L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 24 - 21 dicembre 2003

ATTUALITA'

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito

Il Natale dei nostri nonni

Da alcuni anni c'è nei giornali una continua ricerca storica sulla vita sociale, antichi mestieri, e tradizioni. E' una lodevole iniziativa specie per i giovani, perché la storia è questa, e non l'elenco di guerre, senza un grande approfondimento, possibile solo negli ultimi anni del Liceo.

Nei paesi dell'alta Umbria come erano vissute le feste natalizie dei nostri nonni?

Si iniziavano con la vigilia di Natale; nelle case si accendeva un grande fuoco, con il ceppo (grande tronco) lasciato in serbo proprio per questo, e che doveva ardere fino al mattino di Natale. La sera della vigilia era animata per la grande cena con spaghetti o tagliatelle condite con olio, sardelle e pomodoro; poi una abbondante graticola di merluzzo alla brace, torta al testo del camino, cavolfiore che doveva essere intenerito dalla neve o brina. Per finire i maccheroni dolci di tagliatelle condite con noci e miele. La cena, ossia il cenone doveva terminare entro le ore 21 perché poi tutti giocavano a carte fino ore 23,30 per recarsi poi tutti in chiesa per la nascita del bambino alle ore una.

Tutti i bambini erano a letto perché la mamma doveva appendere la calza dei regali al capo fuoco. Salvo nelle case di pochissimi ricchi, i bambini nella calza ricevevano un mazzetto di carte da gioco, un bambinello di zucchero, qualche merangola (arancia), noci, o un paio di calzini nuovi. Se la famiglia doveva comperare qualche capo di vestiario si rimandava fino a Natale. Il gioco delle carte per Natale era una tradizione veramente generale.

Anche i più poveri, mettevano in serbo per la circostanza (da parte) almeno un aquilotto d'argento da cinque lire o per alcuni 10 lire, equivalenti alla paga giornaliera di un operaio specializzato. I giochi più praticati erano la tombola in famiglia e la bestia. Gli uomini all'osteria e bar invece giocavano a chemin de fer, briscola e tresette, e poker. Si beveva vino, brulè e caffè.

Una cura particolare per Natale era dedicata alle pecore e buoi. Si pulivano bene le stalle, e si riempiva bene la mangiatoia con il fieno e non con il solito stramaccione.

Non esisteva l'albero di Natale con il pino, ma la tradizione del Presepe, che realizzato non solo dai chierichetti. E secondo la tradizione: Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

Peppino Lupini

 

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito