L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 14 - 20 luglio 2003

SPECIALE CORO CAI

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"Il coro è divertimento, musica e armonia"

 

a cura di Pierluigi Gioia

09rafcasimiri.jpg (7447 byte)La vecchia scuola elementare che sorge a metà fra le frazioni di Palazzo Mancinelli e Vaccara, di giorno animata dagli operatori e dai ragazzi del "Germoglio", di sera è buia e silenziosa. A trovarsi lì, quando è ormai buio, e magari giungono folate di tramontana dal valico di Valmare, non sembra un edificio poetico: il cortile, senza nemmeno una luce, il profilo scuro dei cornicioni che si distingue solo perché interrompe il brulicare delle stelle, il riflesso delle lontane croci di Monte Camera e del Cole del Ciuccio sui vetri di una delle finestre ... Insomma: dà i brividi.

Il maestro Casimiri scomparso nel 1943

Ma il lunedì e il venerdì, quando scoccano le nove di sera, il vecchio edificio si rianima. Una piccola lampadina sopra la porta d’ingresso schiarisce le tenebre quanto basta per non incespicare sui montanti del cancello, due finestre s’illuminano e giungono prima voci confuse, poi risa, poi il suono di un organo, i continui richiami di una voce maschile e, infine, soavi canti corali. Due ore o poco meno di musica e canti che si odono da Vaccara fino a Palazzo, senza che mai nessuno si sia sognato di protestare per il ... rumore. Sono le prove del coro CAI "Raffaele Casimiri".

Ogni settimana, a seconda delle proprie possibilità, ciascuno degli attuali trentotto membri viene alle prove, momento irrinunciabile della preparazione di ciascun brano, che dev’essere letto, orecchiato, imparato da ciascuna delle quattro sezioni vocali (soprani, contralti, tenore, bassi) e poi eseguito, ritoccato, rieseguito e perfezionato, con un lavoro lungo ma di grande soddisfazione.

Entriamo. Il maestro Felice Pericoli, appoggiato al suo organo, conversa amabilmente con due coristi: raccontano di una delle ultime uscite del coro, quella di Città di Castello e dei complimenti ricevuti da tutte le sezioni CAI della regione Umbria e di quelle limitrofe. Il maestro Pericoli dirige il coro sin dalla sua formazione, quando, nel ’92 furono uniti il coro CAI e il "Raffaele Casimiri" dell’indimenticato "Tonino del Rigalese".

Ma perché un musicista dovrebbe sobbarcarsi l’onere di dirigere il coro di una piccola città? È gratificante farlo? – chiediamo in modo provocatorio

"Innanzitutto è la mia professione e così do libero sfogo a questa passione per questa disciplina così bella. E poi la musica è un elemento fortemente socializzante, che ci gratifica dal punto di vista umano. Sì, io sono Felice (in tutti i sensi) di dirigere questo coro, anche se non è per niente semplice né poco faticoso"

Andiamo così a stuzzicare i membri del coro, ancora in piedi per la stanza. A tutti poniamo la stessa domanda: ma chi te lo fa fare a venire qua al coro anziché startene a prendere il fresco in piazza?

"Vengo perché qui ho degli amici" ci risponde laconicamente Giuseppe, uno dei più assidui veterani. "È l’amore per la musica" ci risponde Helène, che arriva addirittura da Sigillo per cantare nel coro. "Io non sono un’artista, ma venire al coro mi permette di ascoltare ed eseguire un genere di musica che mi piace veramente. E poi mi trovo benissimo, qui al coro: è un ambiente che mi piace."

"È quasi diventata un’abitudine per me" ci risponde Pasqualino "Io cantavo già con il coro precedente, quello del poro Tonino del Rigalese, ed ho iniziato a dieci anni: sono, insomma, sessant’anni che canto."

"Sin da piccolo, io ho avuto la passione per il canto corale: mi piaceva ascoltare quando cantavano in chiesa ma non potevo cantare, perché ero un bambino." ci racconta Francesco. "Poi, a distanza di molti anni, mi hanno proposto di entrare nel coro del CAI ed eccomi qua, non so se da sette o otto anni… non ricordo bene. Però quando ancora lavoravo in ospedale e facevo i turni, spesso mi capitava di non poter venire alle prove; ora che sono in pensione, mi potrò dedicare interamente al coro. È una gran passione la musica per me: io suono strumenti come l’armonica a bocca, la fisarmonica, anche il piano. Insomma: lo faccio per passione e mi sono sempre trovato benissimo!"

Nel parlare con i membri, scopriamo addirittura che il coro può avere effetti benefici sulla salute: "È bellissimo, è qualcosa di veramente eccezionale: è fantastico!" ci dice Giuseppe, per gli amici Peppe, che per cantare al coro arriva da Borghetto. "Dimentichi i tanti problemi della giornata, durante le prove, superi qualsiasi ostacolo ... per me è davvero una cosa superba. Il coro Casimiri è pieno di giovani entusiasti e anche di meno giovani, ma sempre pieni di allegria. Mi piacerebbe portarci tutti i miei amici, ma questi testoni non sanno quel che si perdono!"

Non uno che trovi un difetto a questo coro. Andiamo allora a punzecchiare i giovani, che rappresentano ormai un buon quarto della compagine.

Chiara, ma chi t’ha fatto tradire Eminem per Bach? Ma che ci fa una giovane in un coro il cui repertorio sa, per molti, di polvere?

"Ma cos’è Eminem? Puah! Il coro sì che mi piace proprio: io ho passato la mia vita intorno al canto. Io cantavo, canto e canterò sempre. E poi, questa è una famiglia in cui non solo si canta ma si sta bene e si sta bene davvero."

"Io sto nel coro perché mi piace e poi mi rilassa." osserva Laura, anche lei giovanissima. "Sto davvero bene insieme agli altri".

(La provocazione non basta ed allora punzecchiamo ulteriormente ...)

Ma il coro è un modo per star bene insieme o per mettersi in evidenza?

"Il coro è armonia: è una famigliona!" conclude Laura.

"La musica non è solo Eminem, ma comprende tutti i generi." ci ribatte persino seccato Fabio, matricola di ingegneria. "Il genere polifonico è alternativo: si fa un po’ per cambiare"

"Io è sin da piccolo che studio musica" aggiunge Emanuele, giovanissimo tenore "e quindi il coro è un modo per mettere in pratica quello che ho studiato".

"Certo, si potrebbe stare a casa da soli, ad ascoltare musica" aggiunge Giordano, anche lui appena entrato all’università. "Al coro, invece, ti incontri con tanta altra gente: a me piacciono soprattutto questo stare insieme, l’armonia che c’è ... e poi anch’io suonavo uno strumento." Quale? "Chitarra elettrica, acustica ... insomma: un po’ di tutto! È anche vero che c’è una bella differenza fra un pezzo per chitarra elettrica ed un canto di montagna, lo so bene: ma la musica è tutta bella!"

A Michele, giovane basso (di un metro e novanta! ndr), chiediamo invece di indicarci tre motivi per convincere i suoi coetanei a venire al coro.

"Il primo è la compagnia, sicuramente: qui è pieno di gente fuori di testa! Poi la musica, perché è una disciplina che dà una formazione fondamentale. Il terzo motivo: i viaggi, perché abbiamo l’opportunità di viaggiare, conoscere posti nuovi".

Certo, tu non potresti dire ‘le donne’ perché sei "ammogliato" ...

"Va be’, lo dirò per qualcun altro. No?"

A Giuseppina, altra giovanissima, chiediamo invece di spiegarci cos’è che le sia piaciuto di più e che cosa di meno del coro.

"Non c’è qualcosa che mi sia piaciuto di meno, perché quando uno entra a far parte di un gruppo accetta sia gli aspetti positivi sia quelli negativi. La cosa più bella è che si sta in compagnia, si affrontano e si scoprono tante cose insieme. Insomma, è come una grande famiglia."

Ma tu, perché consiglieresti a qualcuno di venire al coro?

"Be’, perché è un’esperienza diversa, perché uno si avvicina ad un genere di musica che generalmente a giovani non piace: è un’opportunità interessante anche dal punto di vista culturale".

(Alla faccia di chi dice che questi giovani d’oggi non sanno né parlare né star zitti! ndr)

È ora la volta di punzecchiare il presidente, l’instancabile Francesco Macchiaroli.

Presidente, come va questo coro?

"Bene, non ci sono problemi. Ultimamente c’è stato un certo ricambio nei suoi membri, come avviene sempre in gruppi così numerosi: abbiamo acquistato molti giovani, e questo è stato un fatto senza dubbio positivo".

Certo, per far funzionare un coro così nutrito servirebbero più soldi ... (domanda diabolica ndr)

"Be’, servirebbero, sì, ma anche adesso non ci possiamo lamentare: il Comune ci assegna il consueto contributo, la sezione CAI di Gualdo Tadino anche e don Gian Carlo Anderlini, anche lui, ci aiuta come può ...".

E vabbe’. Il presidente è stato diplomatico, come si conviene a qualunque presidente che si rispetti. Ma lo sentiste quando racconta le sue avventure o le barzellette più divertenti ...

 

ALBUM FOTO

Speciale coro CAI "Casimiri"

Omaggio al maestra Raffaele Casimiri nel 60° anniversario della sua morte

Una serata alle prove del coro, nella vecchia scuola elementare di Palazzo Mancinelli-Vaccara. Qual'è la ricetta del successo del "Casimiri"? Rispondono maestro, presidente e, ovviamente, coristi ...

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