L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 18 - 21 settembre 2003

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Un nuovo feudalesimo

Mentre le forze politiche privilegiano le schermaglie preelettorali, la vita continua e, quel che è peggio, nei "palazzi" si prendono decisioni destinate a pesare sui destini della città, senza alcuna partecipazione e coinvolgimento, perché c’è chi ci pensa. Non ci sembra fuori luogo quindi che, mettendo per un momento da parte le diatribe per il potere, le varie componenti politiche si ritrovino su scelte strategiche fondamentali per l’avvenire e lo sviluppo della città, evitando fughe in avanti che impongono poi le rincorse allo scopo di contenere i danni, con relativo scarico reciproco delle responsabilità.

L’ultima notizia è che "dove si decide" è stato creato un A.T.O dell’Alta Umbria per i rifiuti solidi urbani, comune capofila Città di Castello, che dovrebbe comprendere anche l’eugubino-gualdese, e con prospettiva di intese anche interregionali (Toscana). Dalla stampa apprendiamo dichiarazioni del sindaco di Gubbio secondo cui la "costruzione dell’Ambito Territoriale rappresenta uno strumento fondamentale ed irrinunciabile per nuove opportunità di sviluppo"; tramontano così i sogni di un ingresso nell’ESA da parte di comuni con i quali continuano tentativi di collaborazione sovracomunale finiti il più delle volte in espressioni di volontà non mantenute.

Ma con quali criteri dovremmo entrare in questo nuovo calderone? Per far piacere a chi? Quali interessi comuni abbiamo con l’Alta Umbria? O siamo tornati al periodo del Medioevo quando i signori investivano i feudatari, con graziosa donazione di città e territori?

Il problema dei RSU d’altra parte è di tale importanza che non si può aspettare con le mani in mano che altri decidano e mandino poi dei conti da pagare, come in passato. Che i comuni che si riconoscono nell’entità dell’Alta Umbria si organizzino è cosa legittima, ma che coloro che dell’Alta Umbria non fanno parte (la geografia non è un’opinione) tutelino al meglio le loro identità lo è altrettanto, per cui è il caso che, prima che sia troppo tardi, si rifletta su cosa comporti essere aggregati all’Alta Umbria per effetto di provvedimenti calati dall’alto, in assenza di prese di posizione delle istituzioni locali.

Con la fine dei lavori sulla Ancona-Perugia la distanza fra Gualdo Tadino ed il capoluogo di regione, nel giro di un quinquennio, diventerà la metà di quella dall’Alto Tevere ed i 70 chilometri che ci separano da Città di Castello sono il doppio di quelli che ci dividono da Foligno ed il triplo di quelli che intercorrono con Fabriano.

Se negli anni ‘70 la dorsale appenninica era un povero territorio da lottizzare per impinguare i vicini, chi fa i disegni sulla nostra testa deve prendere atto che oggi la situazione è cambiata e il completamento delle infrastrutture in corso non farà altro che allontanarci da Città di Castello, ricostituendo una entità appenninica fra Foligno e Fabriano che si caratterizza come terzo polo di sviluppo della regione. E le prospettive di sviluppo della vallata sono in antitesi con quelle dell’Alta Umbria. Pertanto intese istituzionali extraregionali per noi hanno un senso con Fabriano, con cui è già stata realizzata una integrazione economica, ma con la Valtiberina toscana cosa abbiamo in comune? Progettiamo l’avvenire della città sulla spazzatura?

Ora, anche se la politica non è una cosa seria (come dimostrano certe forzature che potrebbero diventare scelte), l’economia lo è, e non si può barare misurando con l’elastico!

E' opportuno dirlo fin da subito agli interessati sponsor che certi giochi non ci interessano.

(v.a.)

 

I NODI AL PETTINE

Fra razionalizzazioni e imposizioni politiche si spogliano delle competenze gli Enti locali

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