L'ECO del Serrasanta |
Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
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Fra i molti combattenti di Villa Col de Canali nella Prima Guerra Mondiale, ventuno dei quali caduti per la patria, si distinse, per il grande attaccamento al dovere, padre Settimio Pambianco, frate agostiniano, nato a Villa Col de Canali il 24 aprile 1888, che fu encomiabile tenente cappellano militare, nel 60° fanteria, durante la Grande Guerra ove muore, in circostanze sconosciute, ed è dichiarato disperso, il 26 luglio 1916. Nel compimento del suo dovere, che consisteva anche nel pietoso compito dimpartire lestrema unzione ai soldati morti, la sua vita viene improvvisamente stroncata, alletà di soli ventotto anni. Settimio Pambianco fu successivamente insignito delle medaglie dargento e di bronzo al valor militare. La comunità di Villa gli intitolò, inoltre, la via centrale del paese. Al tenente cappellano Pambianco, figlio di Giammaria Pambianco, i parenti vollero dedicare una pregevole lapide commemorativa, in cui così si sunteggiavano le sue altissime qualità di combattente e di sacerdote ed il suo estremo sacrificio: "Al tenente cappellano d. Settimio Pambianco, caduto eroicamente, nel compimento sereno del proprio dovere, per lonore dItalia e del sacerdozio, il 26 luglio 1916. Il padre Giammaria, lo zio Nazzareno, i fratelli Francesco, Ferdinando, Benedetto qui ricordo posero". Dapprima posta, fino ai primi anni 70 del XX secolo, in cima alla parete laterale destra interna della chiesa di Villa Col de Canali, fu, poi, inspiegabilmente rimossa. Ora trova degna collocazione nella cappella mortuaria delle famiglie Vivani-Pambianco, presso il cimitero civico di Costacciaro. Su tale lapide campeggiano due foto del tenente cappellano, una con labito da frate agostiniano, laltra con la divisa da cappellano militare, contraddistinta da una croce sul petto, dalla parte del cuore. Molto commovente, quale documento nel quale Pambianco prefigura la sua imminente dipartita, è una sua lettera, spedita, dal fronte, a suo fratello padre Filippo, anchegli agostiniano, il 20 luglio 1916, nellimminenza, forse, di un fatale attacco austriaco. "Carissimo Fratello, ti spedisco una breve relazione sul servizio religioso presso il 60.mo Fanteria inviata al Vescovo di Campo, due orari sul servizio religioso approvati dal Sig. Colonnello, due encomi dei quali uno già ti è noto, un ritaglio del giornale "LItalia" a proposito del rinvenimento della salma del Sottotenente Bertarelli Luigi. Ti prego per ragioni di prudenza di non dare comunicazione ad alcun giornale di tale incartamento; al più puoi mandarne copia al Direttore del "Prete al Campo" D. Giulio De Rossi (Via della Scrofa, 70, Roma). Ti avverto tutto questo a previsione di qualunque eventualità. Non ti spaventare di questa lettera che parrebbe voler assumere lidea di un testamento; a casa non lavrei scritta, a te sì. Bisogna guardare in faccia la realtà e serenamente accingersi allo adempimento del proprio dovere. Piuttosto prega Iddio per me, affinché mi conceda la forza e le qualità necessarie per assolvere la mia missione a tutela del buon nome della religione e del sacerdozio. Sento di essere troppo in basso. Lunica soddisfazione che ho chiesto a Dio è la gioia pura e serena che proviene dalladempimento del proprio dovere. Io per naturale sono un poco egoista; in questo momento sento però di dover dimenticare me stesso. Le persone scompaiono e rimangono nella loro purezza le grandi idee di religione e di patria. Io sento nellanimo mio queste due grandi concezioni, ma come sono impari ad assolverle! Prega, prega molto Iddio per me, e confidiamo che Egli voglia esaudire una preghiera che non è fondata su interessi personali, ma che ha solo per oggetto la gloria della religione, la salvezza della Patria. Caro fratello, il tempo non mi permette di prolungarmi in altre considerazioni. La mamma che tanto mi amava in terra, spero vorrà seguirmi colla sua preghiera dallalto dei cieli! Tanti saluti e baci dal tuo affezionatissimo Settimio". Euro Puletti
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