L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 17 - 7 settembre 2003

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Il ritorno ... alle cose usate

Mentre si consumano gli ultimi spiccioli di una torrida estate è tempo di ritornare alle usate cose, riprendere un discorso interrotto bruscamente per la calura estiva e fare il punto di una situazione sulla quale il chiasso delle tante feste e sagre ha solo momentaneamente spalmato l’illusione di una comoda normalità.

Certo le feste, gli spettacoli, il flusso di una massa di forestieri che ha sciamato per la città in cerca di ristoro e refrigerio, hanno dato l’immagine di una realtà viva e vivace, ma ciò non toglie che esistono un coacervo di problemi con i quali fare i conti.

Dopo che il fermo delle locomotive dell’economia mondiale (USA, Germania, Giappone), dalle quali si attende da tempo un segnale di ripresa, ha costretto gli organismi sovranazionali ad azzerare ottimistiche stime di crescita dell’economia, il problema si ripropone anche per le stime di crescita del PIL nazionale, il calo di competitività delle imprese, l’aumento dei costi e dell’inflazione, con effetti sull’occupazione e sulle condizioni di vita della gente.

Euro, se ci sei batti un colpo!

Non stiamo parlando di macroeconomia, ma di problemi che affliggono la nostra realtà che, in tempi di globalizzazione, non è più un’oasi, ma solo una piccola componente di un sistema fragile e condizionata da ogni variabile più o meno prevedibile su più ampi scenari.

Ed allora il ritorno settembrino "alle usate cose" fa scoprire la realtà di un centro storico desertificato dalla perdita delle attività economiche (quanti si affitta!), dell’edilizia affogata nel boom di casermoni invenduti e incompiuti, di una economia basata sul settore della ceramica che è in affanno con qualche azienda che chiude o riduce il personale ... Crisi? allarme per la piena occupazione? Ancora no, ancora fortunatamente regge il sistema economico fabrianese, dove c’è carenza di mano d’opera, ma è un campanello d’allarme su una realtà che richiede scelte di fondo e non palliativi o, meno ancora, di far finta che tutto va bene.

Certo, dopo il superamento dei 15.000 abitanti, continua pur lieve l’incremento demografico e fenomeni connessi (10 sportelli bancari dove fino a poco fa ne operavano solo due), ma è legittimo chiedersi quanto sia legato alla "droga" dei finanziamenti del post-terremoto, destinati in breve ad esaurirsi.

Aggiungiamo il momento critico nella politica locale ove, in barba al sistema maggioritario, cinque movimenti di sinistra, che pur richiamandosi tutti all’ulivo sono in reciproca competizione, e tre di destra con problemi analoghi, hanno da tempo iniziato a contendersi l’eredità del sindaco non ricandidabile, determinando per la guida della città nei prossimi mesi un periodo di incertezze che va oltre una normale vicenda elettorale.

Certo le grandi opere pubbliche (Flaminia, Ancona-Perugia e SS 219) in corso d’opera, in attesa di segnali migliori per il raddoppio della ferrovia e il nuovo ospedale di Branca, sono elementi importanti per le prospettive di sviluppo del territorio; tuttavia non saranno le strutture da sole a compiere il miracolo di un rilancio della città senza il necessario supporto umano.

Urge pertanto che la politica esprima leader i quali, secondo il principio kennediano, prima di chiedersi cosa pretendere dalla comunità, propongano come essere utili alla stessa.

(v.a.)

 

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