L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 7 settembre 2003

ATTUALITA'

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Le due Gualdo da salvare

 

di Gianni Pasquarelli

Si discute, a Gualdo, di Gualdo che si slunga sveltamente verso la pianura sottostante, con quella di "sopra" che s'interroga preoccupata sul suo futuro. Non capita soltanto al mio Paese, non c'è da meravigliarsene, c'è semmai da capire perché accada. È il mutare convulso dei tempi, sono i trasporti che infilano la strada più scorrevole e lo spiazzo più ospitale, sono gl'insediamenti urbani che a valle si slargano contagianti e a macchia d'olio, talvolta ingovernabili per l'urto del nuovo che incalza caoticamente. Quasi l'esatto contrario di quando, nei tempi andati, il Paesello si appollaiava a ridosso della montagna con tanto di mura perimetrali e torri occhiute per difendersi da scorribande mercenarie o da appetiti territoriali del prepotente di turno

Ho guardato il mio Paese dal Serrasanta, camminandovi in questi torridi giorni dl ferragosto, ho notato che "Gualdo fatta a cuore" è sparita o sta sparendo, come risucchiata dalla colata industriale e commerciale tracimante verso il piano. Il Paese d'una volta s'è fatto adulto, è diventato Città, mentre la Gualdo storica sta riscoprendo la sua anima medievale grazie, paradossalmente, al terremoto e al dopo - terremoto gestiti con l'ùzzolo lungimirante della resurrezione dell'antico.

Credo si debba ora tentar di saldare le due Gualdo, perché o esse si fanno complementari e sinergiche, oppure rischiano lo spopolamento l'una e la crescita disordinata l'altra. Non vorrei essere frainteso. Non ho ricette in tasca né la bacchetta magica, e del resto non potrei averne perché ignoro i problemi della mia Città, perché non so nulla di "piani regolatori" e strumenti analoghi, né conosco ciò che abbia in testa l'Amministrazione, che nel trauma del terremoto bisogna riconoscerlo, se l'è cavata bene. Non escluderei che quanto mi accingo a scrivere sia già nelle linee del pubblico intervento.

Annaspando dunque al buio, proverò a fare un ragionamento psicologico perché i sommovimenti urbanistici scaturiscono anche da stati d'animo di faticosa vivibilità. L'uomo d'oggi è un tizio impastato col suo motore, sia esso di un'auto o di una moto che sono le sue gambe meccaniche nell'epoca nostra meccanizzata. Sondaggi e sondaggisti fanno sapere che la ricerca affannosa o spesso infruttuosa del parcheggio è la prima causa, nelle grandi come nelle piccole città, di stress e nevrosi. Ci vuoI poco a capire che l'esodo dalla Gualdo di "sopra" si spiega pure così. Mi viene allora in mente quella bella opera realizzata alla Rocca Paolina di Perugia, un'opera che per un verso suscita un forte richiamo alla storia del capoluogo umbro, e per un altro consente di guadagnare dal basso la città ripercorrendone le antiche vie, tracciate dalle possenti arcate tirate su dalla genialità del Sangallo il Giovane. Per cui anonimi "tapis roulant", che, in un altro contesto architettonico, sarebbero stati soltanto pacchiani strumenti di modernità, compiono lì dentro il miracolo dell'utilità sociale che si sposa alla contemplazione artistica regalandoci densi minuti di riflessione estetica ed esistenziale.

Il richiamo alla Rocca Paolina ha un suo motivo. Sono convinto che la saldatura sinergica fra le due Gualdo richieda un grande parcheggio automobilistico che consenta ai cittadini - mediante ascensori, scale semoventi e altro simile - di poter agevolmente raggiungere sia Gualdo di "sopra" che Gualdo di "sotto" in tempi relativamente brevi. Aggiungerei, per Gualdo di "sopra", due nastri trasportatori che l'attraversino da due direzioni diverse così da scoprire l'intero impianto antico, che non si esaurisce nel centro storico, ma si dirama anche nella Gualdo dei vicoli stretti e zigzaganti, degli archi che uniscono casette che pare si sbircino l'un l'altra dalle vicinissime finestre, degli improvvisi scorci paesaggistici che non riescono come un tempo a scandire l'alternarsi delle capricciose stagioni di mezzo. Nastri trasportatori che traversino anche questa medievalità minore per svolgere - certo, mutatis mutandis - un ruolo analogo alle scale semoventi, che tagliando la Rocca Paolina, ti portano dal basso a Perugia.

Si discute al mio Paese se slargare la piazza centrale dove si affacciano il Comune la Cattedrale, penso che la proposta sia dell'Amministrazione comunale, proposta più utile e necessaria non si potesse fare. Dare ariosità e spaziosità al salotto cittadino dove abita lo spirito affratellante del campanile, dove un'isola pedonale in determinate ore del pomeriggio attrarrebbe la cittadinanza che fa opinione pubblica, e dove ci si riappropria del fondale verdeggiante della dolce collina umbra, sarebbe un modo per riaggregare mentalità, sensibilità, spirito di dibattito e confronto, merce rara nell'epoca nostra della "folla solitaria". E sarebbe anche riabbracciare la bella abside di S. Francesco, la più suggestiva e toccante fra le chiese gualdesi. Non si tratterebbe del resto d'una novità. Era già ariosa e spaziosa la nostra piazza prima che il cardinale Dal Monte, agli inizi del 500, decidesse di traslocarvi dalla Rocca Flea la sede del Governatorato pontificio, rimpicciolendo la piazza qual' è oggi. Sembra che il Cardinale non riuscisse a padroneggiare dalla Rocca la delinquenza che si scatenava nei rioni centrali del tessuto urbano Problema risolto, mi pare.

Resta da dire qualcosa sulla funzione della Gualdo di "sopra" visto che a Gualdo di "sotto" gliene ha affibbiata una l'evoluzione dei tempi. Penso che nella Gualdo storica debba continuare a risiedere il cervello e il potere che gestisce la Comunità, non foss'altro perché sta lì il Municipio che è il simbolo della sovranità popolare, che in democrazia significa più di qualcosa. Dico cervello e potere, perché se sono convinto che la piega dei tempi non vada imbrigliata e frenata, sono pure consapevole che essa vada invece pilotata, canalizzata e programmata sulla base di un "modello" di crescita armonica della città tutt'intera. Voglio dire, per stare coi piedi per terra, che funzioni e servizi pubblici e parapubblici dovrebbero essere stabilmente radicati nella Gualdo di "sopra"; che la pianificazione urbanistica a valle andrebbe guidata nella triplice direzione di Gualdo - Fossato, Gualdo - Cerqueto o Gualdo - Gaifana, mettendo in conto il nuovo tracciato della Flaminia, nonché le vocazioni delle diverse aree e zone; che la vita industriale e commerciale della Gualdo storica, una volta avviato a soluzione il problema del grande parcheggio e della mobilità direzionata, possa continuare a gareggiare in qualità e umanità di servizio, se non in quantità; infine che la vita culturale, con l'annesso ripescaggio di una quota via via crescente del turismo non solo stagionale, debba insediarsi a Gualdo di "sopra" per fisiologica vocazione, calamitata dalla Rocca Flea che dovrebbe diventarne il motore propulsore per creatività di idee e realizzazione di iniziative.

So bene che un modello di sviluppo armonico e bilanciato a difesa dell'unità cittadina richiede un "piano tecnico", e questo sarebbe di spedita fattura; eppoi un "piano finanziario", e quest'altro sarebbe di più complessa realizzazione. Una joint venture fra pubblico e privato potrebbe essere un'ottima soluzione, per concretare la quale occorrerebbe anzitutto che il "piano" sia condiviso dalla più parte del cittadini i quali ritengo non esisterebbero a sopportare un moderato prelievo tributario "una tantum", o una sottoscrizione obbligazionaria qualora si rendessero conto dell'urgenza del traguardo: evitare che la Gualdo di "sopra" rischi un inarrestabile spopolamento, e la Gualdo di "sotto" registri una crescita caotica che è la grande nemica della vivibilità a misura d'uomo.

 

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