L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 7 settembre 2003

SPECIALE VALSORDA

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito

Valsorda, promessa non mantenuta

Una domenica pomeriggio di fine estate, quando ormai i grandi flussi turistici ferragostani (e caciaroni) si diradano: è questo il momento migliore per fare quattro chiacchiere con i villeggianti sparpagliati lungo i prati o riuniti sotto l’ombra della faggeta. Niente più resse attorno al forno. Niente più gara all’ultimo sangue per l’accaparramento dei pochi tavoli all’ombra. C’è chi prende il sole, sfoggiando il bikini all’ultima moda o il pantaloncino stile "nonno Peppe" custodito gelosamente per anni ma entrambi sono belli abbronzati! C’è chi gioca a pallone, chi si rincorre sui prati strepitando in libertà, chi contempla incuriosito il venditore ambulante di pellame al parcheggio. C’è chi ride e scherza su un letto di asciugamani, chi invece, più precisino, dorme pacifico su una sdraio e chi passeggia attorno al bar, prendendo il fresco sotto gli abeti. Una ragazza contempla stupita quello che un tempo era il laghetto del campeggio e che ora è ridotto a l’unica chiazza di erba più verde della vallata riarsa dal sole di quest’estate furiosa. "Ma non c’è rimasto nulla!"

Più in là, oltre l’altro lago che ancora resiste inizia la faggeta. Attorno al forno, un gruppo di persone ride e scherza. Ci avviciniamo e cominciamo a chiacchierare. "Sono più di venti anni che veniamo a Valsorda" ci spiega il "capocomitiva", Sandro, di Bastia Umbra, che si trova assieme ad alcuni amici di Perugia.

Come ha trovato Valsorda rispetto agli anni scorsi?

"Be’, l’ho trovata peggiorata in qualche cosa." ci risponde "Ci sono delle carenze igieniche: ad esempio manca almeno un bagno. Un bagno pubblico è importantissimo: noi, qualche volta, andiamo in quello del bar ma è una settimana e più che è guasto. C’è poi qualche carenza nella raccolta dei rifiuti: quel mucchio di immondizia lì, ai bordi del bosco, sta lì da Ferragosto e nessuno l’ha più tolto: io non so da chi dipenda, però farci un giretto col camion della spazzatura una volta a settimana non è un grande sforzo. Ci vorrebbero, poi, più attrezzature turistiche: qualche panca o panchina, qualche tavolino in più per fare qualche pic nic, anziché mangiare sui prati. Però rimane sempre un posto molto bello, pieno di boschi e di tranquillità, tant’è che noi ci torniamo da tanti anni, ogni domenica e ci torneremo ancora" E poi un appello: "Lavorateci un po’ su questo posto, voi di Gualdo!" conclude con tono accorato. Di opinione avversa è un gualdese che si gode il fresco su uno dei non troppi tavolini di Valsorda. "Secondo me è migliorata" osserva "è meglio degli altri anni. L’unica cosa è che ci vorrebbe una struttura alberghiera, però questo è un male che riguarda tutta Gualdo!"

Potrebbe servire anche per la stagione invernale?

"Secondo me no. Qui la neve, la fa a vento, per cui o ce ne sono due metri o niente. Al massimo potrebbe servire per lo sci da fondo: una volta lo praticavo anch’io. Però oggi non nevica più: la neve è diventata un ricordo da cartolina!" "E’ la seconda volta che veniamo a Valsorda" ci dice un signore di Foligno che incontriamo più a valle. "E’ una zona molto bella sì, anche se manca qualche struttura, soprattutto per le famiglie, come giochi per bambini. Poi ci vorrebbe non tanto un albergo ma delle casette, delle baite di legno, come in tutti i paesi di montagna, in modo da non rovinare l’ambiente e anzi da poter trascorrere qualche settimana in mezzo a questo bel verde."

Ci tornerebbe a Valsorda?

"Sicuro: è davvero un posto tranquillo." "Qui è tutto perfetto" risponde alla nostra domanda un giovane di Firenze che gioca a pallone nei pressi dei laghetto forse per cavarsi d’impaccio. Meno soddisfatto è un gruppo di gualdesi, che preferisce non qualificarsi e che sciorina una serie di mancanze di non poco conto: quella di un bagno pubblico ("qui la gente non sa do ndà’), quella di un parcheggio ("un posto per le maghine: a Gualdo ‘n te fonno parcheggià ‘n piazza e mmo manco a Valsorda") quella di strutture sportive ("qualchiccosa pe l’inverno, tipo gli impianti di risalita pe scià"), quella di attrattive per i turisti è per i gualdesi, quella di una pulizia e di una cura maggiore per il verde e per il territorio. "Certo" aggiunge uno di loro "in gran parte dipende dalla maleducazione della gente, perché qui le cartacce si sprecano. Però, voi li vedete in giro i cestini? Do la butto la mondezza?" (osservazione acuta - ndr). "Pure la Comunità montana potrebbe anche tenerli un po’ meglio sti boschi e ‘sti prati". "Sì ma la Comunità è di Gubbio" osserva maliziosamente un altro.

"Come sta Valsorda?" si stupisce Nazzareno, giovane gualdese. "Io penso che l’Amministrazione comunale l’abbia fatta morire del tutto: ha fatto di tutto per farci venire più la gente e per non farla sviluppare dal punto di vista turistico. Qui mancano tutte le strutture: dai divertimenti per i bambini fino ai ristoranti e agli alberghi, dalle panche e i tavolini ..." "fino al bagno" aggiunge Maurizio. "Guarda un po’ su a Monte Cucco" continua Nazzareno accorato "ogni domenica c’è un’iniziativa e ci sono migliaia di persone. Vent’anni fa era così anche qui; se volevi prendere il posto, dovevi venir su alle sei del mattino. Sì, ma a quei tempi c’erano due alberghi e due ristoranti. Oggi ... quasi niente!" Sulla bellezza dei luoghi e sulla mancanza di qualche struttura ricettiva concordano molti altri intervistati: un giovane con forte accento romagnolo, che si è montato una piccola tenda ai lati della faggeta; una famiglia di Ancona che banchetta su di un tavolino da pic nic in mezzo ai prati. Tre ragazze modenesi, in escursione da una visita a Gubbio. Ci incuriosisce una ragazza con forte accento siciliano, che passeggia con la famiglia nei pressi del bar: "Siamo di Palermo ed è la prima volta che veniamo qui: è davvero un bel posto." Li vicino auto targate Siena, Bologna, Milano ... Un gruppo di giovani gualdesi prende il sole a poca distanza dal campeggio. "Qui a Valsorda manca una piscina" esclama Filippo, senza neppure attendere che la domanda sia terminata, forse osservando il lago ormai prosciugato. "Proprio una piscina!" "Son d’accordo con Filippo" aggiunge Sara.

Ma secondo voi sarebbe possibile realizzare una piscina nel rispetto dell’ambiente?

"Una piscina in mezzo al prato è una cosa naturale: bisognerebbe farla non troppo grande e a forma di laghetto!" risponde Monia. "Non bisogna mica esagerare!" osserva l’altro Filippo del gruppo, "basta una piccola struttura per attirare la gente." "Secondo me non ci sono abbastanza tavolini, panche ... manca qualcosa per ospitare la gente e farla divertire" aggiunge Nelly. "Un agriturismo" suggerisce Chiara. "Un ristorante: qui c’è solo un posto per mangiare e non è neppure sempre aperto" obietta Ilaria e Valeria aggiunge: "E un bagno? Vabbè: si sa che i maschietti vanno a boschi, ma noi femminucce." Il gruppo, comunque, caldeggia la costruzione di un campo da beach volley. "Da tennis no! Rovina l’ambiente" aggiunge Elisa.

Ma è una zona pulita, secondo voi, Valsorda?

"Sì e molto più di altri posti da queste parti. Ad esempio il monte Alago" aggiunge nuovamente Monia. Ci spostiamo poco più in là, oltre la strada provinciale, il prato brulica di asciugamani.

Fiammetta, che interrompe per noi la lettura di Coelho, ci racconta che viene molto spesso a Valsorda: "E’ un posto molto tranquillo e mi piace venir quassù per leggere. Lo trovo anche abbastanza pulito e curato, almeno molto più di altre zone ben più abbandonate del nostro comune."

Ad esempio?

"Be’, Palazzetto, ad esempio: un vero scandalo!" Più in là, un gruppo è coinvolto nella discussione.

Che cosa pensa di questa zona? Come potrebbe essere meglio valorizzata?

"E’ la prima volta che ci vengo" ci dice Luca, che viene da Foligno "ma direi che il posto è davvero bello. Ho visto che poco più in su ci sono dei tavolini: forse ce ne vorrebbero un po’ di più, visto che c’è molta gente."

"C’è molto piaciuto anche l’eremo del Serrasanta" aggiunge Sauro. "Peccato che manchi una struttura di accoglienza per gli escursionisti, per fermarsi a mangiare ... o meglio: ho visto che c’è qualcosa ma era chiuso! Peccato, perché è un posto veramente bello!" "Una piscina sarebbe una bella cosa" suggerisce Ornella, una delle componenti del gruppo umbro-marchigiano (Foligno-Fabriano-Sassoferrato), "magari al posto del laghetto!" "Un ristorante aperto la domenica: questo sì che ci vorrebbe!" ribatte l’altra Ornella. Mica male come idea! Giusto ci è venuto un languorino ...

Pierluigi Gioia

 

Album fotografico

Una domenica pomeriggio a Valsorda, fra prati e boschi. Opinioni dei gualdesi e dei villeggianti su una località che avrebbe potuto decollare, ma che è rimasta piacevolmente "selvaggia".

Quattro passi a Valsorda

Quattro passi a Valsorda

 

(vogliamo essere più educati?)

Ho deciso di passare qualche ora di un pomeriggio domenicale sui prati di Valsorda: non me ne sono pentito, però ...

Arrivato poco dopo le cinque ho sentito suonare la campana della chiesetta: vado a vedere se c’è qualche celebrazione ma nulla di ciò. Qualcuno è evidentemente salito sul tetto (tutti sappiamo che è l’unico modo per suonare se non si ha il lungo gancio di ferro) e si sta divertendo a tirare la corda.

Con mio figlio più piccolo vado a fare un giro intorno al laghetto (è un modo di dire ormai invalso quello di chiamare la troscia del Narciso con questo nome) quando improvvisamente arriva un grosso (e devo dire bellissimo) doberman lasciato libero di correre dal suo padrone. L’avevo visto poco prima tenuto al guinzaglio ed ora sono un po’ perplesso di vederlo senza cura. Ho letto in mattinata di un’altra vittima di cani "particolari" e non sono tranquillo. Mio figlio si spaventa, altre bambine nei pressi pure. Invito il ragazzo che lo teneva a richiamarlo e a legarlo. Lo fa subito e si allontana.

Poco distante, sotto una pinetina attrezzata, un gruppo di ragazzi e ragazze sta rumorosamente accingendosi a preparare la cena. Si sono portati un focone di metallo (forse non sapendo che ne avrebbero trovati di fissi in muratura) e stanno cercando di accendere il fuoco. In mancanza di legna, o forse per integrare, vanno bene anche delle rudimentali panche (composte da assi e tronchi) che hanno la sfortuna di trovarsi da quelle parti.

Con il passare del tempo aumentano il numero delle tende che si stanno montando sui prati all’intorno. Mi informano che è la nuova usanza di passare la notte di San Lorenzo in montagna osservando le stelle cadenti. Credo sia una bella esperienza anche se le tende vengono montate su proprietà altrui e quasi ognuna di esse è accoppiata ad un focone o braciere. Penso alle montagne del Trentino in cui è assolutamente vietato il campeggio fuori dagli spazi previsti e penso, soprattutto, agli incendi che in questi giorni devastano il nostro paese. Fino a che punto l’accensione di fuochi può essere considerata causa accidentale?

E’ ora di rientrare, ma è anche ora di fare qualche considerazione.

Non mi sembrano fatti particolarmente rilevanti o gravi, ma sono il segno di uno stato di poca educazione piuttosto pericoloso. Mancanza di rispetto per le cose altrui e per le cose di tutti; mancanza di rispetto per le altre persone che sono insieme a te o che passeranno dopo di te; mancato senso della necessità di lasciare meglio di come abbiamo trovato ciò che usiamo.

Non mi pare di aver assistito a fenomeni vandalici, ma siccome questo problema nella nostra città esiste non si può chiudere gli occhi davanti al più piccolo gesto di "pre-vandalismo".

Restano due domande da fare.

Cosa può e deve fare un cittadino che si trova a verificare queste situazioni? Non immaginiamo che la risposta sia semplice e scontata. A volte si è impauriti, a volte esitanti, spesso non si sa a chi rivolgersi per effettuare una segnalazione ed infine, non nascondiamocelo, chi è genitore non vive momenti tranquilli al pensiero di vedere i propri figli nelle vesti di potenziali guastatori.

E poi: come può effettuarsi una seria azione di prevenzione e rispetto delle regole?

Intanto è chiaro che le regole devono esserci: se ne sono rese conto anche le città di Venezia e Firenze che, dopo anni di squallido degrado, hanno regolamentato l’accesso alle più belle piazze del mondo. E’ necessario fare una larga opera di diffusione e soprattutto è necessario far capire che l’eroe non è chi trasgredisce, ma chi rispetta. Infine devono essere attivati gli appositi servizi di prevenzione.

A tal proposito in quel pomeriggio i prati di Valsorda erano certamente il luogo più affollato del Comune (saremo stati un migliaio di persone) ma di Vigili Urbani, Carabinieri, Guardie Forestali (almeno nelle tre ore in cui mi sono trattenuto) non ne ho potuti vedere.

Carlo Catanossi

 

Pro TadinoPrima paginaEdizioniSommarioCerca nel sito