L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 19 - 5 ottobre 2003

SIGILLO

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Geologia dei vini italiani

E’ uscito in questi giorni il secondo volume di una serie di tre destinati ad illustrare i rapporti fra la geologia e i vini in un paese fra i maggiori (se non il maggiore) produttore di vino al mondo, e dove la qualità e la varietà dei prodotti è straordinaria. Si tratta di divulgazione scientifica di livello medio-alto, non di ricerca scientifica né di guida eno-gastronomica.

La viticoltura italiana ha origini antichissime ed è continuata dall’antichità più remota attraverso i secoli, risentendo delle vicissitudini legate alla complessa storia italiana; dalle colonie della Magna Grecia agli Etruschi, dai Fenici ai Romani. Dopo la caduta dell’impero romano, le invasioni barbariche, le incursioni dei saraceni, la sopravvivenza della viticoltura è legata alla chiesa cattolica e ai monasteri; infatti, la messa-cerimonia fondamentale del culto richiede vino d’uva e i monaci erano tenuti a coltivare i vigneti intorno ai monasteri assicurando la propagazione della vite, una pianta di non lunga durata (pochi decenni),

La "vitis vinifera" è una pianta sarmentosa che non si regge da sola, ma richiede tutori vivi (alberate) o artificiali (filari, pergolati, ecc) salvo che non siano tenute molto basse, ad alberello, tutte colture di grande impatto paesaggistico. Dei molti fattori che influenzano la qualità del vino, a prescindere dai procedimenti di vinificazione che hanno fatto enormi progressi negli ultimi anni, sono interessanti, per il geologo, soprattutto la natura del substrato roccioso e la sua alterazione superficiale, i suoli, la morfologia del terreno, il clima. La vite, che ha radici lunghissime, grande tolleranza per la composizione chimica dei terreni e scarse esigenze idriche, si adatta ad una grande varietà di situazioni purché i terreni siano ben drenati.. La viticoltura, in forte declino fino a circa dieci anni fa per il crescente costo della manodopera, è ora in forte rilancio e si moltiplicano le denominazioni d’origine controllata (Doc e Docg).

Nel libro "I vini d’Italia", giudicati da Paolo III e dal suo bottigliere Sante Lancerio, manoscritto della biblioteca di Ferrara per la prima volta pubblicato da Giuseppe Ferrario-Bastogi editore-Livorno 1890, a pagina 32, parlando del viaggio del Papa in Umbria e nelle Marche, si dà il giudizio sui vini assaggiati nei vari luoghi.

Parlando della nostra terra dice. "Sigillo fa buon vinetto". Paolo III Farnese fu Papa dal 1534 al 1549. Sante Lancerio era il suo bottigliere, coppiere, cantiniere, perché gli versava il vino.

Può destare curiosità sapere quali giudizi fossero stati espressi dei vini d’altri luoghi a noi vicini. Ecco, sempre a pagine 32, troviamo: Sassoferrato, qui vicino, ha molto grasso e tristo vino; Nocera non fa buoni vini; Casacastalda fa pocho e tristo vino; Perugia non fa buon vino, è grasso, molle, agrestino; Gualdo fa buon vinetto e qui si fa zaffarano assai. Crediamo che dovunque, oggi, si faccia vino migliore; ma tale è stato il giudizio di allora, e pensiamo che se ne intendessero!

Chi è interessato ai libri: Geologia dei vini italiani, può rivolgersi alla Be-Ma editrice. www.bema.it link guide geologiche.

 

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