L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 23 - 7 dicembre 2003

TERRITORIO

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Un bosco sacro tra Costacciaro e Gubbio

Per poter interpretare rettamente l’idronimo (nome di corso d’acqua) "Fosso Lucaràjjo" (o Lucoràjjo), affluente di destra del Chiascio tra i comuni di Gubbio e Costacciaro, pare doversi ricorrere al termine latino "lucus", ‘bosco sacro’. Le forme "Lucaràjjo" e "Lucoràjjo" costituiscono le varianti popolari dell’idronimo in narrativa. La cartografia ufficiale riporta, invece, la forma modificata "Lucaria". In "Lucaràjjo" potrebbe essere ravvisato, infatti, un toponimo composto da due parole latine fusesi, successivamente, in sintagma: una forma genitivale plurale del sostantivo "lucus", e cioè "lucorum", ed il sostantivo "area", o, forse, "ara", resi qui al nominativo singolare, o plurale.

‘L’area dei boschi sacri’, o ‘l’altare dei boschi sacri’, potrebbero essere le ipotetiche parafrasi interpretative del toponimo. Se quest’ipotesi sembrasse un po’ troppo azzardata, si ricorderà come, nell’area in esame, dovessero emergere resti di antichi manufatti umani, forse riferibili ad architettura religiosa. Le Tavole Eugubine, inoltre, sono ad attestarci l’esistenza antica, sui rilievi collinosi e montani attorno a Gubbio, di almeno due "luci": quello di "Coretio" e quello di "Giovio" (cfr. Prosdocimi, A. L., "Note sulle tavole di Gubbio", in "Atti e Memorie dell’Accademia Patavina", LXXXII, 1969-1970, pp. 40-50 e Devoto, G., "Le Tavole di Gubbio", Sansoni Studio, Firenze, 1977, pp. 42-43).

In data 29 febbraio 2000 inoltre, non lontano dal "Fosso Lucaràjjo", presso il vocabolo rurale "Contado 1°", o "Arònne", nel comune di Gubbio (m 527 s.l.m., cartografia I.G.M., foglio 123 IV N.E. "Padule", Lat. 43° 19’ 58’’ N., Long. 0° 13’ 46’’ E.), fu casualmente rinvenuto un grande blocco squadrato di conglomerato, abbandonato dall’uomo (o naturalmente rotolato per forza di gravità), da tempo imprecisabile, ai lati d’una strada campestre. Il manufatto lapideo, che fu subito denunziato alla Soprintendenza archeologica per l’Umbria, presentava una forma generale assimilabile a quella di un parallelepipedo (cm 60 x 80), ed era fornito di tre incàvi a guisa di scodella, raccordati per mezzo di incisioni (fatte a scalpello), somiglianti a minuscole canalette.

La finalità del manufatto (che qualcuno ipotizzò essere stato un’ara pagana) è tuttavia rimasta, sino ad oggi, affatto ignota. Si può soltanto dire che la pietra con la quale fu realizzato, il conglomerato, non è autoctona del luogo, non esistendo, nel sito in questione, roccia in posto di quella natura, ma solo di tipo marnoso-arenaceo. Lungo la dorsale appenninica principale del Monte Cucco, invece, vi erano vere e proprie cave di questo materiale lapideo, che, dall’aspetto esteriore "aggricciato", "raggrinzito", assume, localmente, la forma geonimica popolare di "griccia".

L’area prossima al manufatto fu certamente abitata, almeno sin da epoca medioevale. Su di un colle finitimo a questa zona, "Il San Lorenzo", sorgeva, perlomeno sin dal XIII secolo, una chiesa intitolata a "San Lorenzo di Scassaiola", o "San Lorenzo de Scaççaiola", o, ancora, S. Lorenzo in Curte Scazaioli". Il vicino vocabolo rurale "Tagiano" (probabilmente un nome prediale d’epoca romana come "Tasius"), invece, è attestato dalle "Carte di Fonte Avellana", nella forma "Villa Tasiani", e "Tasiano", sin dal secolo XIII. Esso doveva far parte della curia del "Castrum Insule Filiorum Manfredi", un antichissimo insediamento fortificato del territorio di Costacciaro, di postulata, antichissima origine langobarda. Il vicino torrente "Fosso Lucaria" (o, come detto, nella dizione dialettale, "Fosso Lucaràjjo", ma, pare, anche "Lucarào") risulta già attestato, sotto la forma "Rucaraio", dalle "Carte di Fonte Avellana" per il giorno 7 gennaio dell’anno 1239 (cfr. Roberto Bernacchia, "Carte di Fonte Avellana", Fonte Avellana 1989, vol. IV, p. 21, riga 22a, s.v. "Rucaraio"). In ogni caso, e anche questo può non essere del tutto incidentale, il 19 ed il 21 luglio, i Romani celebravano i "Lucaria", vale a dire ‘la festa dei boschi sacri’.

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