L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 22 giugno 2003

FOSSATO DI VICO

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La porta delle Marche

Da qualche tempo il valico di Fossato suscita gli interessi dell’opinione pubblica. Se ne parla per i lavori di costruzione della galleria e del raddoppio della statale Perugia-Ancona, frequentemente nelle pubblicazioni per i riferimenti storici, nella stampa, a cui si associa il comune di Fossato. Dopo aver letto l’articolo di Valerio Anderlini sulla presunta concorrenza per lo scavalcamento dell’Appennino con la "strada Clementina" di Nocera ritengo opportuna una riflessione sul ruolo del valico di Fossato, anche perché qualche storico locale enfatizzando l’importanza del "diverticulum ab Helvillo ad Anconam" parla spesso di "centralità viaria" di Fossato.

Io ritengo che una visione limitativa o enfatizzata del ruolo del valico di Fossato, dia una visione deformata dell’importanza geopolitica di questa zona. Di certo si può dire che l’abitato di Fossato, con la sua evoluzione dalla preistoria ad oggi con vari nomi e dimensioni, è legato allo scavalcamento dell'Appennino e che il valico di Fossato ha svolto e tuttora svolge un'importante funzione di comunicazione interregionale. Perché? Geograficamente è il punto più basso per lo scavalcamento dell’Appennino Umbro-Marchigiano, (se si esclude il valico di Scheggia) ed è anche il più agevole per brevità e scorrevolezza e dunque il più sicuro. Nel suo percorso non vi sono luoghi impervi, gole particolarmente strette, passaggi obbligati, dislivelli inaccessibili, distanze sperdute e desolanti fra gli abitati, condizioni metereologiche perennemente disagevoli. Cosicché il viaggiatore della Via Flaminia che dovesse recarsi ad Ancona lo ha sempre preferito ai più scomodi ed anche a quello di Scheggia per il prolungamento eccessivo e per gli anfratti presenti nelle gole carsiche del fiume Sentino. Inoltre il valico di Fossato mette in corrispondenza le ricche vallate e pianure dello Iesino, dove Ancona risulta essere il maggior porto dell’Adriatico verso oriente, con quelle del Tevere, dove sono collocati i capoluoghi di regione Ancona e Perugia ed in subordine del Chiascio, permettendo un interscambio commerciale con la costa adriatica e con i mercati dell’Est. Tali caratteristiche fanno sì che su queste direttrici si concentrino i traffici commerciali e viaggiatori Roma-Ancona, Perugia-Ancona, Nord Est italiano e mitteleuropeo - Roma, in parte e soprattutto in tempi passati dato che ora lo scavalcamento avviene sull’Appennino Tosco-Emiliano ed addirittura Marche (anconitano e maceratese) -Toscana, (aretino e senese).

Tuttavia la zona è periferica e decentrata dai grandi flussi storici per cui non costituisce luogo d’incontro fra leadership e civiltà, che determinano i fatti dominanti. Per questo motivo la "centralità viaria" risulta essenzialmente a livello locale e regionale e non dà luogo a fenomeni di richiamo di grande entità e di crescita, ma sempre a supporto di centri e sistemi periferici. Così, definito il quadro di riferimento viario e resa giustizia alle caratteristiche geografiche del sito, ci piace effettuare un’analisi del ruolo del valico di Fossato nei vari periodi storici. Già nel periodo preistorico – e precisamente nell’età degli antichi Umbri - troviamo una presenza umana che è legata al valico di Fossato e cioè il culto della dea Cupra. Nella zona erano presenti due comunità umbre, testate nelle Tavole Eugubine: i "Tarsinates" e gli "Atiedies". Data la vicinanza a Gualdo Tadino viene spontaneo ritenere che il "Fossato umbro" ricada nella zona d’influenza della comunità tarsinate. Tuttavia ad una lettura più attenta si può ipotizzare che la comunità attieda, con il suo centro politico ad Attiggio nel fabrianese ed il suo centro religioso a Gubbio, avesse un ponte in questo agglomerato proprio per la sua posizione a ridosso del valico. E pare anche verosimile, come ipotizzato da qualcuno, che le origini umbre del sito siano eugubine, anche in riferimento ai richiami della letteratura latina, nella quale gli eugubini portavano a vendere le loro produzioni di ortaggi e verdure sulla Flaminia, con un chiaro nesso di appartenenza territoriale, addirittura nel nome se è vero che il significato di Helvillum, così si chiama l’abitato romano, è "verdeggiante" inteso anche nel senso di verdura.

Con la costruzione della Flaminia il villaggio umbro si sviluppa fino a raggiungere le dimensioni di "mansio" di una certa importanza, con il suo diverticulum ab Helvillo ad Anconam, citato in tutti i quattro itinerari della viabilità antica. Nel periodo medioevale i traffici si restringono in una società in difesa e più chiusa, più rivolta all’esercizio religioso e militare; così si insediano il castello munito e fortificato ed i conventi e le abbazie. In questo periodo il valico è sede di passaggio legato alle funzioni diocesane in particolare per il collegamento Nocera Umbra-Sassoferrato, valorizzando la variante del passo di Chiaromonte, sopra l’Abbazia di San Cassiano, tappa di ristoro e rifocillamento. Resta comunque di gran lunga prioritaria la funzione di collegamento Perugia-Ancona, con Perugia che si tiene stretto questo avamposto sul confine marchigiano. Questo fino ai tempi moderni, agli anni ’50 del XX secolo, quando la Flaminia nel suo tracciato storico, perde il suo ruolo a favore della SS 3 bis, ora E7, che dal ternano attraversa tutta la valle tiberina mettendosi in contatto con il nord est attraverso il valico del Verghereto.

Con il traforo il valico di Fossato viene valorizzato per la sua prospettiva futura nell’ambito della Perugia-Ancona, rappresentando il punto di riferimento delle aree interne umbro-marchigiane, anche se non va ignorato il ruolo alternativo della futura SS 77, del traforo del Cornello, e della Fano-Grosseto.

Ottavio Giombetti

 

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STORIA E ATTUALITA' DEL VALICO

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