L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 12 - 22 giugno 2003

TERRITORIO

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Una vita all'assalto

Il pluridecorato tenente degli arditi Ettore Vivani, di Villa Col de’ Canali di Costacciaro, nacque in Sicilia, a Santa Margherita Belice (Agrigento), il 20 dicembre 1893, da Paolo ed Evarista Brunamonti. Nell’imminenza dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, Vivani ricopriva il grado di sottotenente nel 94° reggimento fanteria di stanza a Fano. Fu, egli, fra "i primi fanti, il 24 maggio", a partire con il suo reggimento per il fronte. In prima linea, rifulsero sùbito le sue eccellenti qualità di combattente, le sue innate doti di coraggio, di alto senso del dovere, di puro amore per la patria. E, fin dal principio, conquistò l’affetto e la stima incondizionata dei suoi superiori. Il colonnello del reggimento lo chiamò: "il mio occhio destro".

A Santa Lucia Tolmino, fu ferito per la prima volta al braccio sinistro, e, in séguito a ciò, fu dichiarato "inabile alle fatiche di guerra". Egli si era già distinto in numerosi scontri, ed il suo valore era stato riconosciuto ufficialmente, con il conferimento di due medaglie d’argento ed una di bronzo al valor militare.

Durante la disfatta di Caporetto, Ettore Vivani è degente all’ospedale militare di Fano. Egli, più volte decorato, ha già compiuto, e fino in fondo, il proprio dovere. Ormai inabile alle fatiche di guerra, potrebbe attendere, con animo sereno, il corso degli eventi. Alla notizia della rotta invece, il tenente Vivani scatta fieramente sull’attenti, e, quasi ubbidendo all’imperativo categorico di ritornare sul campo di battaglia, si arruola nel 10° battaglione d’assalto "Fiamme Nere". Nulla può, infatti, più ostacolarlo, ora che sente minacciate, per l’Italia, le sorti della guerra. Combatte, così, con rinnovato valore, ancora in altre azioni di guerra. Il 10 marzo 1918, nel corso di una battaglia violentissima, rimane nuovamente ferito, e viene così per la terza volta, insignito della medaglia d’argento. Per un anno intero, resta, successivamente, in degenza negli ospedali militari di Milano. Torna, poi, a casa dei suoi genitori, a Villa Col de’ Canali, versando nel pietoso stato di grande invalido di guerra.

Fra le altre numerose decorazioni, il suo valore è inoltre premiato con tre medaglie d’argento, una di bronzo, la croce dell’Ordine di San Giorgio - che era conferita al più meritevole di ogni divisione- una decorazione del governo inglese e una di quello francese: "la Croce di ferro con stella d’oro". Una delle motivazioni per le sue medaglie d’argento recitava così: "Durante un violento scontro notturno con soli dieci uomini assaliva arditamente il fianco del nemico molto più numeroso, decidendo dell’esito favorevole del combattimento. Slanciatosi avanti a tutti all’assalto, lottava con due avversari, riuscendo a disarmarli." Ed un’altra: "Incaricato di una ricognizione notturna, si portava sotto ai reticolati nemici, ove, vistosi scoperto, lanciò i suoi uomini all’assalto. Rimasto ferito gravemente al petto, mentre, in persona, stava tagliando i reticolati, non desisteva dall’attacco, ed incitava continuamente i suoi uomini ad avanzare. Trasportato al posto di medicazione, conscio del grave stato, rivolgeva ai presenti parole degne del suo nobile cuore e del suo altissimo amore di patria".

Tornato a casa dall’ospedale militare di Milano, Ettore Vivani, è ormai ridotto "l’ombra del guerriero". A volte si sforza di passeggiare con gli ex-combattenti, e gli amici di sempre, ma la maggior parte della giornata è costretto a passarla a letto, tra indicibili sofferenze. Eppure, non un lamento viene fuori dalla sua bocca. Mostra ancora, talvolta, scatti di viva energia, benché tutte le sue forze fisiche siano ormai pressoché esaurite. Nato dal popolo, tra esso vissuto, ne aveva ereditato tutta la semplicità. In paese, egli non disdegnava la compagnia dei soldati semplici, anche dei più umili ed incolti, con ciò dimostrando di amare tutti indistintamente. Ed era specialmente per questa sua semplicità -virtù degli animi grandi- che era da tutti amato e venerato.

I soldati parlavano del tenente Vivani con senso di altissimo rispetto, ammirazione e venerazione. Morì il primo gennaio del 1923, all’età di soli trent’anni. Solenni, grandiose ed imponenti furono le esequie tributategli dalle autorità, con la partecipazione corale di tutto il popolo. Mai nel paese pedappenninico di Villa, né lungo la sottostante vallata del fiume Chiascio, si era, prima d’allora, svolto un funerale così imponente e grandioso. Come accennato, alle solenni esequie di Stato parteciparono tutte le autorità militari, le sezioni combattenti al completo, la sezione ex-combattenti di Villa, che contava numerosi decorati al valore, e le scolaresche dei comuni di Costacciaro e Scheggia; le rappresentanze dei reduci di guerra di tutti i paesi e cittadine limitrofi. Il comando della divisione militare di Perugia inviò, in sua formale rappresentanza, un ufficiale superiore. Fu, però, soprattutto commovente la dimostrazione d’affetto, e di cordoglio unanime, del popolo tutto, intervenuto in massa da Villa Col de’ Canali, Costacciaro e Scheggia, per il valoroso combattente della Grande Guerra, prematuramente scomparso.

Il dolore più intenso dovette, tuttavia, certamente patirlo la madre dell’ufficiale, la maestra elementare, signora Evarista Brunamonti-Vivani, già fortemente provata dalla perdita d’un altro figlio. La comunità di Villa volle, in séguito, perpetuare la memoria del tenente Vivani, e delle sue fulgide gesta, intitolando, al suo nome, la principale via del paese.

Euro Puletti

 

COSTACCIARO

Ricordo del tenente degli arditi Ettore Vivani, combattente della guerra '15-'18 a ottant'anni dalla morte

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