L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 23 - 7 dicembre 2003

SPECIALE SAN PELLEGRINO

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Uno scrigno di autentici capolavori

GLI AFFRESCHI

Della leggenda del santo Pellegrino, rifiutato dagli abitanti del castello (il futuro centro abitato di San Pellegrino), sepolto ed ucciso da un improvviso temporale e poi rinvenuto con il bastone miracolosamente fiorito, tutti sanno qualcosa, chi più chi meno. A Gualdo Tadino, ormai, questo è di dominio comune. Come lo è anche l’ancestrale festa dell’alzata del maggio - la più antica festa di tutta l’Umbria - che nel 2004 compie il millennio e raggiunge così un traguardo che, se da un lato è spiritualmente riguardevole, dall’altro è umanamente prestigioso. E sarà difatti sottolineato da un evento inconsueto: il 30 aprile 2004 tutte le scuole dell’obbligo del territorio, da Scheggia fino a Gualdo, saranno chiuse a sottolineare la partecipazione di tutta la collettività a questa ricorrenza che non è ormai solo dei sanpellegrinesi ma che, indubbiamente, è divenuta patrimonio collettivo della fascia appenninica. Ma i festeggiamenti cominceranno ben prima e, precisamente, il prossimo 27 dicembre con un grande concerto, organizzato per celebrare il ritorno all’antico splendore di gran parte degli stupendi affreschi della chiesa parrocchiale di San Pellegrino. Se, infatti, molti conoscono quanto avvenne a San Pellegrino nell’anno 1004, molti di meno sanno che la piccola chiesa parrocchiale è davvero - parole di don Luigi Merli, il parroco - "uno scrigno di autentici capolavori".

"La chiesa di san Pellegrino" ci racconta don Merli "era una chiesa abbaziale, presieduta da un abbate e questo ci ricorda che, a quei tempi, San Pellegrino non era che l’estrema propaggine di territorio, per così dire, ‘marchigiano’, dipendendo dall’abbazia di Santa Maria di Sitria che, a sua volta, era alle dipendenze del prestigioso eremo di Fonte Avellana: fu dunque una sorta di corridoio preferenziale che fece giungere a San Pellegrino gli stessi artisti di scuola marchigiana che lavoravano per conto dei camaldolesi di Fonte Avellana. Fra loro c’era quel Girolamo di Giovanni da Camerino, autore del magnifico polittico appena restaurato e tornato al suo antico splendore". Fra questi artisti c’era anche Matteo da Gualdo, che difatti operò anche - e sempre per il medesimo ambito di committenza - a San Francesco in Costacciaro. C’era il Nucci - le cui opere sono state malaguratamente trafugate - e c’era anche Girolamo, figlio di Matteo da Gualdo ed una nutrita schiera di suoi collaboratori. Ma altre mani, purtroppo non ancora identificabili, diedero il loro contributo alla decorazione delle pareti della chiesa.

"Certamente, un autentico capolavoro è l’Annuciazione affrescata a destra dell’altare attorno al 1330 da un ignota mano" continua don Luigi. "Oggi che è tornata al suo splendore e ai suoi colori, mi trasmette un’emozione unica che solo i grandi capolavori sanno dare."

Ma i capolavori non finiscono qui: ci sono ben quattro raffigurazioni della Madonna del latte, tutte estremamente realistiche e con tratti che, se da un alto richiamano alla scuola marchigiana, dall’altro fanno tesoro della lezione iconica dell’incipiente Rinascimento, pur nell’ambito di una struttura formale ancora tardo-gotica.

"C’è una raffigurazione della Vergine estremamente interessante" ci indica don Luigi al di sotto di un’impalcatura ancora montata "che la mostra con i capelli corti e senza il velo: si tratta di una novità di grande rilievo." Come il bel San Sebastiano, trafitto da decine di dardi, ma vestito di tutto punti di abiti tipicamente cortigiani.

E’ impossibile non restare impressionati da un tale corredo iconografico. Che prosegue poi anche nell’attuale sagrestia, dove si trovano gran parte degli affreschi di Matteo da Gualdo, ancora da restaurare. In particolare, si resta di stucco di fronte da una rappresentazione della Trinità che, se dal punto di vista dell’impianto formale ha poco o nulla di anomalo, presenta un viso del Padre talmente realistico da costringerti a ficcare lo sguardo nel suo sguardo. E solo allora ti accorgi di quanto somigli - per quanto sembri un’assurdità storica o un anacronismo in un’epoca in cui non se ne avevano notizie certe - all’espressione di Cristo rimasta impressa nella Sacra sindone.

"E ci sono poi tantissime tele" ci spiega ancora don Merli "che abbiamo provveduto a restaurare con i fondi della nostra parrocchia: si tratta di magnifici dipinti databili fra i XVII e il XVIII secolo, che sono pare integrante del corredo della chiesa".

Fra le donazioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, della Curia vescovile, di una coppia di sposi - che, come già comunicato in un altro articolo pubblicato su L'ECO, ha donato alla parrocchia i propri doni di nozze - e del Comune, che ha curato il restauro del polittico di Girolamo di Giovanni, e fra i soldi investiti dalla stessa parrocchia, le spese finora sostenute ammontano a 60.000 euro. Il che è sicuramente ragguardevole.

"Ma non basta" osserva don Luigi "perché servirebbero altri 90.000 euro per completare il restauro e la ristrutturazione di tutto il complesso decorativo. Per ora non possiamo che essere davvero grati a tutti quelli che ci hanno aiutato, con enorme generosità, compresa la ditta Coo.be.c di Spoleto, che ci è venuta incontro in tutti i modi. Troveremo poi il modo di terminare quanto abbiamo iniziato: la Provvidenza divina ci guiderà."

Per ora, il primo atto ufficiale dei festeggiamenti è il grande concerto previsto il prossimo 27 dicembre, quando, per così dire, si scopriranno i veli dagli affreschi.

"Un concerto davvero prestigioso, che vedrà un sestetto d’archi eseguire "Le quattro stagioni" di Antonio Vivaldi e la celeberrima "Eine kleine Nachtmusik" di Wolfgang Amadeus Mozart."

"Ma le iniziative non finiscono qui" annuncia orgoglioso don Luigi "e costelleranno tutto il 2004, a sottolineare, oltre al lieto evento del millennio, anche quello, per certi aspetti miracoloso, del risveglio religioso e spirituale che ha segnato la piccola frazione gualdese in quest’ultimo periodo."

Pierluigi Gioia

 

SAN PELLEGRINO

Iniziano i festeggiamenti per il Millennio

Il 27 dicembre si "inaugurano" i magnifici affreschi della chiesa di San Pellegrino, splendidamente restaurati. Ma ancora c'è molto da fare per recuperarli tutti.

SAN FACONDINO NEGLI AFFRESCHI

San Facondino negli affreschi

Il fatto che la più antica rappresentazione iconica di San Facondino, il più celebre vescovo dell’antica diocesi di Tadino, sia presente a San Pellegrino, testimonia l’attaccamento della popolazione sanpellegrinese a questo illustre santo: forse proprio dalla distrutta Tadinum (996) provenivano quelle popolazioni che poi furono accolte nel castello, poi denominato "San Pellegrino". Forse, secondo una recente ipotesi, San Facondino fu proprio l’ultimo vescovo di Tadinum e non visse, come ormai accettato per tradizione, all’inizio del VII sec.

 

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