L'ECO del Serrasanta

 

N. 23 - 7 dicembre 2003

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Ambiente

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CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (68)

Rubrica amatoriale di meteorologia e climatologia a cura di MeteoAppennino

Le correnti a getto (1)


Scorrono impetuose nell’aria, talvolta superando i 400 km/h, e sono responsabili sia del cattivo che del bel tempo alle nostre latitudini. Stiamo parlando delle cosiddette "correnti a getto", "fiumi" di aria spessi diverse centinaia di metri e larghi anche decine di kilometri, che si spostano nell’alta atmosfera a velocità strabilianti.

Dell’esistenza di queste correnti, che spirano da ovest verso est, ad altitudini poco superiori ai 10 km, ci si accorse durante e dopo la seconda guerra mondiale: i bombardieri d’alta quota, infatti, trovavano molto difficile avanzare verso ovest, mentre, nel senso contrario, consumavano molto meno carburante. I grandi aerei di linea del dopoguerra dovettero fare i conti con queste correnti e furono disegnate delle rotte apposite che non incontrassero queste velocissime correnti d’aria, che interessano sia la zona compresa fra i 45° e i 60° di latitudine sia quella compresa fra i 20° e i 30°. Ma perché c’è tutto questo vento in alta quota?

Uno scontro "titanico"

La ragione è più semplice di quanto si pensi. Attorno tutto il nostro pianeta, verso i 30° di latitudine (nord e sud) esistono zone di alta pressione molto intense e stabili, formate da "sacche" di aria calda, che si estendono dalla superficie terrestre fino alla stratosfera, a 12-14 km di altitudine. Al contrario, attorno ai 60° di latitudine (nord e sud) stazionano delle zone di bassa pressione, formate da colonne di aria fredda, che raggiungono anch’esse i limiti della stratosfera. Insomma, fate uno sforzo di fantasia: tra i 45 e i 60° di latitudine, queste masse di aria (calda da una parte, fredda dall’altra) si fronteggiano, formando quello che si definisce il "fronte polare", cioè una linea ondulata molto netta che separa le irruzioni di aria fredda (da nord) e le avvezioni di aria calda (da sud).

Aria calda e fredda

Considerate ora altri fattori. L’aria fredda - come tutti sanno - è più densa di quella calda. Se si sale di quota in una colonna di aria fredda, la pressione tende a diminuire molto più rapidamente che non nell’aria calda (che, in effetti, essendo meno densa, si "ammassa" in quota, come quella fredda si "ammassa" al suolo). Qual è la conseguenza? È che la differenza di pressione fra i due lati del fronte polare tende ad aumentare con la quota.

La "sorgente" del "fiume"

Se consideriamo che il vento non è che lo spostamento di aria dalle zone dove ce n’è troppa (= alta pressione) verso quelle dove ce n’è di meno (=bassa pressione) e che la velocità del vento è tanto più grande quanto più grande è il dislivello di pressione, è facile capire che ad altitudini di 10-12 km la differenza di pressione fra l’aria calda e quella fredda è così grande che si creano dei venti fortissimi: ecco le correnti a getto. Tali correnti formano come un anello, pieno di onde, che scorre attorno al polo nord in senso antiorario, attorno a quella zona di bassa pressione in quota che i fisici dell’atmosfera definiscono "vortice polare". Le onde sono dovute all’influenza della superficie terrestre e delle sue montagne: si pensi che catene montuose come le Montagne rocciose (Stati Uniti e Canada) e le Alpi Scandinave (Norvegia e Svezia) sono in grado di disturbare a tal punto l’azione dei venti e costringerli a seguire traiettorie curve, ondulate. Per questo motivo, la direzione delle correnti a getto non è mai esattamente ovest-est: in parte la direzione è nord ovest - sud est e, in parte, sud ovest - nord est.

Come vedere il getto polare

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Per osservare le correnti a getto, i meteorologi usano speciali carte che rappresentano la superficie barica (cioè della pressione atmosferica) A 300 hPa - che è con buona approssimazione la superficie in cui le correnti a getto risultano più forti. Nella carta meteorologica (vedi sopra), oltre alle linee che definiscono l’altitudine di questa superficie barica, si trovano anche altre linee, in questo caso colorate, dette "isotachìe", che uniscono tutti i punti in cui il vento ha la stessa velocità. Da queste isotachie, appaiono evidenti le zone sopra il fronte polare in cui le correnti a getto risultano più intense e checorrispondono ai lati occidentali di quelle grandi "onde" di cui parlavamo prima. La prossima volta vedremo perché la variazione di velocità dei venti all’interno delle correnti a getto è alla base del bello e del cattivo tempo alle nostre latitudini.

Pierluigi Gioia

 

 

Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it.

Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.

 

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