L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 11 - 8 giugno 2003

SPORT

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La fine di un sogno: chi vince festeggia, chi perde spiega

Fu la famosa frase pronunciata dal coach della nazionale italiana di volley Julio Velasco, pochi istanti dopo aver perso la medaglia d’oro contro l’Olanda (17-16 al 5° set) alle Olimpiadi di Atlanta, nel 1996. Si trattò forse della più grande delusione patita negli sport di squadra azzurri dopo il mondiale di calcio mancato in casa nel 1990; era il famoso "Dream Team" che - pur avendo vinto Mondiali, Europei e World League a ripetizione - fu sconfitto inopinatamente in finale senza aver perso nemmeno un incontro nel resto del torneo olimpico, che peraltro non riuscirà a vincere neanche a Sidney 2000.

Altre competizioni - direte voi - sicuramente altri livelli sportivi, ma il significato è simile. Dopo aver sfiorato una grande impresa, chi perde deve spiegare, è il gioco delle parti, per quale motivo non è arrivato fino in fondo.

E questo ingrato compito tocca sia ai dirigenti sia a noi addetti ai lavori e vi assicuriamo che non è facile, perché quest’anno c’erano veramente tutti gli ingredienti per confezionare il prodotto Serie B.

L’impressione, infatti, facilmente condivisibile da tutti, è che si sia gettata al vento un’occasione più unica che rara per fare il salto.

Prima di tutto, anche se qualcuno può non essere d’accordo, siamo stati inseriti in un girone non impossibile (se non altro dal punto di vista ambientale) e poi siamo riusciti a difendere il primo posto (con il relativo vantaggio del fattore campo) e queste sono circostanze che sarà difficile - anche se non impossibile - che si ripresentino in un prossimo futuro.

Di questa semifinale maledetta rimarranno soltanto alcuni flash: la bomba di Sambaldi in gara 1 e, nello spareggio, il tiro da tre punti di Bartoccetti che ci riportava in vantaggio, le palle perse nel finale da Sambaldi e Garofoli e la mesta uscita dal campo dei ragazzi bianco-rossi, con Caioli che applaude malinconicamente il pubblico.

COSA E’ ANDATO BENE

Quando si deve commentare una bruciante eliminazione è facile farsi prendere la mano ed usare termini come vergogna, tracollo, fallimento, dimenticandosi del fatto che qualcuno – pur avendo all’inizio ambizioni almeno pari a quelle del Gualdo - i play-off non li ha nemmeno iniziati (leggi Assisi degli ex Marzi e Compagnoni) ed anzi ha tribolato non poco per evitare la retrocessione tramite i play-off.

Tornando a riferimenti celebri (ed anche più calzanti) occorre riportare quanto affermato con orgoglio dai coach di Treviso e Siena, sconfitte dal Barcellona nella Final Four di Eurolega di basket e cioè che le semifinali e le finali, per perderle bisogna giocarle, arrivandoci dopo mesi di fatiche e di vittorie.

Insieme per Gualdo in questa stagione ha un bilancio complessivo di 26 vittorie e 9 sconfitte, delle quali 23 vinte e 7 perse nella stagione regolare e 3 vinte e 2 perse negli sventurati play-off. Numeri che, comunque, non possono non far archiviare la stagione 2002-2003 come positiva.

Occorre anche dire che la formazione di Gabriele Giordani è riuscita – al di là delle più rosee aspettative – ad aggiungere alla proverbiale difesa, anche un attacco di prim’ordine (il 2° per punti segnati nella prima fase).

Un ultimo elemento da considerare come positivo è stata la reazione della squadra ad una serie impressionante di infortuni e malanni vari durante tutto l’arco della stagione.

Tutto ciò lo abbiamo riportato per amor di verità, non certo per dare giustificazioni – peraltro non richieste – poiché tutti i ragazzi gualdesi, ne siamo certi, non hanno lesinato una sola goccia di sudore pur di centrare il prestigioso obiettivo.

COSA E’ MANCATO

Il risultato finale, è ovvio. Quando si arriva primi dopo la stagione regolare, qualunque altro risultato che non si chiami promozione viene visto come inadeguato. Non serve valutare le tante variabili che possono decidere un play-off da una parte o dall’altra, conta solo il risultato. Il resto, purtroppo, sono solo chiacchiere da bar.

Però nessuno può negare che sia stata una stagione travagliata sotto il punto di vista fisico e di questo ne hanno risentito soprattutto Gabellini, Garofoli e Sacripanti. Ma nonostante tutto il primato era arrivato lo stesso.

A livello tecnico il problema principale è stata l’assenza di un tiratore specialista (quello che nell’ultima promozione era stato Ciafardoni), capace di tirare fuori le castagne dal fuoco quando occorre, ma anche questo lo si sapeva. Con le difese chiuse in una zona stretta vicina a canestro, gli unici tiratori abbastanza affidabili si sono dimostrati solo Caioli e Bartoccetti.

In gara 3, inoltre, non siamo stati capaci di imporre il nostro gioco, fatto di difesa ma anche di contropiede.

Aspetto mentale. Si è detto e scritto della forza e dell’esperienza della squadra sarda, a nostro avviso anche esagerando e mettendo inutile pressione sulla nostra squadra. Ma non è vero che Insieme per Gualdo era composto da giocatori nati ieri, poiché questo gruppo disputava i play-off per il 3° anno consecutivo (2 anni fa il Gualdo usci’ con il Porto Sant’Elpidio e l’anno scorso con il Civitanova, sempre al 1° turno). Sacripanti è in possesso di una carriera decennale, quindi al tirar delle somme gli unici che potevano pagare dazio da questo punto di vista potevano essere Bartoccetti e Sambaldi. Quest’ultimo, peraltro deludente nell’ultimo atto della stagione, ha tuttavia deciso insieme a Rigoni la gara 1, cosicchè anche questo teorema potrebbe essere da molti confutato.

Ciò che fa rabbia, semmai, è il fatto che abbiamo perduto senza tirare nell’ultima azione e senza avere nemmeno la lucidità di fare fallo immediatamente.

Infine il pubblico. Lo mettiamo tranquillamente nel paragrafo dei cattivi, perché è vero che in semifinale è stato grande, sia come presenze che come calore, ma nella prima fase, con la squadra sempre in testa alla classifica, dov’era? È troppo facile far passerella nei play-off, occorre sempre dare man forte allo zoccolo duro dei tifosi che, tuttavia, rispetto alle scorse stagioni è risultato in crescita.

IL FUTURO

Lo ha già anticipato il diesse Franco Chiavatti, questa squadra non è da rifondare, ma soltanto da migliorare; anche perché è composta per otto decimi da gualdesi e questa è l’unica strategia sensata senza effettuare folli investimenti.

Nel ruolo di play abbiamo Garofoli e Gabellini (resta da valutare la posizione dello "straniero" Sambaldi); si potrebbe poi cercare di portare a Gualdo un regista di qualità, per esempio un certo Gattoni (vive a Fabriano) soprattutto se la società fabrianese non dovesse farcela ad iscriversi al prossimo campionato: anche a 35 anni potrebbe fare la differenza in queste serie.

Come guardie sicuramente positiva la stagione di Bartoccetti, mentre Caioli è giocatore affidabile.

Il ruolo dove potremo sicuramente migliorare è quello di ala, ci serve come il pane un’ala tiratrice (l’abbiamo già detto sopra) ad affiancare il sempre positivo Rigoni.

Sotto canestro, in lenta ma costante ascesa il giovane Tamagnini, occorrerà decidere cosa fare con Sacripanti, ma insieme a Rigoni ed all’ipotetico acquisto nel ruolo di ala, saremmo più che coperti.

Gabriele Giordani dovrebbe essere confermato alla guida tecnica della squadra che, comunque, ha fatto parlare per tutto l’anno di sé come della capolista del girone.

 

Basket C1


A. S. Basket

Insieme per Gualdo

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Sconfitto in gara 3 Insieme per Gualdo escluso dalla finale

 

Risultati semifinali (gara 3)

Insieme per Gualdo - La Maddalena 64-67 (9-18) (27-29) (46-45)

USE Empoli - Foligno 78-71 (1d.t.s.) (17-25) (33-40) (48-53) (66-66)

Il tabellino dell’infausta gara 3

INSIEME PER GUALDO: Sambaldi 5, Bartoccetti 11, Caioli 17, Tamagnini 11, Sacripanti 12, Rigoni 2, Gabellini, Garofoli 6, Salvia n.e., Baldelli n.e. all. Giordani

IMPREVIR LA MADDALENA: Galetta 8, Elia 10, Banello 17, Di Gennaro 5, Goldoni 12, Nicoli 9, Tronca 6, Chiarelli n.e., Ferraro n.e., Figoni n.E. all. Loi.

 

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