L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 19 - 5 ottobre 2003

PERSONAGGI

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Elogio dei perdenti

 

di Marcello Paci

Da ragazzi quando si studiava l'Iliade, c'era chi si sentiva dalla parte di Achille e chi dalla parte di Ettore; io amavo Ettore ed ho continuato ad amarlo negli anni successivi della mia vita, ritrovandolo in tante persone conosciute, ed in me stesso, sovente indegno di tanta grandezza.

Marco Mazieri è un chirurgo perugino, l'ho conosciuto più di 10 anni fa, quando frequentavo la clinica del prof. Moggi: stava terminando gli studi di specializzazione. Era giovane, alto, di carnagione e capelli rossicci, con un portamento lievemente curvo in avanti che rendevano dolce e inoffensivo il suo modo di porgersi, tollerabile a noi folignati il suo orribile dialetto perugino. L'ambiente gli voleva bene e lo stimava, per la preparazione e lo scrupolo del lavoro, ma si capiva che l'origine familiare ed il carattere non lo avrebbero aiutato a conquistare lì un posto di lavoro.

L'anno successivo lo ritrovai nel nostro ospedale, per una sostituzione estiva al pronto soccorso. Nelle ore libere veniva in sala operatoria e in corsia, ed era un piacere vedere l'amore con cui svolgeva il suo lavoro volontario. Finì il suo incarico e trovò un impiego stabile a Sondalo, in provincia di Sondrio, a due passi dal confine. Il saluto fu una stretta di mano senza parole: lui capì che avrei fatto di tutto per riportarlo a casa, io capii che doveva partire perché gli stava per nascere un figlio, per i genitori che avevano bisogno di un suo sostegno economico.

Da allora si fa sentire due o tre volte l'anno, o per telefono o con una visita si informa con pudore se c'è qualche possibilità di rientrare, e si congeda lievemente più curvo per la nuova delusione. Sono stati assunti tanti medici, altri sono stati trasferiti da altri ospedali, ma per Marco Mazieri il mio impegno di anni, è stato come il duello di Ettore con Achille: onorevole ma perdente.

Lo scorso anno gli ho consigliato di cambiare sponsor, di muoversi nell'ambiente perugino della politica e della sanità. E lì "dove si puote ciò che si vuole" ha avuto, finalmente, promesse e assicurazioni concrete. Mi ha comunicato la cosa con timidezza, perché la destinazione non sarebbe stata il nostro ospedale, e si è dichiarato pronto a rinunciarci, perché quella volta, con quella stretta di mano, la promessa era di lavorare a Gualdo Tadino. Brutalmente l'ho richiamato alla realtà, e siamo rimasti in attesa degli sviluppi della cosa.

Dalla sua casa all'Ospedale di Sondalo deve fare un tratto di strada provinciale con numerose gallerie, l'ha percorsa migliaia di volte. L'altro giorno uno dei tanti Achille che dominano la nostra società, di quelli che hanno "due cosi così tra le gambe", ha invaso la sua corsia dentro la galleria, e per Marco nella sua Panda non c'è stato scampo. Non è tornato a casa, non è tornato a lavorare nel nostro ospedale, Lui, Ettore dei nostri, eroe, forse, non tanto perdente.

 

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