8 ore e mezza a scuola: forse troppe! |
22 Settembre 2003: mio figlio tornando da scuola mi dice: "mamma, devi firmare un avviso. E importante". "Va bene", dico io, tranquillamente ignara di ciò cui vado incontro. Sul diario cera scritto: quando non cè il rientro lorario della scuola è 8:15-13:15, quando cè il rientro 8:15-16:45. Il rientro si effettua nei giorni di Lunedì e Giovedì. Mi stropiccio gli occhi: forse ho letto male, e rileggo. No, non ho proprio sbagliato: il 22 settembre, 12 giorni dopo linizio della scuola apprendo che mio figlio non farà più tre rientri settimanali con il sabato libero, ma due, senza sabato naturalmente. Il primo pensiero che mi balza alla mente è come mai noi genitori non siamo stati avvertiti con un adeguato anticipo. Lorario con i tre rientri era ormai consolidato da sei anni, e per ottenere un tale cambiamento di orario avevamo fatto numerose riunioni con lallora dirigente scolastica. Avevamo valutato le esigenze delle famiglie e della scuola, e si era presa questa decisione in collegialità assoluta. 22 settembre 2003 - Ore 17:30: Nei locali della scuola elementare di San Pellegrino si è svolta una riunione, alla presenza della dirigente scolastica, delle insegnanti di plesso e dei genitori. Ordine del giorno: il nuovo orario scolastico. Con grande noncuranza verso noi genitori ci è stato proposto-imposto lorario, senza possibilità di repliche o discussioni. Veniamo anche accusati di aver formato dei capannelli davanti alla scuola, di aver discusso senza aver avvertito o chiesto il parere degli insegnanti, e di esserci rivolti direttamente al capo distituto o allassessorato del comune e ci è stato risposto che si sapeva del nuovo orario due giorni prima dellinizio delle lezioni. Premetto che non sono uno di quei genitori che tempesta di telefonate le segreterie della scuola, né assilla le insegnanti davanti al portone dingresso. Mai mi sarebbe venuto in mente di immaginare un tale cambiamento di orario, che non è poi un semplice cambiamento, ma un vero stravolgimento. Molti genitori hanno dovuto cambiare il proprio turno di lavoro per gestire la situazione, altri stravolgere la vita familiare. Forse avrei dovuto telefonare in anticipo alla scuola ed assicurarmi personalmente. Perché si sa, in Italia la scuola funziona così: ogni anno a settembre bisogna rimboccarsi le maniche ed affrontare i cambiamenti. Non si può pensare che la scuola funzioni regolarmente, che i problemi di orario siano ormai assodati. Mi è stato risposto: sei del settore, dovresti sapere come vanno le cose. Ma proprio perché "sono del settore" rimango ogni giorno allibita dallorganizzazione delle nostre scuole ed ho alcune domande cui non è stato ancora risposto: Come mai la decisione di un tale stravolgimento non è stata partecipata, o perlomeno discussa con adeguato anticipo con i genitori? Se ci sono ragioni didattiche (maggiori compresenze in orario antimeridiano per evitare il lavoro in pluriclasse), potevano essere discusse con largo anticipo. Il problema del plesso di San Pellegrino è ormai lo stesso da anni, siamo quasi sempre stati in presenza di una pluriclasse. La validità didattica di un maggior numero di compresenze giustifica una migliore qualità dellinsegnamento? Ci si è resi conto che i bambini rimangono dentro i locali della scuola 8,5 ore nei giorni di rientro e 5 negli altri? E come se non bastasse sono "costretti" ad unora di catechismo dopo luscita pomeridiana, fino alle 18 dunque. Qualità dellinsegnamento o apprendimento basato sulle reali capacità dellallievo? A me sembra ancora una volta un semplice riempimento di vasi vuoti, una giustapposizione di informazioni e non apprendimento partecipato con il diretto interessato: il bambino. Attenzione nei confronti del bambino? Ci saranno bambini questanno che usciranno di casa alle 7:30 del mattino per rientrare la sera oltre le 18. Qualità della vita? Ci è stato più volte ribadito che un pomeriggio in meno permette al bambino di avere più tempo a casa per metabolizzare gli apprendimenti. Non si è pensato che a volte sarebbe meglio far studiare gli alunni a scuola, con momenti di riflessione individuale, senza laiuto e la presenza il più delle volte negativa, di genitori, nonni, o chi per loro, costretti a spendere interi pomeriggi a fianco del bambino per farlo studiare. Studiare insieme a scuola può avere grandi valenze educative, come leducazione allascolto, al rispetto dellaltro, al silenzio, alla piena consapevolezza dei propri limiti e delle proprie capacità. Come mai il consiglio di istituto ha approvato lorario, senza il parere tecnico del collegio dei docenti? Neppure in seduta straordinaria del consiglio, e dietro richiesta dei genitori al presidente di prendere in questione tale cambiamento, si è discusso del problema.
Vorrei concludere con due considerazioni: La scuola dei progetti, delle grandi idee e dei grandi sconvolgimenti, si è mai chiesta se tutto questo è adeguato all'apprendimento del bambino, ai suoi stili di vita, alletà? Si pensa sempre a grandi cose, e ci si perde in problemi pratici, come lorario scolastico, che dovrebbe essere la prima e più importante risposta della scuola. Bisognerebbe garantire prima di tutto una regolare vita familiare al bambino, con possibilità di apprendere ma anche di vivere serenamente una settimana di lavoro. Ma anche alle famiglie, agli insegnanti. Perché la scuola, invece di ostacolare, non si fa promotrice di un cambiamento sociale radicale? Il rapporto tra genitori ed operatori scolastici è sempre più compromesso. Non ci si è resi conto che solo lavorando insieme, famiglie, scuole, operatori sociali, ..., si garantisce una reale valenza educativa, e non chiudendosi ciascuno entro i propri particolarismi, le proprie esigenze. Garantire un "ambiente" educativo è forse unutopia, non siamo culturalmente preparati, forse perché questa è lItalia?
Sandra Costantini | |