L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 19 - 5 ottobre 2003

PERSONAGGI

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Figure d'altri tempi: don Peppe Fazi

04donpeppe.jpg (6015 byte)Visse a cavallo fra i due secoli scorsi; nato il 26 agosto 1858, morì in sala operatoria del nostro ospedale il 26 marzo 1928 per una complicanza durante un intervento di erniectomia. Come nipote avrei preferito che altri avessero ricordato la sua vita e la sua figura, la sua dedizione alla Chiesa e alla società; lo farò quindi avvalendomi dell’autorevole e autentica testimonianza del Dott. Angelo Lucarelli, figlio del compianto e mitico Nicola, per tanti anni anima e colonna della cattedrale di San Benedetto e non dimenticato attore della filodrammatica gualdese..

In particolare il Dott. Angelo Lucarelli mi ha stimolato con il suo interessante articolo comparso sul n. 6 - 2003- de L’ECO del Serrasanta in cui ha illustrato le opere dei due pittori - Ulisse e Giuseppe Ribustini - artefici tra l’altro dell’abbellimento e arredamento pittorici della Cattedrale di San Benedetto.

Di fatti nella vasta parete interna, sopra al portale centrale della cattedrale, i due artisti hanno creato un simpatico affresco allegorico che rappresenta l’offerta della Chiesa gualdese all’Eterno Padre da parte del vescovo diocesano e, tra i vari figuranti spicca Don Giuseppe Fazi, ricordo indelebile del nostro zio, vanto e decoro della vasta famiglia Fazi.

Nominato sacerdote il 24 marzo 1883, e confortato da numerosi attestati di preparazione teologica morale e dogmatica, partecipò a numerosi concorsi nell’ambito delle parrocchie diocesane ottenendo il riconoscimento di canonico onorario della cattedrale di San Benedetto. Fino all’agosto del 1903 fu parroco di San Donato, dal 30 agosto 1903 a luglio 1926 fu canonico e pievano della parrocchia di San Facondino di Sassoferrato e, successivamente fino al decesso, della parrocchia di Rigali.

Quale attivo protagonista della vita religiosa di Gualdo Tadino e dintorni, fu stimato, primo e fattivo collaboratore di Monsignor Roberto Calai, tanto che a ragione fu considerato tra i principali fondatori dell' Istituto Salesiano. In veste di attivo collaboratore fu anche vicino a Monsignor Antonio Ribacchi, arcidiacono della cattedrale di San Benedetto.

Dopo questo curriculum breve e sintetico per ovvie ragioni di spazio, restituisco la penna al carissimo amico Dott. Angelo Lucarelli, che dopo un recente incontro, in occasione di una mostra fotografica e rievocativa, fra l’altro mi ha così scritto:

"Sai bene che io sono nato e vissuto in mezzo ai preti e ricordo bene (avevo 6 anni quando morì) avvalorato dai ricordi tramandatimi da mio padre, la figura simpatica di tuo zio, fisicamente non molto dotata, dall’aspetto apparentemente severo. Era di una simpatia straordinaria, burlone, sempre pronto alle battute, amico di tutti, con un cuore grandissimo sempre portato alla beneficenza. Fu protagonista della vita religiosa di Gualdo e dintorni. Tutti i giorni, o quasi, faceva la sua scappatine a Gualdo, andata e ritorno a piedi. Tra i tanti aneddoti che parlavano di Don Peppe, permettimi di ricordartene due (forse li conoscerai!). Se ne parlava molto fino al mio addio a Gualdo, ricordando sempre il Suo temperamento bonario, scherzoso, ma positivamente ingenuo. Ed eccoti il primo: Si stava snodando la Processione del "Corpus Domini" a Rigali e tra il pubblico che contornava la strada c’era un bambino che piangeva dirottamente. Don Giuseppe gli si avvicinò, accostandogli l’Ostensorio con in SS Sacramento e con la consueta innocente ingenuità l’avvertì; - Se non t’azzitti ... ti faccio mangiare dal Bobo! - Che tempi e che figure!!!"

In altra circostanza, recandosi a Foligno per far visita a un confratello, volle portargli in omaggio due polli. In quel periodo all’ingresso della città era collocato l’ufficio del Dazio e chi entrava con qualche derrata era costretto a pagare una tassa.

Don Giuseppe era accompagnato da un sacerdote suo amico, piccolo, grassoccio, molto timido, ma mite e pio, Don Carlo Carnevali, parroco di Grello. Scesi dal treno, prima di giungere alle così dette Colonne di Porta Romana, ove si trovava l'ufficio, Don Giuseppe fece nascondere i due animali sotto la veste talare di Don Carlo (quella volta si riconoscevano bene ... i preti), invisibili ma sorretti dalle mani del sacerdote attraverso le due tasche laterali. Arrivati alla porta, alla domanda - Reverendi, avete nulla da sdaziare??? - Don Giuseppe, molto spiritosamente e deciso, accarezzando una spalla del confratello: - Sdaziatemi sto’ pollo (non disse bugie ...); una risata generale e molto rispettosamente i due sacerdoti entrarono in Foligno.

Di altri episodi e scene buffe ci sarebbe materia per un altro articolo. Gli anziani di Rigali, tanto per citarne alcuni, raccontano ancora di Don Peppe intento a conteggiare le paghette settimanali dei vari chierichetti della parrocchia o che, armato di "bastone", metteva in corretta riga le lavandaie al pubblico e vasto lavatoio.

Infine, altro aneddoto: a Sassoferrato, nella casa aperta a tutti, avrebbe avuto qualche piccolo problema per eccesso di ... generosità."

Sono i ricordi di un prete vissuto un secolo fa.

Angelo Fazi

 

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