L'ECO del Serrasanta | Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
| |
| LETTURE |
Con grande soddisfazione abbiamo appreso della pubblicazione di "Lame nella notte" una raccolta di racconti del concittadino Federico Meccoli, che si affaccia in tal modo nel ricco e variegato panorama della letteratura fantastica. Questi racconti, infatti, per contenuti e tendenze stilistiche, prendono forma ispirandosi allimmaginario più classico del genere "horror", quello, per intenderci, che vede i suoi migliori interpreti raccolti intorno alla rivista newyorchese "Weird Tales", uscita periodicamente per circa un trentennio a partire dagli anni venti del 900. Fin dalle prime battute di ogni storia la sensazione è quella di una lettura che invita alla lettura. Le parole e le immagini scorrono con grande fluidità, trasportando il lettore allinterno di quel mondo fantastico che hanno lo scopo di descrivere. I personaggi non possiedono una dimensione psicologica e fisica tale da renderli autonomi, ma trovano la loro ragione dessere nelloperare come ingranaggi immersi nella meccanica della storia stessa. Di fronte a noi, pertanto, si snoda una galleria di stigmatizzati "tipi" che vanno dal non meglio identificato letterato, capace di decifrare arcani simboli, al medico che al momento opportuno trae conclusioni riguardo a certe morti misteriose, allispettore che giunge con tempestività sul luogo dove si consuma la tragedia. Per questo motivo anche i loro nomi sono appena tratteggiati, spesso ridotti a semplici monosillabi, con la funzione programmatica di "evocarli", per così dire, piuttosto che presentarli come individui a tutto tondo. Ciò che li anima è uno schietto e spontaneo eroismo, che fa sovente da molla alla soluzione narrativa delle storie, cui si accompagna una lucida freddezza nel portare a termine le imprese, degna di certi "indagatori dellincubo" presenti in tanti racconti fantastici. Grande attenzione è posta nel descrivere le percezioni sensoriali vissute, e spesso subite, dai protagonisti, i quali si trasformano in sensibili specchi su cui si riflettono tutte le paure e gli orrori del mondo che li circonda, tanto da venire quasi feriti da ciò che odono, vedono, toccano. Ad esaltare idealmente questo aspetto è senzaltro lampio uso dellio narrante, che è da considerare una scelta formale di genere, se pensiamo che lopera narrativa di maestri quali Lovecraft, e soprattutto Poe, è in gran parte impostata su questo espediente letterario. Anche per quanto riguarda lambientazione delle storie ritroviamo tutti gli ingredienti tipici del genere. Non mancano botole nascoste, segreti cunicoli in antiche dimore, chiesette abbandonate, paesetti sperduti, boschi solitari; tutti elementi, cioè, che concorrono alla creazione di un universo a parte, la cui geografia risponde solo a generici indizi espressi al più dalla presenza di punti cardinali. Non si tratta, però, di una vera e propria altra dimensione, ma di un fantastico "altrove" che si dirama da qualche parte accanto alla "nostra" realtà, la cui porta comunicante non va cercata in uno strambo salto spazio-temporale, ma è costituita dalla lettura stessa la cui chiave è limmaginazione del lettore che di volta in volta vi passa attraverso. Il grandangolo su questo mondo coglie a volte particolari raccapriccianti, atmosfere cupe e nostalgiche in cui il giorno non ha motivo di esistere: le uniche cose che hanno luce sono languide fosforescenze, presenze baluginanti, tenui bagliori. Le tenebre, infatti, sia quelle della notte, sia quelle che si accalcano nei recessi di qualche segreta, non lasciano scampo e rappresentano un vero e proprio leitmotiv comune a tutti i racconti, interpretate come un personaggio maligno per definizione, in cui tutto ciò che è male trova il suo naturale rifugio. Dal punto di vista strutturale le storie sono costruite come tante frecce, la cui chiara direzione, attraverso un continuo crescendo e incalzare di immagini, porta alla sequenza finale, allultima riga, che spesso ricorda, per lincompiutezza chiaroscurale che rappresenta, leffetto filmico della dissolvenza. Il grigiore che si accalca nelle ultime battute, pertanto, è lo stesso che serpeggia tra i rovi di unantica magione abbandonata, che si genera dal fosco connubio tra notte e nuvole. Il gotico di questi racconti si fregia spesso di elementi onirici che però, raggiunta la ridondanza stilistica, non bastano a se stessi ed esplodono in pagine dominate da sequenze di lotta tutta fisica, per le quali i modelli più diretti vanno individuati, secondo me, in analoghe scene di certo cinema dazione. A fare da contraltare a questo susseguirsi di momenti introspettivi che preludono a tremende battaglie è un altro tema ricorrente dellimmaginario orrorifico, cioè lo scontro, stavolta tutto cerebrale, che sinnesca nelle menti dei protagonisti tra razionalità e follia. In certi frangenti (a volte anche molto ampi, come lintero racconto "Linseguitore") il Nostro si lascia andare, con risultati convincenti, ad una prosa lirica in cui unesuberante fantasia unita ad una ricca dialettica, superando i confini della narrazione, trova il suo sfogo naturale. Poiché, come si è cercato di evidenziare, essi traggono origine e si sviluppano allinterno di un determinato genere letterario, questi racconti hanno bisogno di un lettore accorto per essere apprezzati fino in fondo, che sappia interpretare bene il suo ruolo; non il lettore smaliziato dellultima generazione "horror", solitamente assuefatto ad ogni sorta di orripilante gratuito e scontato. A chi legge questo libro, infatti, non è mai concesso un banalizzante dato di fatto, la percezione netta di nitidi contorni e suoni che tutto toglierebbe alla fantasia, ma è dato invece, con sapienza narrativa, di assaporare il gusto dellimpercettibile, che stimola ad una lettura appassionata e attenta. In conclusione si può affermare che queste sono storie "da leggersi allimbrunire", come suggerisce il titolo di un noto racconto "nero" di Dickens. Francesco Fiorucci
| Racconti gotici di Federico Meccoli |