L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 21 - 2 novembre 2003

LETTURE

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Un gran puzzone ...

Pochi giorni fa eravamo comodamente seduti sulla scalinata della Cattedrale di San Benedetto, galleria chiacchierona e ammazzatempo della Piazza Martiri di Gualdo, palcoscenico preferito di gran lunga ai comodi tavolini dei Caffè, arengo storico dove nel trecento Bonafidanza, Simon Troscio e le loro manesche colleghe Axel, Krizia e company, balestriere capifila della cricca Gualdana, elargivano generosamente monete d' oro e d'argento ai poveri di Gualdo finendo con lo scatenare risse gigantesche e sanguinose poi da loro faticosamente sedate.

Ad un certo punto un nostro amico, appassionato collezionista di cose antiche, ha mostrato al "salotto" un piccolo ritaglio di un documento in cui si leggeva chiaramente una firma "N.H. An ... De Cavallar" preceduta dalle ultime parole di uno scritto: "... irò con rigore inesorabile ... ed ... lare le Autorità Laiche. Id est. Ancona ... 1799". In alcuni punti la carta si presentava profondamente abrasa, illeggibile. Quel piccolo ritaglio, si vedeva ad occhio nudo, era autentico, originale e dove e come, il caro amico, l'avesse preso non è dato sapere. Lui l'ha definito "piccolo esproprio proletario". Chiedeva, però, spiegazioni sulla sua natura.

Quel "De Cavallar" non appariva un cognome sconosciuto e, dopo un attimo d'incertezza, siamo riusciti a metterlo a fuoco facendo un gran figurone perché, nella seconda parte della storia a fumetti di Gualdo, abbiamo riportato ampiamente quel documento e quella vicenda, regolarmente citati anche dal Guerrieri.

La firma era del Conte Nobiluomo Antonio de Cavallar e fu scritto in occasione della sua nomina a Commissario Civile Regio Imperiale di Ancona. Un messaggio estremamente minaccioso diretto alle autorità gualdesi. Questo in sintesi il contenuto: "... arrossisco di dover ricordare i doveri verso il Santuario ed i Venerabili Ministri della Chiesa Santa ... ribrezzo nel sentire che qualche ecclesiastico sia stato carcerato ... esiggo rispetto alla Chiesa, ai suoi diritti ripristinati, ai Ministri suoi risorti dall' ultima abiezione infamissima ... punirò con rigore inesorabile ed esemplare le Autorità Laiche ...".

L'anno prima Gualdo era stato sotto la Repubblica Romana proclamata dai Francesi e caduta poi ad opera degli Austriaci, appunto nel 1799. Chi era questo cosiddetto nobiluomo Antonio de Cavallar?

Era un laico catalano trapiantato a Roma, un intrigante, un poco di buono come vedremo tra poco, appartenente ad un inquietante sottobosco che, nel '700 e nella prima metà dell' 800, vivacchiava fuori dalle righe nell'ambito della Chiesa Romana e che lo stesso Vaticano cercava in tutti i modi di combattere ed eliminare ma che, ogni tanto, godendo di appoggi tutt'altro che trasparenti, qualcuno di questi avventurieri riusciva a ricoprire cariche ufficiali di una certa importanza, come in questo caso. Fenomeno non nuovo anche ai giorni nostri.

Gioacchino Belli, il cantore romano, in una lettera diretta alla marchesa Roberti e datata 15 luglio 1820, parla di questo "signore" in termini esaustivi ed estremamente decisi: "Era un gran puzzone ... Fece ammazzare un uomo che aveva costretto alla prostituzione sua figlia di anni 18 e poi la fece sua concubina e la sfruttò ... (cioè continuò a farla prostituire ...) sinché dopo un anno (la povera ragazza ...) morì di mal sottile ... (tubercolosi ...) ... il fratello di questa fanciulla lo insultò sulla pubblica strada chiamandolo a gran voce puzzone, puzzone ... lui lo fece imprigionare ma poi lo perdonò al fine di mostrare a tutti la sua magnanimità ma il ragazzo tornò coraggiosamente ad insultarlo ..."

Non conosciamo la fine di quel ragazzo ma la storia fu ripresa, dopo quasi cento anni (1903), da Alberto Salustri, in arte Trilussa, cultore e ammiratore del Belli, in maniera dissacrante, come suo costume. Infatti, in un suo sonetto della raccolta "Er serrajo", racconta che un topo, passando davanti ad un gatto, lo salutò dicendogli: "Addio puzzone!". Il gatto si offese e gli propose un duello. "No - jarispose er sorcetto - ppe' principio ... doppo che massacrasti, Dio sa come, mi padre e mi sorella che come sorca s'era fatta un nome ... anche se me taji a pezzettini, tu sarai sempre una gran puzzone!".

Luigi Gaudenzi

 

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