L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 6 luglio 2003

SIGILLO

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L'infiorata

I sigillani dicono che nessuno conosce veramente Sigillo se non è stato, una notte, a contemplare la luna piena tra queste enigmatiche montagne, in questa piana che, a primavera, si trasforma in un lago di praterie verdeggianti macchiato qua e là dall’azzurro dei fiordalisi e dal rosso dei papaveri. Nelle stagioni buone, qui si ascende al Monte Cucco, dalla cui cima la vista può cogliere l’azzurro dell’Adriatico e quello, più sfumato e lontano, del Tirreno. E si può tentare l’impresa romantica di raggiungere le Grotte per visitare la sala del trono, la cattedrale, la sala delle colonne, e la fatidica scritta: "non plus ultra".

La solennità un po’ rude di questo paesaggio non tarda a collegarsi, nella nostra mente, con le memorie storiche di una terra entrata nella leggenda per le sue antichissime tradizioni, legate a suggestivi riti religiosi. L’Infiorata è una tradizione religiosa che risale al 1500. "l’amore per il loco natio" ha fatto scoprire, in un archivio romano, a mons. Piero Vergari, un documento dei primi anni del secolo XV, che getta una luce nuova sulla religiosità degli antichi abitatori di questa nobilissima Terra, una Bolla della Delegazione Apostolica in Perugia del 1 agosto 1532 relativa alla chiesa di S. Anna, sede allora della Confraternita del Corpo di Cristo e di S. Anna.

La Bolla è la risposta positiva ad una petizione dei: "sindaci, massari e uomini della Confraternita sigillana del Corpo di Cristo e di S. Anna, nella quale si chiedeva, tra l’altro, di ampliare e riedificare l’antica Maestà o Cappella del Corpo di Cristo e di S. Anna, di confermare la Confraternita ivi eretta con lo stesso titolo, di non trasformare mai la predetta Cappella in beneficio ecclesiastico vero e proprio, e di poter rimuovere "ad libitum" (a loro volontà), i cappellani che celebravano Santissime Messe e altri uffici divini".

Nella Bolla ci sono accenni alla storia della Cappella: si afferma, che "è stata costruita fuori le mura del Castello di Sigillo, già da molti anni, dalle fondamenta in tempo di peste, e a spese dei fedeli della Confraternita, a testimonianza della loro singolare devozione verso il Corpo di Cristo e di S. Anna, Madre della Gloriosissima Vergine Maria". Non crediamo di errare se datiamo la prima costruzione non anteriore al secolo XV, anche perché essa è assente nel Liber Beneficiorum, un elenco abbastanza accurato di tutte le chiese diocesane tenute a pagare il sussidio papale e quello episcopale, che è dei primi decenni del secolo XV.

Quanto alla peste, per scampare alla quale, sarebbe stata costruita la Cappella, il Guerrieri, storico gualdese, ricorda come memorabili le pestilenze degli anni: "1449 - 1476 - 1486 - 1494". durante una di queste fu eretta la Cappella in onore del Corpo di Cristo e Sigillo si mise sotto la protezione della gloriosa Sant’Anna. Si può precisare che il culto specialissimo al SS.mo Sacramento deve avere avuto in Sigillo una notevole diffusione specialmente per opera della Confraternita del Corpo di Cristo, fondata nella vicina Gualdo da Andrea di Paolo nel 1328. Il Corpus Domini, festa mobile in onore dell’Eucarestia, che si celebrava il giovedì, sessanta giorni dopo la Pasqua, fu istituita da papa Urbano IV (1261-1264), in seguito al Miracolo di Bolsena: "nel 1263 un prete boemo che celebrava la messa nella chiesa di Santa Cristina e che nutriva forti dubbi sulla totale trasformazione della sostanza del pane e del vino nella sostanza della carne e sangue di Cristo, in forza delle parole pronunciate dal sacerdote durante la messa vide sgorgare il sangue dall’ostia consacrata".

Un dato interessante emerge dal formulario della Bolla, elegante nel latino umanistico curiale: "i motivi della petizione per ampliare la Cappella, e per aumentare la frequenza per l’ascolto delle Sante Messe, dando nuovo vigore alla Confraternita, sono di grande onore per i Sigillani di allora: "la devozione del popolo verso il Corpo di Cristo e S. Anna è andata sempre più crescendo, per cui, se avete intenzione di ampliare e riedificare la predetta Cappella a vostre spese e con le pie elemosine dei fedeli, allo scopo di rendere più frequenti e fervorose le vostre visite e di tutta la Comunità del Castello di Sigillo, con l’autorità a noi concessa e della quale siamo muniti decretiamo e stabiliamo che la predetta Cappella da voi costruita si debba riedificare e ampliare e che non abbia mai il titolo di beneficio ecclesiastico, concediamo inoltre che la predetta Confreternita possa liberamente far celebrare le Messe e altri divini offici da parte di uno o più sacerdoti o cappellani amovibili a vostra volontà".

Quali siano stati i lavori di ampliamento in forza di questa Bolla non possiamo determinarlo con assoluta certezza: È, comunque, da ritenere che la vecchia Cappella non ebbe ritocchi sostanziali, perché ancora essa è allo stato primitivo, come ben documenta il ciclo pittorico di Matteo da Gualdo. Probabilmente l’ampliamento è da riconoscersi nelle navate che hanno racchiuso la primitiva Cappella del Corpo di Cristo e di S. Anna.

Nel 1700 si conservavano degli antichi registri che iniziavano nel 1520. Nel suo archivio, fra le tante carte che sono andate perdute e che ricostruivano uno spaccato di storia sigillana, c’era un antico "quinterno di regolamento", in cui erano scritti i capitoli da osservare da Confratelli. Questa Confraternita aveva sede nell’altare di Sant’Anna sull’antica via Flaminia ed il suo Oratorio nel Palazzo dei Priori, in cui i confratelli conservavano i "sacchi bianchi", ossia l’abito da indossare per le cerimonie religiose e le processioni. Avevano l’obbligo di provvedere l’olio per la lampada del SS. Sacramento nell’altare maggiore di S. Andrea, accompagnavano il Santissimo quando veniva portato agli infermi e facevano la processione nella terza domenica di quaresima e la processione del Corpus Domini.

Papa Clemente VIII, il 13 luglio 1603, concesse "un breve" per l’acquisto di tutte le indulgenze. Nel 1683 la Confraternita aveva una rendita di 80 mine di grano per beneficare i poveri, distribuiva, nel giorno di Pasqua e del Corpus Domini del pane ai poveri. Istituì un Monte Frumentario con una dote di 140 mine di grano. L’antico calendario religioso sigillano, nel mese di giugno, annota:" per il Corpus Domini, solennissima processione Eucaristica, si sosta davanti all’altarino preparato sulla pubblica piazza del paese e si fa l’infiorata con grande profusione di fiori di ginestra, di rose, di papaveri e di santoreggia".

L’infiorata si comincia il lunedì: le colline sopra Sigillo vengono prese d’assalto dalle persone del paese in cerca di Santoreggia e di fiori di Ginestra. Sia che cade in maggio oppure verso la fine di giugno, c’è sempre con che fare l’infiorata: La Santoreggia e le foglie di noci si trovano in qualsiasi stagione; per i fiori si ricorre, magari ai grappoli di acacia, ai papaveri, ai fiordalisi, alle rumiole, ai fiori della ginestra oppure ai petali di rosa. Si spogliano le case ed i giardini per rendere solennemente regale la breve sosta del Signore. Ed è una gara appassionante per primeggiare nella realizzazione dei "disegni artistici" che fanno da cornice e da tappeto al passaggio del SS. Sacramento. Sopra ogni baldacchino ad ogni finestra è una pioggia di fiori per tutta la processione. Gli uomini e le cose formano un cuore solo che canta il trionfo del Redentore. Nell’azzurro, sale l’incenso ed esultano le campane. E’ la gloria del Corpus Domini a Sigillo.

Giuseppe Pellegrini

 

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Le lontane origini di una pia tradizione

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