L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 6 luglio 2003

FOSSATO DI VICO

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I nodi al pettine della "Canalecchia"

Mentre scriviamo non conosciamo gli esiti della conferenza di servizio del 7 luglio sul riambientamento dell’area "Canalecchia", convocata in merito al progetto dalle imprese che fanno capo all’Italcementi, aggiudicatarie della gara di pubblico incanto espletata nel 2001, e che dovrebbe esprimere il parere di fattibilità nell’ambito della procedura di compatibilità ambientale della Regione. Intanto la consulta del Parco del Monte Cucco, non ha preso posizione in quanto non in grado di esprimere pareri tecnici, ma il "caso" è scoppiato sulla stampa per una presa di posizione del segretario regionale DS e della sinistra ecologista contraria al progetto, cui ha risposto il direttore dell’Asso-Cave Umbria, Raul Ridolfi, che appartiene alla stessa area politica, con un intervento di tenore opposto.

L’intervento su un fatto molto circoscritto e settoriale, con toni radicali del segretario regionale DS, il maggior partito del governo della Regione, deputato ad orizzonti più ampli e problemi più profondi, sembra atipico e frutto di un certo "lavorio" degli esponenti locali dell'opposizione, per mettere in difficoltà l’amministrazione comunale. Tuttavia spinge a riflessioni su un'opposizione locale sempre sollecita su alcuni "affari" a metà fra ecologia e business, come già per il Parco Eolico di Cima Mutali. E questo in contraddizione in entrambi i casi con gli atti istituzionali adottati per sua specifica volontà dalla vecchia amministrazione di sinistra. Per esempio nel caso specifico, l’area Canalecchia è stata inserita nel Programma di Fabbricazione dall’amministrazione di sinistra ed il riambientamento è stato voluto nel Piano economico del Parco del Monte Cucco proprio da lei. Perché dunque oggi questa ostilità? Se lo chiedono tutte le persone perbene di Fossato di Vico e sarebbe bene che arrivi una presa di posizione chiara e precisa per sgombrare il campo da possibili illazioni, anche in vista delle elezioni comunali del prossimo anno.

Ma andiamo per ordine ed analizziamo i fatti. Il problema del riambientamento della Canalecchia è una eredità pervenuta all’attuale amministrazione, la quale ha impostato il problema con una soluzione atipica: coinvolgere imprenditori privati nella faccenda, tentando di abbinare interessi ambientali pubblici con gli interessi del mondo economico. L’ha fatto alla luce del giorno con una gara pubblica "ad incanto" invitando le maggiori imprese nazionali del settore, "quale garanzia di qualità ed affidabilità ed in possesso di alte tecnologie, con sistemi di progettazione all’avanguardia - dice il sindaco". La gara è stata aggiudicata ad un gruppo di imprese che fanno capo alla Italcementi, che hanno già versato un importo forfettario di 100 milioni di vecchie lire. Le imprese stanno elaborando un progetto, che prevede l'escavazione di 936.000 mc di inerti, di intervenire fra l’altro "sulla parete esistente in precario equilibrio di stabilità e soggetta a continui smottamenti" ed il riambientamento geologico e forestale, nonché la rimozione del materiale inquinante della discarica. Una precedente conferenza dei servizi ha già dato luogo ad una modifica del progetto e ad una variante al PRG.

Nell’intervento del segretario regionale dei DS ci pare per lo meno strano il riferimento al "diverticulum" romano. Un diverticulum fantasma, presente soltanto nell’ambito di elucubrazioni intellettuali di qualche ricercatore locale, se è vero che non esiste traccia, opera o segnale archeologico alcuno nell’area completamente invasa dalla comune vegetazione della macchia appenninica. Il problema è talmente estemporaneo che a nessuno mai è venuta l’idea di porre un vincolo archeologico, come invece a ragione è previsto nel PRG in altre parti del comune. E’ come dire che non bisogna arare i campi nella pianura perché vi passava l’antica Flaminia, che pure in qualche sporadico resto rimane ancora visibile.

Se il progetto andrà in porto è previsto per il comune un incasso di 4200 vecchie lire al mc, circa 4 miliardi di vecchie lire, di cui è stata anticipata una somma a titolo di "caparra" di 720 milioni di vecchie lire. "In generale questi interventi per il recupero ambientale sono costosissimi e dunque inaccessibili ai bilanci delle amministrazioni pubbliche, lasciando irrisolto il problema. – dice il sindaco. In questo caso noi risolviamo un problema con tutti i crismi della correttezza tecnica, procedurale ed ambientale incassando pure 4 miliardi di vecchie lire. Non capisco riserve e opposizioni, se non per motivi politici ed ideologici. Questa è buona amministrazione." Inoltre i materiali risultanti dall’escavazione saranno necessari per la costruzione delle strade ormai di prossimo avvio (Flaminia e Perugia-Ancona), che qualificheranno questo territorio e lo proietteranno in una interessante prospettiva futura.

 

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Al segretario regionale DS risponde il direttore dell'Asso-Cave Umbria: tanti vantaggi e pochi svantaggi

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