L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 20 - 19 ottobre 2003

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Da San Francesco a Sant'Ubaldo, ma chi era costui?

 

di Carlo Catanossi

Leggere i giornali gratuiti è oggi di moda e la voglia ti aumenta se il titolo richiama la Consolare su cui si è costruita la storia della nostra città. Non si può fare a meno, tuttavia, di saltare sulla seggiola vedendo il grande titolo di apertura sul movimento che sarebbe in atto nelle diocesi umbre. Nell’arco di un anno ben quattro vescovi dell’Umbria raggiungeranno l’età prevista per il "pensionamento" e sono riprese, alla grande, le voci sulle ristrutturazioni delle circoscrizioni ecclesiastiche della Regione.

In effetti quale momento si potrebbe rivelare migliore di questo per mettere le mani sulla vicenda e ridisegnare i confini senza ripercussioni "personali" e senza troppo clamore? Il tentativo, in realtà, non è nuovo e non riguarda solo l’Umbria. Già oltre venti anni fa ci furono le prime avvisaglie di profonde ristrutturazioni e la nostra antica diocesi di Nocera e Gualdo pagò forse il prezzo più grosso per l’Umbria: privata della sua parte marchigiana (nei comuni di Fabriano, Sassoferrato, Sefro, Pergola, Chiaravalle del Chienti c’era una buona metà della sua consistenza), perse l’autonomia e fu aggregata ad Assisi (dal titolo altisonante ma dalla esigua consistenza) con una unione che si è rivelata nel tempo interessante, razionale e, tutto sommato, portatrice di quelle diversità che fanno la positività di un incontro.

Non per tutti andò così: Gubbio, in particolare, dopo una prima esperienza di unione con Città di Castello riottenne la sede diocesana con tanto di porzione di territorio marchigiano. Oggi si pone di nuovo il problema perché Mons. Bottaccioli, vescovo di Gubbio, è tra quelli che lasceranno presto l’incarico ed oggi quella eugubina sarebbe la sede più "debole". Orbene veniamo al salto sulla seggiola: si mormora che il problema eugubino si risolverebbe con l’inglobamento di Gualdo Tadino e di altri comuni della fascia appenninica così da raggiungere un numero minimo di sessantamila abitanti e consentire la sopravvivenza della diocesi senza correre il rischio di un nuovo accorpamento con Città di Castello. E’ facile vedere che la storia si ripete e, per certi aspetti, corre parallelamente a vicende civili di scottante attualità.

Senza entrare nel merito e lasciando ad altri l’eventuale difesa di posizioni in ambienti opportuni è molto preoccupante lo stile con cui vengono affrontati certi argomenti. Si diceva di un articolo di giornale: ebbene in esso si tratta l’argomento solo considerando l’obiettivo di mantenere la diocesi eugubina, ma senza porsi minimamente il problema di sentire cosa pensano coloro che dovrebbero essere incorporati. Si mettono in campo motivazioni campanilistiche e si fanno scendere in campo personaggi cittadini (tra cui il sindaco: ma chissà se è informato), si riesuma quello stile tutto tipico del comune a noi prossimo per cui anche il cronista che scrive sul giornale gratuito si sente in dovere di partecipare al nuovo "mercato delle vacche". Ma si può veramente ragionare in questo modo e si può intavolare un dialogo con chi usa questi metodi ad ogni piè sospinto?

Fermo restando che le decisioni di Roma su tali questioni non si discutono (e questo non vuol assolutamente dire che ciò che fanno va sempre bene o che non fanno errori, ma solo che in Curia fanno ciò che vogliono) forse è il caso di ricordare che comunque oggi siamo parte della diocesi di San Francesco, domani potremmo esserlo di quella di Sant’Ubaldo. Ma, con tutto il rispetto possibile, si pone la domanda: Sant’Ubaldo, come Carneade, chi era costui?

 

A proposito delle diocesi dell'Umbria

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