L'ECO del Serrasanta |
Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
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| AMBIENTE & TURISMO |
Il restauro da parte della Frecco s.r.l., del complesso che si estende sulla sinistra della strada provinciale che conduce a Perugia, dalla località di Badìa Val di Rasina (Gualdo Tadino) fino a Frecco (Valfabbrica), che si inaugura giovedì 31, riporta d'attualità le vicende lontane dell'antica Abbazia di San Pietro in Val di Rasina, che si estendeva nella zona interessata ai lavori di recupero, ricavandone un complesso particolarmente importante sia dal punto di vista turistico che produttivo al centro del pubblico interesse.
Il castello di Frecco dopo i restauri Allo scopo di far conoscere l'origine e la storia dell'Abbazia siamo così riandati alla monumentale opera del Dr Ruggero Guerrieri, pubblicata nel 1933, nella quale le vicende della stessa sono riportate con dovizia di particolari. La storia "L'Abbazia sorse per opera di un rampollo del conte Monaldo II che dall'imperatore Tedesco Ottone III ebbe la riconferma del Vicariato di Nocera e Tadino. Questo discendente di Monaldo II, circa l'anno 1006, faceva costruire e dotava, per le monache Benedettine, l'Abbazia e la donava alla propria figlia Armengarda che ne fu la prima Abbadessa, vi morì e fu sepolta. Altri autori fanno erroneamente risalire a circa cento anni prima, la fondazione di questo Monastero. L'Abbazia raggiunse in breve grande importanza e per oltre un secolo vi ebbero stanza le Benedettine, dopo le quali passò ai monaci dello stesso Ordine. Non sappiamo esattamente in quale anno avvenne il passaggio, certo è che il 1° Giugno 1291 si era già effettuato, poiché in tale data resta una Bolla di Papa Nicolò IV, con la quale scriveva da Orvieto all'abbate e non già all'abbadessa, affinché insieme al vescovo di Camerino ed al priore di S. Vittoria, Diocesi di Fermo, giudicasse imparzialmente in una causa vertente tra alcuni cittadini gualdesi, ed un nobile signore di Fermo. Quando poi il Pontefice Giovanni XXII, nel 1332, impose sui beni ecclesiastici la tassa o censo, essa fu pagata anche dalla Badia di San Pietro e il pagamento trovasi registrato nei libri delle Collettorie Pontificie, in data 24 Giugno 1333, con l'indicazione che da Sabatello Sindicus monasterii S. Petri de Rasina, era stata versata, la somma di venti libbre. Dopo ciò, durante un intero secolo, nessuna notizia più abbiamo dell'abbazia. Solo ci risulta che la stessa era andata lentamente declinando, sino a ridursi senza alcun monaco, tanto che, morto nella prima metà del Quattrocento anche l'ultimo abbate, Giacomo Altavalle, fu trasformata in Commenda secolare e con tale qualifica, il 25 Ottobre del 1435, fu dal Pontefice concessa a Cristoforo di Berto Boscari, dei conti del Poggio di Valtopina, monaco di Sassovivo, che tre anni dopo fu eletto vescovo di Foligno, dove morì nel 1444. Dopo costui, tra gli abbati vanno ricordati nel 1478 e ancora nel 1506 il gualdese Anastasio di Costantino Feliziani, il Card. Antonio Del Monte che fu inviato nel 1513 in Gualdo quale Legato Pontificio, un Bernardino Ranieri da Perugia, in carica nel 1537 ed ancora nel 1560, un Orazio Ranieri, pur da Perugia, che poco prima del 1573 apportò al fabbricato dell'Abbazia non pochi restauri, un Don Girolamo di Fabrizio Signorelli, anch'esso perugino, nel 1591 e ancora abbate nel 1613, un Don Giulio Signorelli nel 1628 e un Don Angelo Signorelli nel 1633. Ebbe poi la commenda il cardinale Orazio Giustiniani, che la tenne sino all'epoca della sua morte avvenuta nel 1649, e in seguito troviamo in tale officio, nel 1661, Mons. Domenico Salvetti da Gualdo, nel 1717 ed anche assai più tardi nel 1743, epoca della sua morte, il cardinale Ludovico Pico dei Duchi di Mirandola, nel 1746 il Card. Raniero Delci e nel 1772 il conte Ercole Oddi Perugino. Tutti costoro dissiparono i molti beni dell'abbazia, che era assai ricca, possedendo all'intorno numerose terre, dalle quali, nel secolo XVI, di solo frumento ritraeva in media ogni anno oltre cento mine, quantità non indifferente se consideriamo che quella regione oggi ancora, ma specialmente in quei tempi, era coperta da folte boscaglie. Di questa antica badia oggi (1933) più nulla rimane. Sorgeva là dove confluiscono i due torrenti Arone e Rasina, attigua all'alta e massiccia torre quadrata, in pietra arenaria corrosa dai secoli, che in quel luogo, si vede emergere su di un gruppo di moderni fabbricati colonici che ad essa si appoggiano .. La torre ricordata, era uno dei fortilizi di frontiera dell'antico comune di Perugia, che ivi appunto aveva i suoi confini orientali. Sappiamo anzi, che nella prima metà del 1496, i magistrati perugini l'avevano data in custodia a tal Feliziano di Costantino da Gualdo, con obbligo di difenderla e non cederla, senza ordine della città di Perugia e dell'abbate di S. Pietro di Val di Rasina che, come sopra si è visto, era allora Anastasio di Costantino Feliziani. La chiesa di S. Pietro restò compresa nella giurisdizione della chiesa plebana di Casacastalda. Nella seconda metà dell'Ottocento, divenuta proprietà dei Conti Olivieri di Fabriano, insieme alle terre circostanti, fu ridotta ad uso di stalla. Acquistata nel 1882, con le terre suddette, dalla famiglia Bucci di Ancona, venne ricostruita completamente sulle vecchie fondamenta e riaperta al culto nel 1897. Anzi, la famiglia Bucci, da quell'epoca, vi fece sempre celebrare la Messa, ogni giorno festivo. La chiesa ha un solo Altare, e nella parete esiste un grande quadro in tela, rappresentante la Crocifissione di Cristo, fatto eseguire e poi donato. da uno dei tre abbati commendatari della famiglia Signorelli di Perugia, che godettero la commenda dell'annessa abbazia; infatti il quadro porta lo stemma di quella nobile famiglia con le parole: Abbas Signorellus. Nella chiesa esiste anche un altro quadro in tela, della fine del XVI o del principio del XVII secolo, rappresentante S. Anna che presenta un libro aperto alla Vergine adolescente; questi due quadri, precedentemente nella prossima chiesa di S. Anna in Frecco, dipendente anch'essa dall'abbazia di S. Pietro di Val di Rasina". Lo stato attualeQueste sono le notizie storiche annotate dal Dr Guerrieri nel 1933: dopo di allora di acqua ne è passata molta sotto i ponti della Rasina. Dopo anni di abbandono, connessi in particolare alla fine della mezzadria, un primo intervento di recupero delle due chiese di San Pietro e di Sant'Anna, ci fu negli ultimi anni del secolo scorso per iniziativa della famiglia Freddi di Roma; attualmente è risorto attorno all'antica chiesa un grande complesso che comprende venti fabbricati, tra castelli, casali e dimore rurali, tutti trasformati in accoglienti dimore per sani e salubri periodi di vacanza in un luogo in cui la cultura dell'ospitalità è tramandata da secoli e ritenuta un vanto. Il complesso ha la peculiarità di sorgere a breve distanza dai centri storici più noti e suggestivi dell'Umbria, a metà strada fra il Parco del Subasio e quello del Monte Cucco, per cui risulta facilmente raggiungibile e attraverso la nuova Flaminia ed attraverso la nuova SS 318 entrambe in fase si realizzazione. Qui tutto è all'insegna del massimo relax: gli ospiti possono soggiornare in ambienti confortevoli, gustare delizie della terra, praticare varie attività sportive, quali il tennis il trekking, l'equitazione, il tiro con l'arco, o rigenerarsi nel centro di benessere agrobiomedicale del castello di Frecco; per riunioni, convegni, seminari sono a disposizione moderne sale dotate delle migliori tecnologie della comunicazione, con possibilità di videoconferenze. Le chiese di S. Anna e S. Pietro rendono possibile la celebrazione di matrimoni in ambienti indimenticabili. Infine la gastronomia: l'azienda propone prodotti alimentari originali e lavorati direttamente in virtù delle coltivazioni e degli allevamenti biologici e quanto viene offerto è rigorosamente naturale ed all'insegna della genuinità, dal frumento, alle verdure, alla frutta, ai legumi, ai prodotti del sottobosco quali funghi e tartufi, alle carni e derivati, dal latte ai latticini.
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Dagli anni lontani del monachesimo a moderna struttura ricettiva |
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| Casa mia, casa mia ...
Quanto mancano i luoghi natii, quando per un lungo periodo si è costretti a vivere lontano da essi. il ritorno a casa è sempre un evento piacevolissimo e lungo la strada del ritorno, quando si è vicini a casa, si cominciano ad apprezzare le note colline ed i monti che all'orizzonte fanno capolino. I colori della natura si fanno più vivaci ed il verde è così diverso da quello che ricordavi, che ti sembra la prima volta che lo vedi, ed allora ti domandi come ti sei potuto allontanare, per tanto tempo, da tanto splendore, da quello che ora ti sembra il miglior posto dove poter vivere. Queste le sensazioni che provavo ogni volta che, negli otto anni vissuti lontano da Gualdo Tadino, vi tornavo per qualche giorno. Durante il breve soggiorno a casa, poi, gli amici, il bar, qualche pizza, chiacchiere, risate. Quello, però, che non mancavo mai di fare, abituato come sono da vari anni a prestare la mia opera in alberghi, era un veloce passaggio, quasi una visita obbligata e sentita per controllare i lavori alla "Badia", il piccolo antico borgo che stavano ristrutturando e del quale si diceva un gran bene. L'ammiravo da lontano, quasi di nascosto e, di soppiatto, l'ho vista crescere e modificarsi, ma mai avevo avuto l'occasione di entrarci, anche se da gualdese la sentivo un pò mia. Per un susseguirsi di eventi, ora, mi ritrovo a lavorarci dentro, impegnato quotidianamente per raggiungere il primo traguardo in quel luogo da sogno: l'apertura di un Albergo Ristorante con la "A" e la "R" maiuscole, nella mia città, che lo ha sempre cercato, voluto e richiesto a gran voce. In luglio tutto questo sarà realtà ed io avrò l'onore di esserci, cosa sicuramente impensabile alcuni anni fa quando ho cominciato a lavorare in albergo. Non è stato semplice arrivare a questo obiettivo raggiunto grazie alla collaborazione di un gruppo di persone che, credendo da sempre in questo progetto, vi hanno dedicato anima e corpo, sacrificando il loro tempo libero, le loro famiglie, risolvendo i mille e più problemi che giornalmente si presentavano. Sarà un privilegio accogliere tanti amici, tanti gualdesi che vorranno toccare con mano ed ammirare il lavoro svolto fin d'ora e addirittura collaborare con loro per il successo di questa struttura. Avere la possibilità di fare quello che mi piace e per cui ho studiato a due passi da casa è forse la più bella soddisfazione che poteva capitarmi e spero adesso, che la mia opera, unita a quella degli altri, insieme alla professionalità di tutti serva a far conoscere e quindi a far apprezzare ai sempre più numerosi ospiti che arriveranno dai posti più remoti d'Italia, dell'Europa (e perché no?) del mondo, le bellezze naturali che circondano il "nostro albergo" e la nostra città. Sono sicuro che questi luoghi se li porteranno nel cuore, tornando a casa loro, e voglio sperare che una volta partiti, conteranno i giorni che li separano dalla loro prossima visita, come succedeva a me ogni volta che lasciavo Gualdo Tadino alle spalle e speravo che il tempo corresse veloce e mi facesse trovare, a breve, nello stesso tratto di strada, ma con la macchina rivolta nella direzione opposta. Gabriele Biscontini
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