L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 13 - 6 luglio 2003

ARTE

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Torna in Umbria un'opera di Matteo da Gualdo

 

di Enzo Storelli

Opera autografa, originalissima, di sapiente cromatismo. Matteo vi si conferma artista eccezionale nella tecnica dei dipinti su tavola (lo fu anche in quella dell'affresco); si osservino gli autentici preziosismi, la ferrea pazienza nel realizzare l'elaboratissima cornice, con lettere puramente ornamentali, che non formano parole. Questo lavoro è quasi un compendio delle cifre stilistiche, degli stilemi tipici del maestro gualdese, della sua individualità.

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L'esame delle morfologie pittoriche orienta verso una collocazione tra il 1487 e il 1495. Siamo ormai al culmine di quella personale maniera dove un singolare atteggiamento concettuale si associa ad una cura esecutiva che raggiunge livelli di estrema raffinatezza, preludendo alle ultime celebri prove. Valga la puntigliosa resa del panneggio del manto di San Tommaso, dalle frastagliate, legnose pieghe.

Tutto ciò rende Matteo da Gualdo (1435 ca- 1507) sostanzialmente autonomo rispetto alla cultura artistica umbro - marchigiana dell'epoca. Il suo pennello incide come un bulino sul metallo, la sgorbia sul legno, avvicinandolo ai pittori nordici. Che egli è stato influenzato dalle xilografie tedesche lo provano ad evidenza le opere della fase finale. Le stampe nordiche erano ampiamente diffuse in Italia.

Non si dimenticano questi personaggi eccentrici, dai volti trasognati, rudemente espressivi, testimonianza di un'indole interessante quanto ciò che produce.

L'apostolo Tommaso regge emblematicamente con la destra una cintura. E' la Sacra Cintola della Vergine, di cui si parla in un racconto analogo a quello evangelico dell'incredulità del Santo alla Resurrezione di Cristo, racconto contenuto in una delle molte versioni apocrife dell'Assunzione di Maria. Assente al momento della morte della Madonna e della sua sepoltura - dopo la quale era stata assunta in cielo - quando Tommaso invocò una prova della sua Assunzione, essa gli gettò dal cielo là sua cintola.

La Vergine è qui colta nel momento in cui viene staccata dalla terra da due angeli inginocchiati, entro una mandorla di Serafini. Appare ancora come seduta in trono, adorante il Bambino disteso sulle ginocchia.

Alcune considerazioni circa l'inquadramento dell'opera nel percorso di Matteo.

La cronologia che proponiamo per essa, tra il 1487 e il 1495, tiene conto dell'allungamento delle figure (si osservi in particolare il San Sebastiano) ben riscontrabile a partire dal trittico di Nasciano (1480), dove i Santi presentano la stessa "stranezza" espressiva e il Bambino con l'indice sinistro in bocca e la destra benedicente precorre in tutto - impianto e caratteri - questo della tavola in argomento.

Non meno significativi i rapporti in termini "morelliani" con particolari degli affreschi di Sant'Anna a Sigillo (1487), per certe ricercatezze nell'ornamento del bordo del manto della Madonna e per il volto del San Sebastiano, che mostra gli stessi capelli fluenti, arricciati del sognante San Giorgio dell'oratorio sigillano.

Ancora un dato di riferimento: le fattezze della Madonna incoronata, lo scollo del manto evocano non poco quelli della "Misericordiosa" del perduto affresco della parrocchiale di Pieve di Compresseto (per cui suggerimmo una datazione intorno al 1490) e, più, i tratti del viso e le mani dell'Immacolata dell'"Albero di Jesse" (1497). Il tipo di decorazione classico - zoomorfa della lunga predella di fondo porta ad associare la tavola ai lavori del periodo archeologizzante della maturità dell'artista.

L'opera è nota da tempo allo scrivente. La conobbe da una riproduzione conservata nella fototeca dello storiografo gualdese Ruggero Guerrieri, che tuttavia non la menziona nell'ampio capitolo che dedica a Matteo nella "Storia Civile ed Ecclesiastica del Comune di Gualdo Tadino" (1933). Pubblica il dipinto Filippo Todini in "La pittura umbra dal Duecento al primo Cinquecento" (1989). Ne accenna, al seguito, Sara Giuliani Spurny nella recente monografia sul pittore (1999).

Nel 1914 la tavola si trovava presso la collezione Salvadori a Venezia, successivamente in collezione privata a Zurigo. Oggi l'acquisizione al patrimonio d'arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, per diretto interessamento del suo Presidente, il Cav. Carlo Colaiacovo. Un atto di rilevante importanza perché restituisce alla cultura del Rinascimento umbro un testo pittorico di indiscutibile valore. E' esso il secondo, del maestro gualdese, in proprietà della Fondazione. Il precedente acquisto (un paliotto in tela pubblicato da Pietro Scarpellini in "Paragone", n.313, 1976) è del febbraio 1975.

Relativamente alla sede originaria della tavola, sinora sconosciuta, pensiamo ad ambito della stessa Gualdo. Una piccola pala si addiceva certo ad un vano chiesastico non grande.

Scaturiscono dalla nostra ricerca due possibilità collegate al culto locale di San Tommaso. Una cappella dedicata al Santo è ricordata in San Benedetto nel 1488 (significativa la coincidenza temporale), ma intitolato all'Apostolo era anche uno dei cinque eremi di Terziari Regolari Francescani posti nella seconda metà del Quattrocento sulle pietraie preappenniniche in prossimità dell'attuale Convento di Santa Maria Annunziata degli Zoccolanti. Tenuto conto che il pittore era Terziario francescano e che negli ultimi testamenti espresse la volontà di essere trasportato alla sepoltura (eletta prima in San Benedetto, poi in San Francesco) proprio dagli eremiti dell'Ordine residenti fuori della città, questa seconda ipotesi non è meno fondata della prima.

Salutiamo con vivo piacere il ritorno di quest'opera di Matteo da Gualdo in terra umbra, nel contesto di una civiltà figurativa che non finisce di sorprendere per la bellezza e il sentimento che ha espresso nei secoli. Con un rinnovato plauso alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia poiché conferma la benefica tendenza a legare il proprio nome a nobili operazioni culturali, tramite un ulteriore esempio di come una banca può oggi concorrere al recupero e alla valorizzazione del patrimonio storico - artistico nazionale.

Confidiamo nell'esposizione della pala in occasione della preannunciata retrospettiva sul pittore gualdese, insieme all'altro dipinto da tempo in proprietà della Fondazione.

 

"Vergine Assunta entro una gloria di Serafini, tra i Santi Tommaso apostolo e Sebastiano" - Tempera su tavola, cm 114,7 x 112,6 - Provenienza: recente acquisto della Fondazione Cassa di Risparmio di perugia dal mercato antiquario

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