L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 22 - 16 novembre 2003

FOSSATO DI VICO

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Il suo amore per il Brasile

La sua giovinezza sacerdotale, Don Angelo, l’ha trascorsa tra le popolazioni dell’Amazzonia e quest’estate, a quattordici anni di distanza, ha deciso di tornare a percorrere più di 23.000 km, per far visita ai suoi amici ed ex parrocchiani. In questo lungo viaggio, dal 16 agosto al 15 settembre, è stato accompagnato dall’amico e membro del consiglio parrocchiale, Sebastiano Fabrizi. Abbiamo incontrato e chiesto a Don Angelo, di raccontarci la sua esperienza.

Cosa l’ha spinto a tornare in Brasile?

"Da molto tempo, meditavo di poter tornare in quella bellissima e martoriata terra. I brasiliani, come tutti i latini americani, sono un popolo calorosissimo, è qualcosa che ti entra nel cuore, che in certo qual modo ti rapisce. La grande fede, l’entusiasmo e l’aiuto reciproco, sono qualcosa che non si può scordare, del resto una città, con oltre un milione d’abitanti e un solo sacerdote non può che essere altrimenti."

E’ bello vedere nei suoi occhi quest’entusiasmo che le anima i ricordi, ma se mi permette, vorrei capire che cosa possa spingere un sacerdote ad abbandonare la sua terra, le sue certezze, per aiutare qualcuno dall’altra parte del mondo.

"L’amore di Dio è grande. E’ difficoltoso, a volte, riuscire a capire qual è la tua strada, ma se ci riesci, e ciò accade, perché non sei solo, allora la forza che è in te è immensa."

Quanti anni ha trascorso in Amazzonia?

"Dal 1957 al 1968, poco più che trentenne allora, sono stato a Campinos do Sul, la parte più ricca dell’Amazzonia, dal 1969 al 1974, ho svolto il ministero sacerdotale a Roraima, poi sono tornato in Italia fino al 1983, quando sono partito nuovamente per Rio de Janeiro fino al 1989."

Ci racconti le emozioni di questo viaggio.

"La prima tappa è stata Rio de Janeiro, nel quartiere Ingegno Nuovo, di cui fa parte la parrocchia della Madonna Immacolata, in cui ho svolto il servizio missionario per ben 5 anni. Qui ho celebrato la S. Messa in lingua portoghese, è stato il primo test-ricordo della lingua, ma soprattutto una grand’emozione; ho visto molti volti amici, persone con le quali ho vissuto la miseria e la speranza di un cambiamento. Il lunedì seguente, dopo un breve riposo, sono ripartito, in compagnia di Sebastiano, alla volta di Teresina, capitale dello stato Piaui, dove ad attenderci c’era il Vescovo della diocesi di Campo Maior, mons. Edoardo, il quale ci ha accompagnato alla sede vescovile, 80 km di viaggio in camionetta, dove siamo rimasti fino a venerdì. Abbiamo avuto la possibilità di visitare gli asili, i giardini d’infanzia e i collegi, gestiti dalla diocesi, l’incontro con i bambini e i ragazzi, ci ha fatto costatare come l’assistenza spirituale, materiale, quindi gli aiuti finanziari che la diocesi riceve, anche da Fossato di Vico, sono bene applicati. Mi preme dire che la mia parrocchia ha adottato, a distanza, un intero giardino d’infanzia, questo perché, la gente si sposta molto, ed è inutile rivolgere il proprio aiuto ad un singolo bambino, con l’intento di vederlo crescere e studiare, ma così si ha la certezza che diversi bambini possano usufruire dell’assistenza diurna. Inoltre, non voglio tacere la costruzione di un centro di riabilitazione, per malati di lebbra, che porta il nome del missionario Don Mario Giovagnoli, di Purello. Tralasciavo di dire, che a Campo Maior abbiamo incontrato Padre Josè Araugjo Neves.

La mattina del venerdì 22 agosto, il vescovo, Sebastiano ed io, ci siamo recati a visitare il Seminario di Campo Maior, dove abbiamo incontrato 20 allievi della diocesi, che vi frequentano corsi di filosofia e di teologia; nel pomeriggio siamo partiti alla volta di Brasilia, ospiti delle suore del Bambin Gesù, le quali dirigono, una casa religiosa di formazione di studio pastorale. C’è stato possibile costatare e apprezzare il lavoro che le suore novizie stanno svolgendo in Brasilia e città limitrofe, in favore delle famiglie e dei bambini abbandonati. Il lunedì seguente siamo partiti per la capitale dello stato Rio Grande do Sul, Porto Allegre, cittadina con oltre un milione di abitanti, e lì siamo stati ospitati dalla famiglia di Agostino Giacobini, emigrante italiano. Il 27 agosto, abbiamo raggiunto in pullman, Campinos do Sul, parrocchia nella quale ho esercitato il ministero sacerdotale dal 1957 al 1968; è una città che mi è rimasta nel cuore, forse più delle altre, non solo perché vi ho trascorso maggior tempo, ma perché, è fra questa gente che si respira un’aria di calore umano e fede, oserei dire unica al mondo. Il 6 settembre siamo ritornati a Rio, come lo chiamo affettuosamente, abbiamo visitato le favelas, ben quattro, della parrocchia Ingegno Nuovo, più che altrove si sente l’energia cristiana, basti pensare che le liturgie non durano mai meno di due ore; ci sono molti laici impegnati nei riti, catechesi famigliare, caritativa e nelle iniziative a favore dei giovani. C’è la coscienza dell’attuazione del regno di Dio."

Per avviarci alla conclusione di questa conversazione qual’è l’orma indelebile che l’ha impressionata?

"L’impressione, riconfermata da questo viaggio, è che il futuro della Chiesa stia nell’America Latina. Una fede che si vuole approfondire, una speranza che non si vuole perdere, una carità che si vuole aumentare, una povertà che non sia miseria, una vita dignitosa per tutti. Una Chiesa che sia sempre più, al servizio degli ultimi. Uno sforzo per formare uomini politici, amministratori capaci e onesti, dotati di grande coraggio per risolvere i problemi."

Come le piacerebbe terminare questa "chiacchierata" tra amici?

"La Madonna Apparesida, Patrona del Brasile, benedica e salvi il grande popolo brasiliano, l’America Latina e il mondo intero. Amen."

La cosa certa è che il Brasile è e resterà, nel cuore di Don Angelo, come un’esperienza di vita indescrivibile a parole umane, tanto da spingere chiunque lo ascolti ad accompagnarlo in uno dei suoi prossimi viaggi.

Marta Ginettelli

 

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INTERVISTA AL PARROCO DON ANGELO MORICONI

La sua vita sacerdotale in Amazzonia

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