L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 19 - 5 ottobre 2003

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Giochi de le Porte: fra il black out e la pioggia

nuova vittoria di Porta San Donato

01giochi03a.jpg (15651 byte)Doveva essere una edizione speciale questa XXV dei Giochi e, tutto sommato, lo è stato anche se tutti avrebbero voluto che la specialità non fosse in negativo; invece, anche se alla storia passeranno vincitori che hanno festeggiato il tradizionale rogo della Bastola, i motivi di rimpianto accumulati nella giornata di domenica sono molti, specialmente dopo l'ottimo avvio che aveva registrato l'organizzazione nelle prime due giornate.

Il tripudio dei vincitori

Mettere nel conto il black-out, con gli inviti delle autorità a non mettersi in viaggio, non era ovviamente nelle peggiori cose che si potessero mettere in preventivo; le incertezze atmosferiche e di altro genere che hanno dominato le prime ore della giornata, anche se in parte preventivabili erano eventi contro cui si potevano fare gli scongiuri, ma in fin dei conti, altre volte era piovuto sui giochi, che pur si erano fatti ... Che tuttavia prevalesse l'esigenza di salvaguardare i costumi, penalizzando lo spettacolo per cui i costumi stessi si preparano, non era nelle previsioni dei più; né dei forestieri che, nonostante tutto erano in tanti, né degli stessi gualdesi (abbiamo raccolto il rammarico di chi ha lavorato in fabbrica nel turno serale fin quasi a mezzanotte pur di vedere la sfilata che poi non c'è stata!).

Insomma, forse è stata affrettata la decisione di tagliare il corteo dal programma, la parte più valida, più spettacolare e più bella dei Giochi, ripiegando su una minisfilata dei giocolieri per un breve percorso che non è certo il biglietto da visita della città, affidando all'agonismo ed alle prestazioni di somari e giocolieri il compito di salvare la manifestazione.

Peccato! E speriamo che non se ne abbia a male nessuno!

 

GIOCHI DE LE PORTE 2003

FOTO

Disappunto per l'annullamento della sfilata storica della mattinata

E con Pirandello si recita "a soggetto"

E con Pirandello si recita "a soggetto"

 

Fra pioggia e black out, vince il solito San Donato, dopo un testa a testa con il ringalluzzito San Benedetto. Così così San Martino. Ancora ultimo San Facondino, che si rifà con i cortei.


E’ ancora lui: grande, muscoloso, agile, scattante nonostante la mole, impavido, coraggioso, sprezzante del rischio, impaziente di lanciarsi a velocità sul selciato viscido di pioggia, di correre nel vento inzuppato di pioggia ... E’ lui: col suo pelo lucido di striglia. E’ Pirandello: la leggenda a quattro zampe del Palio del Venticinquesimo. Esagerato? Macché: è lui la luce che illumina il giorno del grande black out. Di fronte a lui, che i pronostici davano per vincitore sin dall’anno scorso, tutto impallidisce. E diciamolo pure: sarà difficile, finché i suoi zoccoli calcheranno il selciato di corso Italia, che il Palio possa essere vinto da un’altra porta. Insomma, pirandellianamente parlando (ma stavolta di Luigi), il Palio 2003 si è rivelato un Giuoco delle parti.

C’è chi primeggia ...

La parte del trionfatore - o del leone o del somaro - l’ha recitata ancora una volta Porta San Donato. Il merito, come detto, soprattutto del suo quadrupede, capace di percorrere l’intero circuito, ancora umido della pioggia del mattino, in un notevolissimo 1’ e 56’’ che, se non è record, è uno dei tempi più notevoli degli ultimi anni. Capace di distanziare, nell’emozionante corsa a pelo, tutti i pretendenti al Palio, con l’esclusione di Rocca, la somara di San Facondino, inutilmente innamorata del suo lontano cugino - a dire delle simpatiche malelingue dei Giochi! Certo, più sofferte le prove di tiro come, del resto, anche l’anno scorso. Qui San Donato incappa prima nella "stecca" con il pur espertissimo Marco Brunetti che, tradito dall’emozione, sbaglia due bersagli fra gara e conseguente spareggio con l’esordiente gialloverde Nardi. Ma la Porta si rifà con Bianconi - vecchia conoscenza dei Giochi - che, dopo aver compiuto con olimpica calma i suoi "riti" sul palco dei tiratori, batte allo spareggio il sorprendente Cioli di San Martino.

... e chi sprofonda

Di contro, la parte dell’eterno sconfitto la recita San Facondino. Perso il primato dei palii vinti, si consola con quello meno ambito del maggior numero di ultimi posti; traguardo che il simpatico Meccoli ha tentato invano di esorcizzare. Certo, una prova fatta con onore: alla Porta gialloverde, infatti, vanno i lusinghieri apprezzamenti del pubblico e della giuria che le ha tributato la vittoria sia per il corteo dei vivandieri sia per l’applauditissimo corteo del sabato, con la spettacolare rappresentazione della visita del pontefice Nicola V, un coup de théatre davvero magistrale. Tuttavia, tramontata ormai l’epoca gloriosa dei somarai della Capezza e di Rosina, Porta San Facondino non riesce a cacciare che qualche acuto, come quello dell’anno scorso, ma senza troppa convinzione nei propri mezzi. Da qui il comprensibile nervosismo dei tiratori. Sta di fatto che, comunque, ogni anno sono i gialloverdi ad organizzare il corteo più curato e più d’effetto. Peccato che ci si metta sempre o il maltempo o il timore - giustificatissimo - degli organizzatori di sciupare i vestiti ...

Per un pelo (ma non di somaro!)

La parte del deluso la interpreta, al contrario, Porta San Benedetto. La vittoria al Convivio epulonis aveva scaldato gli animi e si sentiva quasi nell’aria il brivido della vittoria. Il gonfaloniere Paciotti - sotto sotto - ne era sicuro: il Palio del venticinquesimo sarebbe stato suo. E gli indizi c’erano tutti: Napoleone avanzava glorioso nella prima prova fino al secondo posto; l’esperto Pappafava si pappava gli avversari nel tiro alla fionda, battendo allo spareggio il giallorosso Sabatini; Pannacci strappava un prezioso terzo posto nel tiro con l’arco, tanto che, nell’ultima decisiva gara, San Benedetto si presentava appaiato a San Donato. Ma poi, ecco la ... Waterloo di Napoleone! Una delusione grande. Tanto più grande proprio perché i gialloblu ormai ci credevano ... Peccato davvero: ormai solo la schiera dei gialloblù sembra l’unica avversaria dei sandonatesi nella conquista, ormai sempre più scontata, del Palio.

"Sanza infamia e sanza lode"

La parte dell’imboscato la interpreta, infine, San Martino. Già, perché, tutto sommato, la sua è stata una prova da sottobosco, senza ombre ma senza luci e con una jella decisamente notevole: un terzo posto nella prima prova, ma solo per 30 centesimi di secondo (roba da Formula 1!); un secondo posto nel tiro con la fionda, ma solo all’ultimo piatto; un secondo posto nel tiro con l’arco, ma solo per miserabili due punti (tre centimetri). Un disastro, invece, nell’ultima. Qui, il somaro Mirtillo, decide - giustamente - di imboscarsi, magari alla ricerca di ribes e lamponi, e giunge al traguardo con un ritardo imbarazzante. Della serie: Nomina sunt consequentia rerum ...

Della serie: Lourdes, aspettaci!

Che dire nel complesso? Un’edizione speciale, certo, ma un po’ sfortunata. Sfortunata in primo luogo perché ancora una volta osteggiata dal maltempo che ha graziato, com’era del resto nelle previsioni, solamente lo svolgimento delle gare. Tuttavia, resta il rammarico per non aver visto un corteo storico che, date le condizioni del tempo favorevoli nel primo pomeriggio, forse si poteva fare. Sfortunata in secondo luogo anche per lo scarso afflusso di pubblico "forestiero", a causa dell’incredibile black out che ha paralizzato tutto il Paese e degli allarmi della Protezione Civile: sta di fatto che, mentre a Gualdo i somari correvano, ad Assisi, Bastia Umbra, Spoleto e in Valnerina ancora l’elettricità non era stata riattivata. Quindi, in fondo, ci è andata bene. Però ... chissà che non tocchi fare qualche pellegrinaggio, l’anno prossimo!

Pierluigi Gioia

 

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