L'ECO del Serrasanta |
Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
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Nato a Roma e figlio di un sanpellegrinese verace e di una trasteverina altrettanto verace, Enrico Pucci, detto "Scricchetto" da piccolo e "Scricco" da grosso, con la collaborazione della moglie Fiorella, altra romana verace, ha scritto un libro dal titolo "ROMA - Alla scoperta di un incantesimo", frutto del suo sconfinato amore per quella città e per la sua gente di cui rivela sorprendentemente, attraverso una ricerca bibliografica sapiente e minuziosa ed una profondissima conoscenza personale, i più nascosti e, sotto certi aspetti, sconcertanti episodi della sua Storia. La Storia di Roma e dei Papi, due realtà interconnesse e non divisibili. Grazie ad uno stile spersonalizzato e scarno, il suo libro si legge tutto di un fiato. Non ci sono pagine "sedute", ma tutto è frizzante e dinamico: ogni riga nasconde una sorpresa e trascina il lettore, pagina dopo pagina. Nonostante l' uso limitatissimo degli aggettivi, si avverte chiaramente la vena ironica e punzecchiante dell'autore che sbatte sulla ribalta, senza alcuna misericordia, i fatti ed i personaggi presi di mira. Incomincia subito con "Donna Olimpia", una figura emblematica, figlia del popolo destinata al convento dove trova un frate che cerca di "redimerla". Il frate va in carcere per molestie e donna Olimpia si ripromette di trovarsi un marito ricco. Sposa un tizio che la lascia subito vedova e benestante e poi uno spiantato ma dal nome altisonante: Pamphilio Pamphili. Entra nel suo palazzo a Piazza Navona dove inizia un'intrigante connivenza con il cognato, cardinale G. B. Pamphili il quale, "dopo una serie di rissose sedute nel conclave" influenzate da Donna Pimpa (così il popolo cominciò a chiamarla), fu nominato Papa con il nome di Innocenzo X. Subito Donna Pimpa fa nominare il figlio oltre che Cardinal Nepote, Generale di Santa Romana Chiesa, Comandante della Flotta Pontificia e Governatore di Borgo. Tutto "passava" da lei (divenuta nel frattempo Donna Pimpaccia) secondo un tariffario di tangenti ben preciso: "speculava anche sulle provviste del Papa ...". Però, il "top" per Donna Olimpia si verificò quando Innocenzo X, caduto in depressione e nel terrore di essere avvelenato, la volle sempre accanto a sé. Pimpaccia "... ne approfitta per razziare quanto più le è possibile; ogni notte una carrozza attraversa Ponte Sisto portando nel suo Palazzo ogni ricchezza ... comprese alcune casse d'oro celate sotto il letto del Papa ...". Nonostante ciò, alla morte del Pontefice, nel gennaio 1655, " ... non volle provvedere neanche alle spese del funerale ...". Ritiratasi a San Martino al Cimino, ricchissima ma sola, morirà a 63 anni di peste. Donna Pimpaccia si rivoltò sicuramente nella tomba quando un suo discendente, Filippo Andrea VI, nominato Sindaco di Roma appena liberata (giugno 1945 ...), pronunciò, davanti alle Autorità, solo queste parole: "Volemose bene ...". Che occasione sprecata! Il libro ci fa sapere come Roma, nell'848, contasse 383 torri, 14 porte, 5 posterule, 7020 merli, 116 latrine e 2066 feritoie. Come, per costruire il palazzo Farnese per volontà di Alessandro Farnese di Canino, al secolo Papa Paolo III, si procedette alla spoliazione sistematica delle Terme di Caracalla. C'informa che le prime carrozze arrivarono dall'Ungheria, osteggiate da Papa Pio IV e come, nel 1600, il Cardinale camerlengo imponesse alle stesse una "tassa di circolazione", antesignana del "bollo auto". Cita il benedettino Mariano Scotto il quale, nel suo "Chronicon" del 1080 scrive: " ... a Papa Leone IV successe Giovanna, una donna, per due anni, cinque mesi e quattro giorni ... con il nome di Giovanni VII ...". Affinché questo "incidente" non si ripetesse, fu costruita una sedia di marmo rosa chiamata "Stercoraria", con un grosso foro al centro del sedile. Ne parla nel "Liber Censuum" del 1192 il Cardinale Camerlengo Cencio Savelli, futuro Papa con il nome di Onorio III. La versione ufficiale fu: "Affinchè Dio possa far elevare alla Sua gloria anche chi di misera condizione, cioè dalla polvere, dallo sterco ...". Ma Gioacchino Belli, nel sonetto "La Papessa Giovanna" , non abboccò e scrisse. "... pe ttastà ssotto ar zito de le voje - si er pontefice sii papa o papessa ...". La Chiesa relegò comunque questa storia a livello di favola popolare (Vitae Pontificorum Romanorum del Platina). Due ne furono costruite di quelle sedie: una si trova al Louvres e l'altra al Museo Pio Clementino, in Vaticano. Il libro parla di Pietro Capanna, in arte "Er Sor Capanna", il più celebre cantastorie di Roma. Di San Filippo Neri, il San Francesco del Rinascimento, in modo dettagliatissimo e affascinante. Delle fontane di Roma, con un' anedottica ricchissima e dei vari tipi di acqua che da queste sgorgava: Acqua Muta, Vergine, Felice e Marcia. Di come alcune fontane fossero costruite in tal modo da poter dare anche il vino; bianco quando veniva eletto un nuovo senatore; rosso quando veniva eletto un nuovo Papa. Racconta di come, sulla groppa dei due grossi leoni egizi di basalto nero che ornano la fontana del Campidoglio, si stendessero i condannati alla mazzolatura ("con una mazza venivano rotte agli sciagurati tutte le ossa senza procurare loro ferite ..."). Ancora: la storia dettagliatissima della demolizione della basilica costantiniana di San Pietro e la sua nuova costruzione la cui illuminazione di 4440 lanternoni, 683 fiaccole, più altre 108, che si accendevano simultaneamente grazie ad un marchingegno ideato dal falegname Nicola Zabaglia del rione Testaccio, e affascinò Goethe il quale scrisse: "alla fantastica orgia di luce, si capirà bene che nulla di simile può trovarsi al mondo ...". E ancora, l' Isola Tiberina, Trastevere, Porta Portese, le Piazze, le Vie, il Tevere, il trasporto urbano nel tempo, le Stazioni e le ferrovie, i tram, i cantanti e le canzoni, i Cantori (Pasquino, Trilussa, Petrolini, Belli ...) il porto di Roma, i Santi e ... l'aria (er ponentino, complice di tanti amori ...) ed infine, dulcis in fundo, la cucina romana! Alzi la mano chi sa che la cucina romana si divideva in "cardinalizia", "popolare" ed "ebraico-romanesca"! E giù decine di ricette tra le più famose! Un libro ubriacante di notizie, sconosciute, tutte sorprendenti, tutte dettagliatissime. L' amore degli autori per Roma, dove sono nati e dove vivono, traspare evidentissimo da ogni frase ed anche dalla conoscenza, pietra per pietra, mattone per mattone, dei più celebri angoli della Capitale, ognuno con una sua storia nascosta e appena sussurrata. Ma, traspare anche il timore che tutto questo venga travolto dal divenire inarrestabile del tempo e delle genti. "Qui se vonno comprà tutto, celo, sole e st' aria fresca, ma la fava romanesca la volemo arigalà " Luigi Gaudenzi
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