L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 18 - 21 settembre 2003

FOSSATO DI VICO

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Salto di qualità per il centro storico

Grandi novità per l’Acropoli di Fossato di Vico: con l’apertura dei nuovi cantieri e la ripresa di quelli sospesi, entro l’estate del prossimo anno il centro storico cambierà volto. In pratica dopo gli interventi del terremoto dell’ottantaquattro, che hanno consentito un primo recupero generalizzato, con queste nuove opere si completerà il recupero delle strutture e delle infrastrutture pubbliche e verranno ridefinite le funzioni per il futuro. Un vero e proprio Piano di Recupero, finanziato con i fondi del terremoto, di bilancio e del Parco del Monte Cucco per un importo di oltre 1000 euro. Un salto di qualità che da un lato affascina per il completamento del recupero, dall’altro preoccupa per le scelte che verranno effettuate in prospettiva futura. In tale senso vorremmo mettere sull’avviso l’amministrazione perché su di essa gravano le responsabilità del futuro del centro storico e siccome i suoi interessi sono orientati per lo più verso lo sviluppo economico e produttivo, c’è il rischio di sufficienza e di scarsa attenzione nel merito delle proposte. I lavori sono il completamento delle Rughe, il restauro del Roccaccio e delle mura di cinta del lato sud ovest, il rifacimento della scalinata di San Pietro e della Torre Civica, la pavimentazione dei vicoli interni di Via Piaggiola, Via Calandrini, Via Gherardi, la Piazzetta di San Pietro e la pavimentazione del parcheggio della Portella, nonché l’inizio dei lavori di recupero di San Benedetto per attività di ristorazione e di pernottamento. Si vuole un restauro conservativo finalizzato a sè stesso oppure un recupero funzionale in sintonia con le esigenze degli abitanti e della rivitalizzazione in termini di servizi e di spazi sui quali dovranno svolgersi le attività a cui è vocato il centro storico? Dalla risposta conseguirà la progettazione e l’attuazione di alcuni programmi fondamentali per la rivitalizzazione del Centro. Ormai la sua attività ruota sulle cerimonie religiose - per la quantità di matrimoni religiosi qualcuno lo chiama ironicamente "Los Angeles" - sulle manifestazioni storico-folkloristiche (la Festa degli Statuti), sulle feste gastronomico/popolari (Cantine di San Martino) e sulla stagione culturale estiva. C’è da aggiungervi un turismo storico-ambientale poco sviluppato per assenza di strutture ricettive, del tempo libero, della scarsa fruibilità e dello stato precario dei beni storico-culturali.

Attività che hanno come comune denominatore la disponibilità di spazi adeguati sia per lo svolgimento sia per i servizi, dovuta alle esigenze moderne dello spostamento di massa. Durante la Festa degli Statuti e le Cantine di San Martino la fila delle auto che non possono entrare raggiunge la Conserva e le ex scuole elementari; non c’è possibilità di un senso di marcia alternato per la strettoia dello "stradone" e quando passa un matrimonio ...; durante le manifestazioni di massa la gente accalcata sulla Piazza San Sebastiano è stretta come le acciughe e rimane fuori dalla scena. Tali elementi sono disincentivanti. Gli spazi ed i servizi possono essere ricavati a ridosso delle mura di cinta e particolarmente nell’area del San Benedetto ed in quella del Lavatoio ed ecco dunque che il recupero potrebbe trasformarsi in un’occasione non solo per il restauro delle strutture antiche ma anche per un rilancio economico-culturale dell’acropoli. Ma non è questa la direzione che vanno prendendo gli avvenimenti a causa di una maniacale tendenza, che tende a sopravvalutare in termini artistici e culturali gli aspetti antichi e a dar luogo così ad un restauro conservativo asfittico e pedante, che costringe i cittadini in una prigione di vincoli e di disagi. Una visione infantile che considera il centro storico come il paesino delle fiabe e non come un luogo di vita. E’ su questa strada la Soprintendenza ai Beni Storici ed Ambientali - probabilmente opportunamente orientata - che con la sua possibilità di veto strozza ogni attività che non sia quella del mero restauro, senza tenere conto della qualità del manufatto, della funzionalità dell’intervento, dei tempi di realizzazione e dei costi. E pensare che adeguamenti ed ammodernamenti, anche piuttosto arditi avvengono in tutte le città storiche, basta pensare ai parcheggi ed alle scale mobili a Perugia, ma anche nelle altre città umbre e non. Tanto per citare alcuni esempi ci riferiamo alla realizzazione del parcheggio della Portella, dove per salvaguardare i "muretti a secco" è stato compiuto un aborto che ha limitato gli spazi, strozzato la viabilità, creato strutture fantasmagoriche, che non hanno alcun legame con l’ambiente, lievitato i costi dell’opera, restando tuttora incompiuta. Come incompiuto rimane il completamento del muro della Portella sia nel rivestimento a pietra della struttura in cemento armato, che costituisce un vero e proprio impatto ambientale, sia nella parte dei crolli che danno sulla strada, finanziato dal precedente terremoto, i cui lavori sono stati interrotti per l’esaurimento dei fondi. Per non parlare del restauro della "Ruga" al di sotto del Municipio. Una serie di niet snervanti e prolungati hanno portato i cittadini esasperati ad una petizione che ne hanno contestato senza alcun appello l’operato. In questi casi l’amministrazione negli interessi dei cittadini che rappresenta deve accollarsi il peso di far valere le ragioni di una rivitalizzazione economica, sociale e demografica del Centro storico senza la quale sarà sempre di più penalizzato fino al suo definitivo svuotamento degli abitanti, che sono la vita stessa del Centro storico.

Ottavio Giombetti

 

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Preoccupazioni per i veti della Soprintendenza

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