L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 22 - 16 novembre 2003

SIGILLO

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Il 4 novembre 1918

 

di Giuseppe Pellegrini

Per la firma dell’armistizio e la fine della prima guerra mondiale, che tanti lutti e tanti sacrifici costò agli Italiani, furono suonate a festa tutte le campane di Sigillo, in modo particolare quelle della Chiesa di S. Andrea. Queste campane furono adornate col tricolore e suonarono quasi ininterrottamente tutto il giorno, tanta era la gioia e la commozione nella popolazione, allo sciogliersi delle campane, che annunciavano la fine della guerra, fu tanta l’esultanza dei sigillani che, i piccoli ed i ragazzi misero a ruzzolarsi per le vie, inebriati da tanta festa popolare.

I problemi che le nazioni sconfitte dovevano affrontare erano enormi; combattere le forze della rivoluzione a sinistra ed il militarismo a destra, rivitalizzare l’economia distrutta, tenere alto il morale della nazione bollata dal marchio della sconfitta e schiacciata dal peso sempre più oneroso della "colpa della guerra", che si traduceva nel desiderio di recuperare territori e sicurezze perduti all’ultimo momento e nella ricerca di capri espiatori.

Ma anche per le potenze vittoriose gli impegni della pace erano gravosi. Uno di questi consisteva nel mantenere la promessa di una vita migliore fatta ai soldati, ai marinai e agli aviatori che tornavano dai campi di battaglia.

Per vincitori e vinti non c’era miglioramento di condizione sociale o clinica che potesse alleviare i dolori e le privazioni della guerra, se non in parte e solo per alcuni. "Non so se sono contento o triste d’essere vivo" scrisse il generale Fryberg ad un amico in Inghilterra il 18 novembre, mentre, in marcia con i suoi uomini verso la frontiera tedesca, attraversava il Belgio "so solo che non è colpa mia se sono vivo".

Erano stati anni di passione, di bruciante e fredda disperazione e di rabbia crescente per i giovani che si recavano al fronte e d’infinite pene per i vecchi ed i fanciulli, mentre tutti si chiedevano "Perché". Perché gli uomini non si erano fermati a discutere. Nemici impazziti trafiggevano popoli con una cecità animalesca, mentre l’altruismo aveva un sapore d’ignoto.

Ora il 4 novembre, se non cade di domenica non è più "festa nazionale", perché una nazione deve dimenticare il proprio passato, Perché? Sigillo ha pagato, in termini di vite umane, "trentasei caduti in guerra", i nomi dei caduti sono impressi sulla facciata del Palazzo del Comune e lungo il Viale della Rimembranza, in un monumento eseguito dal gualdese prof. Siro Storelli, che, non avendo potuto portare a compimento l’opera, fu sostituito dal sigillano prof. Tullio Damiani.

 

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