L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 15/16 - 3 agosto 2003

FOSSATO DI VICO

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Il polverone verde, mediatico e politico scatenato sul riambientamento della Canalecchia

Mentre è in corso la V.I.A. (valutazione impatto ambientale) sul progetto di reinserimento e recupero ambientale della località "Alceto" e stanno giungendo i pareri dei partecipanti, monta il polverone "verde", mediatico e politico. Un can can che non tiene conto degli aspetti concreti della questione, puntando, ognuno per i propri interessi, a ricavare maggiori vantaggi in termini elettorali, ideologici e di business. Il tutto a scapito del recupero ambientale dell'area compromessa dal dissesto idrogeologico/ambientale provocato dalla cava della Canalecchia ed inquinata da una discarica dismessa, per la quale un sindaco in passato ebbe una condanna penale.

Il polverone è orientato dalla minoranza consigliare ed ha avuto una risonanza che non merita, per la presa di posizione del segretario regionale DS, una interpellanza del senatore "verde" Cortiana al ministro dell’Ambiente ed una serie di interventi "accorati e passionali" sulla stampa locale e regionale. Che di polverone si tratta è evidente dal fatto che nessuno mette in discussione che ci si trovi di fronte ad un’area degradata, che necessita di riambientamento. Lo hanno sancito il comune inserendola prima nel Piano di fabbricazione e riconfermandola nel Piano Regolatore e con una delibera della Giunta di sinistra del 1987 che prevedeva un intervento di riforestazione, peraltro molto limitato; la Regione dell’Umbria con un progetto finanziato sui P.I.M.; la Comunità Montana - soggetto attuatore dell’intervento -; l'Ente Parco che l’ha inserita nel Piano dell’Area Naturale Protetta.

Dunque la necessità dell'intervento sull’area è unanimemente condiviso. In che cosa dovrebbe consistere? La risposta deve essere trovata a livello progettuale e di conseguenza la parola passa ai tecnici ed all’analisi delle soluzioni di recupero. Il dibattito dunque dovrebbe riguardare gli aspetti tecnici e gli obiettivi progettuali con le critiche che dovrebbero essere rivolte alle soluzioni operative e le proposte alternative che dovrebbero essere mirate agli obiettivi. In tutta questa vicenda invece non si è mai parlato dei contenuti progettuali; soltanto affermazioni generiche tipo "non è un riambiemento ma la riapertura della cava", criticando la quantità di materiale estratto e non la qualità dell’intervento, oppure un generico richiamo al "danno ambientale" senza mai specificarne la natura.

Per non parlare della ridicola e pretestuosa trovata del "diverticulum". Si dice ancora che l’area di cava è minore dell’area investita dal progetto senza tenere conto della discarica, che forse è il problema maggiore per l’inquinamento delle falde acquifere e dell’erosione della costa dovuta al dissesto idrogeologico. Ma cosa prevede il progetto presentato dall’ATI Calcestruzzi e dall’EICA e firmato da un pool di 18 progettisti (ingegneri, architetti, geometri) coordinati dall’architetto Andrea Pochini?

In passato le escavazioni per l’estrazione di rena dalla parte alta della vallata hanno prodotto buche, fossi, dossi, smottamenti; un dissesto geologico diffuso sull’intera area. Le acque meteoriche, anche per un terreno in forte pendenza, dunque con una velocità di scorrimento molto rapida, hanno accentuato i fenomeni di erosione, in particolare nell’area di una parete rocciosa poco stabile, dove si è formato un canale pieno di inerti e con poca vegetazione. In occasione di piogge e temporali i detriti trascinati dalle acque si depositano lungo il pendio e a fondovalle, dove si trova la discarica dismessa e scorre il torrente.

In presenza di fenomeni pluviali particolarmente abbondanti il deposito dei detriti lungo il pendio e sul fondovalle, potrebbe creare una specie di diga, con conseguenza un "effetto Sarno" che riverserebbe tonnellate di materiali sulla Ferrovia e sulla SS 76 vecchia e nuova. Inoltre le erosioni e gli smottamenti sono causa dell’alterazione di una quantità sempre maggiore di superficie ed impediscono la rinascita della vegetazione sia erbacea che arbustiva, che comunque avrebbe scarsa possibilità di attecchimento visto l'esiguo spessore dello strato vegetale.

Da qui un progetto finalizzato alla ricostruzione di un pendio a pendenza omogenea, mirato a eliminare il rischio di dissesto idrogeologico dovuto allo smottamento della parte che insiste sulla roccia e ad impedire la formazione di uno sbarramento del fosso di fondo valle. Inoltre ci si propone la bonifica della discarica, con la rimozione e l’asportazione dei materiali inquinanti. A seguito poi della pre-conferenza di servizio sono state recepite le osservazioni che consigliavano i progettisti a limitare la superficie di intervento al minimo, anche se la superficie ottimale del progetto sarebbe stata più amplia.

Gli obiettivi ci sembrano ad alto contenuto ecologico e risolverebbero il problema annoso della fragilità della vallata; per di più si darebbe una risposta alle necessità di inerti per la realizzazione della viabilità, che tante aspettative desta per lo sviluppo futuro del comune e del territorio.

Non ci nascondiamo che per l’impresa è un affare economico di circa 25 miliardi, dei quali una parte verrà versata nelle casse del comune a vantaggio dei cittadini. Ma anche in passato Fossato ha avuto un campo di calcio nella Valle San Martino, grazie ad una situazione simile, che ha unito una molteplicità di interessi. Cos’è dunque che non va se non un antagonismo ideologico ed un allarmismo mediatico che speculano sulle vicende dell’ambiente per creare vantaggi ed interessi di business?

Ottavio Giombetti

 

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Ognuno cerca di trarre vantaggi a scapito dell'operazione ambientale

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