L'ECO del Serrasanta | Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
| |
| ATTUALITA' |
Abbiamo ospitato nei numeri precedenti vari scritti relativi ai "Palazzi di Piazza", nei confronti dei quali sono state avanzate fantasiose o fantastiche proposte, e sono state espresse opinioni più o meno valide o appassionate. Ne è nato un dibattito in cui si sono confrontate considerazioni scientifiche e culturali, come quelle del prof. Enzo Storelli e di Cinzia Tini, con opinioni in libertà, anche se il progetto iniziale è rientrato per l'opposizione che ha incontrato da parte della Soprintendenza. Ma qual è realmente il valore storico dei palazzi, che sono imputati di deturpare la piazza e che furono eretti a suo tempo con una specifica funzione civica, prima di diventare proprietà privata? Per rispondere è necessario rifarsi al periodo rinascimentale, quando la città espresse il genio di Matteo di Pietro, di Castore Durante, dei Fratelli Tromba e via di seguito, tutte cose di cui oggi si va alla riscoperta; un periodo storico in cui il castello di Gualdo si trasformava da borgo selvaggio tutt'altro che tranquillo, nel quale le vendette e le faide si consumavano nelle strade o con assalti notturni alle case dei nemici, e persino il castellano della Rocca non solo non garantiva la sicurezza dei valichi appenninici, ma l'aveva trasformata in un rifugio di falsari che vi battevano moneta falsa, come risulta da una attenta lettura dei documenti dai quali non si può ricavare soltanto che nella Gualdo rinascimentale si celebrava il Palio di San Michele Arcangelo (da cui derivano i Giochi de le Porte). Nel 1513 quando il papa, sovrano del momento al quale la città era sottoposta, elevò Gualdo a sede di Legazione autonoma retta da un proprio cardinale governatore, non solo era mosso dall'esigenza di farne un bastione dello Stato Pontificio sul confine con il ducato di Urbino, ma prioritariamente dalla necessità di ristabilire l'ordine all'interno delle mura che non era garantito né dalla Rocca Flea, che restava un corpo estraneo alla città, né dagli sbirri della lontana Perugia. A questo scopo il primo governatore, oltre a riordinare gli statuti comunali, a costruire il primo acquedotto, ad adottare i provvedimenti contro l'usura, a costruire l'ala Del Monte presso la Rocca, a ridurre il finanziamento dei Giochi e a definire i confini con i comuni limitrofi per porre fine alle relative contese, trasferì la sede del "Governo" (con relativo personale di presidio) dalla lontana Rocca nel cuore del centro abitato, costruendo allo scopo un apposito palazzo, contiguo al palazzo del Podestà e al cassero della torre civica; lo prova una lapide di marmo tuttora murata sulla facciata del palazzo Rosi che reca scritta "laeta nimis vivas gens tuta potentibus armis" che in lingua italiana può essere tradotto "vivi o popolo in perenne tranquillità, garantita dalla forza delle armi". Ecco, questo è il valore dei palazzi di piazza che andrebbero rivalorizzati, come testimonianza del periodo più importante della storia cittadina, anche se è innegabile che essi abbiano subito trasformazioni specialmente dopo il terremoto del 1751; parlare di abbatterli è come se a Perugia si proponesse di abbattere il Palazzo del Governo per allungare la passeggiata in corso Vannucci. Ed aggiungiamo: per una rinascita del centro della città i palazzi più che per abbatterli dovrebbero essere riacquisiti al demanio comunale e destinati a scopi culturali, come spazi espositivi, come sede di rappresentanza, per manifestazioni ecc., se gli intenti di rivalorizzare il centro storico hanno un senso. E, per restare in tema di provocazioni, perché non riacquisire alla città anche il possesso dell'intera torre civica che, forse caso più unico che raro, a Gualdo Tadino è diventata in parte di proprietà privata come i palazzi rinascimentali contigui, durante gli anni oscuri della decadenza, culminati nell'800 con la proclamazione di insolvenza del comune? Quanto ai palazzi, infine, perché non collocarvi una targa che ne ricordi e spieghi il loro valore "Palazzo eretto nel XVI secolo dai Cardinali governatori della Legazione autonoma di Gualdo, come sede del governo"? In tempi in cui si fanno carte false per procurarsi un blasone, contribuirebbe a far conoscere una delle pagine più nobili della storia cittadina, senza nulla rubare. Ecco, sono tre proposte serie per un rilancio del centro storico: quanto ai Giochi, se la piazza attuale non può contenere un sufficiente numero di spettatori, perché non modificare la formula della manifestazione, "inventata" negli anni '70, trasferendoli nello scenario suggestivo della Rocca Flea, dove l'ampia area acquistata di recente dal Comune ne fa la sede naturale?
| Tre proposte per farne oggetto di rilancio e valorizzazione del centro storico |