L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 20 - 19 ottobre 2003

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Gualdesi: identità in estinzione

In più occasioni questo giornale si è interessato dei flussi demografici su un territorio particolarmente permeabile come quello gualdese, da sempre motivo di transito per le vie di comunicazione che lo attraversano e di attrazione per la vivacità dell'economia che lo caratterizza; motivazioni che hanno compensato negli anni i grandi flussi migratori, specialmente verso l'estero, iniziati alla fine dell'800, ed i più recentementi saldi demografici negativi.

L'entità del fenomeno, che è sempre sfuggita alla cruda realtà dei numeri, è diventata parte di una normalità alla quale il nostro vivere quotidiano si è ormai assuefatto tanto più che, specialmente negli ultimi decenni, con la fine della civiltà patriarcale, la mobilità degli individui sul territorio è diventata un fenomeno generalizzato. E questo spiega la perdita di interesse per i valori cui era tradizionalmente ancorata la gualdesità, che si cerca di coltivare invano perché "non si può programmare il nostro avvenire se non si conosce il nostro passato", come si sente ripetere spesso.

Ma quale passato? Dei 15.000 cittadini attuali quanti sono quelli che si rifanno ai valori ed alle tradizioni della storica entità cittadina? Dai dati anagrafici risulta inequivocabilmente che l'entità Gualdo Tadino non esiste più: infatti, solo nei 27 anni dal 1974 al 2000, Gualdo Tadino ha registrato l'arrivo di ben 8.543 immigrati (parte dai comuni limitrofi, parte da altre regioni, parte dall'estero); se si aggiungono quelli del ventennio precedente al 1974, caratterizzati dai grandi flussi determinati dalla fine della mezzadria, e quelli dopo il 2000 con l'arrivo considerevole degli extracomunitari, nella cifra fatidica dei 15.000 abitanti dell'ultimo censimento, di gualdesi autoctoni se ne annoverano ben pochi, forse meno di quelli che sono sparsi nel mondo, esportando ovunque l'intelligenza, la laboriosità e la genialità prerogativa della nostra gente, ma che ovunque siano non sono più parte della nostra entità.

È una amara constatazione con la quale bisogna fare i conti: la nostra storia, i nostri sentimenti, le nostre tradizioni sono diventate patrimonio di pochi e l'integrazione, di cui forse non si è mai parlato abbastanza, a nostra insaputa ha di fatto azzerato un passato millenario: per evitare che se ne perda anche la memoria storica non resta che affidarsi ai libri di storia ed alle scuole dalle quali è auspicabile, che le Istituzioni locali esigano e favoriscano in avvenire una maggiore attenzione per la storia locale.

Valerio Anderlini

 

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