L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 19 - 5 ottobre 2003

NOCERA UMBRA

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito

Se non c'è acqua non c'è vita

La scienza e la storia ci dimostrano come l’acqua sia stata fondamentale per le origini della vita di qualsiasi essere vivente: il legame tra vita ed acqua rileva le sue origini nella vita stessa.

E naturalmente tuttora l’acqua rappresenta la base della vita: ogni essere vivente è costituito da ingenti quantità di essa (l’uomo ha mediamente il 70% della sua massa composto d’acqua!). Ora questa preziosissima combinazione di atomi di idrogeno e di ossigeno rischia di essere regolata da logiche che ha volte si rivelano spietate e ingiuste: il mercato e tutte le sue leggi.

L’art. 35 dell’ultima finanziaria impone la cessione del 49% delle azioni dell’ente gestore delle acque: il risultato sarà quasi sicuramente un cambiamento radicale nelle politiche di gestione e di sviluppo dell’ente stesso. Questo cambiamento sarà tanto semplice quanto grave: anche l’acqua, patrimonio dell’umanità e della salute collettiva, diventerà un "merce", la cui diffusione è finalizzata al profitto che se ne può trarre.

Molte Regioni (destra e sinistra che sia) hanno comunque presentato un ricorso presso la Corte Costituzionale: il titolo quinto della costituzione sottolinea infatti come la gestione delle risorse idriche pubbliche sia in mano agli enti locali; in tal senso la decisione della finanziaria 2001 non è applicabile. Ma cosa può succedere se tra qualche anno i nostri acquedotti passano nelle mani dei privati? Vi sarà sicuramente un lieve aumento delle tariffe: provate ad andare ora in autostrada e fate un confronto fra prima e dopo la privatizzazione, ora i pedaggi hanno prezzi veramente salati. Inoltre la gestione dell’acqua dovrebbe avere il cittadino al centro del processo decisionale. Seguendo invece logiche private il fine principale della gestione ed erogazione sarà senza dubbio il conseguimento di una determinata quota di utili, elemento che mal si accompagna ad un servizio che per sua natura è destinato a chiunque ne abbia bisogno, cioè tutti .

Il problema è dunque grande, e la malinformazione dei cittadini, accompagnata con l’ipocrisia di gran parte della classe politica, riescono a soffocare un dibattito di vitale importanza per il nostro paese. Il punto centrale è comunque questo: la manovra della privatizzazione dell’acqua è una manovra che va di pari passo con i bisogni dei cittadini? Una cosa è certa: esiste sicuramente un trade-off tra bene comune ed efficienza, e privatizzando un bene così essenziale come l’acqua non si farà nient’altro che un passo falso nei confronti delle primarie necessità di ogni singolo cittadino. Ricordiamoci che, ad esempio, senza elettricità si può vivere (l’ambito dell’approvigionamento delle energie è sicuramente compatibile con una privatizzazione), senza acqua no.

Gianni Lispi

 

12noceraumbra.jpg (10036 byte)

Perché privatizzare i servizi idrici sarebbe uno sbaglio

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito