una fabbrica di maioliche artistiche in questa città da non scomparire fra quelle degli altri stabilimenti consimili, ed ora gli è dato per le numerose ordinazioni della capitale, ritenere come assicurata l’esistenza e la solidità della fabbrica ... e siccome la rappresentanza che è preposta a capo della città stessa, coprendo sotto l’egida del suo patronato la nascente industria, la farebbe fiorire e la renderebbe importante, così il direttore che è pure il proprietario della fabbrica ha pensato di inviar loro in dono due piatti dipinti ed iridiati facendovi disegnare in uno lo stemma gualdese e sull’altro un soggetto di storia patria cioè lo studio del pittore Matteo da Gualdo."

08rubboli3.jpg (14553 byte)Si tratta dei due piatti di proprietà comunale dipinti da Giuseppe Discepoli, firmati e datati 1878, i pezzi più importanti del museo gualdese. In definitiva quindi il Rubboli venne a Gualdo nel 1875 come lui stesso dice nella lettera, lavorò nella fabbrica del Galli Dunn e quando questi fu costretto a smettere, con l’aiuto della giunta comunale che gli mise a disposizione il locale, poté continuare in quella fabbrica già attiva nei locali dell’ex convento di S. Francesco.

E’ presumibile che Paolo Rubboli, già dal 1877, operasse per proprio conto in quell’opificio che era stato del Galli Dunn e dove aveva lavorato già da due anni prima, probabilmente come esperto di muffola oltre che da "cocciaro". Va anche evidenziata la presenza nella fabbrica del Galli Dunn di Marino Pieri, pittore eugubino molto qualificato, che partecipò a titolo personale all’esposizione artistica industriale e agricola della provincia di Perugia nell’agosto 1879, ove il "Pieri Marino partecipa con sette piatti di ceramica artistica, con lustri e senza"; per l’occasione chiese la restituzione di quattro piatti inviati nel 1867 alla mostra universale di Vienna; in un carteggio del 12 luglio 1879 il sindaco di Gualdo dichiara che "il sig. Marino Pieri, dimorante in questa città, per mio mezzo" chiede la restituzione dei quattro piatti perché "intende presentarli all’esposizione provinciale di Perugia".

Nel frattempo Paolo Rubboli si era sposato per la terza volta con la fabrianese Daria Vecchi, che il 12 giugno 1878 fa trasferire a Gualdo insieme al figlio di primo letto Alessandro, e nello stesso mese nasceva il primo figlio della coppia, Augusto. Anche Rubboli, come il Pieri, partecipa alla mostra provinciale di Perugia con una cospicua produzione: "18 piatti di varie forme e varie grandezze, più 12 piatti, 2 vasi, 6 basamenti di lumi".

In quella occasione gli venne assegnata una medaglia di bronzo.

Infine il 14 maggio 1879 chiedeva in affitto all'amministrazione comunale i locali che fino allora aveva utilizzato per la sua fabbrica. In quella seduta il sindaco spiegava come "Paolo Rubboli facesse tempo indietro domanda alla giunta per avere in affitto i locali ... al fine di impiantarvi una fabbrica di maioliche artistiche ad uso XV secolo ... Il sig. Rubboli per il regolare svolgimento della fabbrica in parola, domanda oltre ai lavori la facoltà di poter pubblicare (sic) una fornace entro l’orto annesso a ridosso del fabbricato ex convento medesimo in un luogo peraltro che non impedisce nulla di luce ed aria, né incomodo per il fumo in quanto che si obbliga a condottare oltre il tetto dell’ex convento il fumo e coprire il tetto con una capace tettoia ..." e la proposta venne approvata alla unanimità, per un affitto di lire 120 annue.

08rubboli4.jpg (36010 byte)Nello stesso anno, il 6 settembre 1879 il fratello di Paolo, Vincenzo Rubboli fa domanda alla amministrazione comunale per acquistare l’ex convento di S. Francesco "onde impiantarvi una fabbrica di maioliche artistiche e terraglie". In consiglio comunale il sindaco espone l’argomento all’ordine del giorno: "... Il Rubboli Vincenzo quante volte gli fosse venduto il nominato locale si obbligherebbe (a creare) oltre la fabbrica di maioliche artistiche e ordinarie che diggià vi esiste per opera del di lui fratello Paolo, anche quella delle terraglie uso inglese offerendo in corrispettivo al comune la stessa somma con cui questi l’ebbe dal regio demanio cioè lire 3.011, riservando al comune medesimo la chiesa, la sacristia la piazza persino dove si apre il principale ingresso con fondi sottostanti ad uso piazzetta ...".

La proposta in quella occasione fu approvata ma evidentemente non venne raggiunto l’accordo definitivo perché nel consiglio comunale del 21 aprile 1880 l’amministrazione comunale decise di vendere a lotti il fabbricato in discorso a licitazione privata.

Dopo di che non ho più trovato altre notizie di Vincenzo Rubboli.

In un rogito del notaio Vecchiarelli del 1883 ho trovato un "istromento di pagamento di un debito di lire 1324,23 fatto da Paolo Rubboli a favore di Raffaele Carlotti con la cessione di mandato per egual somma che deve rilasciare il comune di Gualdo Tadino col 1 ottobre 1833, autorizzazione al detto sindaco perché ne effettui il rilascio a nome di Raffaele Carlotti ..." in definitiva il Rubboli cedé al Carlotti un credito che vantava verso comune (non so a quale titolo) per restare nei locali che il Carlotti aveva comperato dal Comune.

Sempre nel 1883 con un rogito del notaio Vecchiarelli il Rubboli acquista dall’avvocato Francesco Lispi una civica casa "nell’interesse e per conto del proprio figlio Alessandro e della consorte Daria Vecchi per lire 400 ... Paolo del fu Lorenzo Rubboli fabbricatore di ceramiche artistiche ... che accetta, una casa con tutti gli annessi e connessi ... composta da più vani ... lungo la pista romana N° 409 confinante con Salvatore Sergiacomi a levante, a ponente Pacifico Storelli a tramontana strada romana, a mezzogiorno altra strada ..."

Sicuramente non abita in questa casa perché l’anno successivo decide di venderla, con diritto di riscatto, a Pasquale Costantini. Il 7 aprile 1885 ricompra la stessa casa dal Costantini ed insieme la vendono con diritto di riscatto da parte del Rubboli a lire 600 al sig. Oreste Reciputi nato in Urbania ma residente a Gualdo Tadino. Di nuovo il 5 aprile riscatta la casa per rivenderla definitivamente l’8 gennaio 1888 al sig. Angelo Pascucci, "fabbricatore di stoviglie".

Nella nuova sede

Il 21 luglio 1884 nasce il terzo figlio Lorenzo e il 7 maggio 1888 nasce Alberto il quarto figlio,ma purtroppo un anno dopo muore Alessandro il primogenito che iniziò a fianco del padre la lavorazione della ceramica artistica. Non ho trovato nessun documento che stabilisca quando Paolo Rubboli si trasferì dall’ex convento di S. Francesco all’opificio in via del forno. Secondo Maurizio Tittarelli Rubboli, questi andò definitivamente in via del forno nel settembre 1884 dopo aver operato in altri ambienti in via romana.

Anche secondo Enzo Storelli, Paolo Rubboli, uscito dall’ex convento di S. Francesco operò nei locali del convento di S. Nicolò, per trasferirsi poi nella nuova fabbrica in via del forno. Io credo che una volta uscito dall’ex convento di S. Francesco, il Rubboli si sia trasferito definitivamente nei nuovi locali di via del forno dove c’è tuttora la fabbrica.

La storia di Paolo Rubboli finisce nel 1890 quando si spegne l’11 maggio, ma continua con la sua famiglia la cui storia penso sia a conoscenza di tutti ed è inutile ripetere. Quello che volevo mettere in evidenza è il ritrovamento di quei documenti che hanno permesso di aprire uno squarcio nel buio della storia e che forse fanno attribuire il marchio ceramico di cui dicevo prima e che adesso aggiungo in calce.

Infatti quel marchietto lo assegnerei alla fabbrica di maioliche artistiche di Galli Marcello Dunn senza alcun dubbio, perché la tipologia del disegno, dei soggetti, del lustro e degli spolveri di chi usava quel marchio sono gli stessi che poi ha usato il Rubboli. Inoltre la fattura dei pezzi che ho potuto visionare aveva proprio il carattere di una prova, perché il rosso rubino non aveva ancora quelle peculiarità che acquistò in seguito quando fu perfezionato. E questa sperimentazione risulta anche dal fatto che alcuni pezzi da me visionati presentavano questo marchietto iridiato in oro e sotto la scritta in blu Deruta.

Quindi, per iniziare e fare le prove, la ditta usava pezzi dipinti in blu fatti a Deruta e riverberati nella fabbrica Galli Dunn. Solo successivamente si è avvalsa della collaborazione di pittori locali. Credo che il significato del marchietto sia: EX (convento) Gualdo Tadino.

 

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