L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 11 - 8 giugno 2003

SIGILLO

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Ricordando la transumanza

13transum2.jpg (27997 byte)Nei giorni trenta e trentuno maggio, uno e due giugno, l’associazione "Antica ci-viltà contadina - Antichi mestieri di Sigillo", ha rievocato, all’antica manie-ra, il rito della transu-manza quando: "dai piani e dalle valli i pastori portano i loro armenti e le greggi nella rigogliosa montagna del Ranco, ove, fra cinguettii d’uccelli, soave profumo di fiori, troveranno sì rigogliosa erba che serve a saziare gli animali e dare alla carne ed ai prodotti derivati, quel soave, dolce, sostanzioso profumo, che solo e soltanto le valli dell’Appennino Umbro sanno dare".

Il "rito dei riti" trae la sua origine tra il 1500 ed il 1000 avanti Cristo, nelle zone dell’Italia centrale dove gli Umbri erano insediati in piccole unità abitative denominate "Tribù". Questi villaggi erano una sorta di fattorie a gestione sostanzialmente autosufficiente, dove l’attività agricola costituiva elemento fondamentale nella vita degli Umbri che praticavano l’uso del latte di pecora per la preparazione dei prodotti caseari.

Il formaggio non è direttamente ricordato nel testo delle Tavole Eugubine, è però espressivo il fatto che il termine latino "caseus" (formaggio) derivi dalla parola degli antichi Umbri "quatseio" (alimento fermentato), il che fa concludere che la produzione di formaggio nelle terre degli antichi abitatori Umbri può essere fatta risalire a oltre tremila anni fa.

Nell’antico Statuto della Magnifica Terra di Sigillo, alla rubrica nona, carteggio tredicesimo, leggiamo: "Item Statuimo et ordinamo, che il Capo Priore, è compagni faccino congregar nel Palazzo dopo otto giorni à Aprile il conseglio generale, ove si proponghino le parti del monte del Comune delli senati in su, et deliberandosi conforme al capitolo nono per voti secreti, si faccino le parti, et ciascuno falci la sua, et lievi il fieno fra venti giorni del mese di luglio, prossimo al detto mese d’Aprile, sotto pena di soldi venti de denari, et alla perdita del fieno...".

13transum1.jpg (26364 byte)Tra le zone dell’Appennino centrale, la terra degli antichi Umbri, riveste, sotto questo aspetto interesse particolarissimo proprio perché adatta all’allevamento ed alla pastorizia. Questo particolare si accosta alla produzione del formaggio che offrivano all’uomo condizioni d’insediamento più salubri e difendibili, e al bestiame pascoli molto migliori e più abbondanti rispetto ai territori di pianura. In questo territorio gli antichi Umbri si espandevano sia nell’attività economica, nei commerci e nell’agricoltura. Nel corso della sua storia la nostra popolazione ha mantenuto intatto ed ha sempre gelosamente custodito le tradizioni antichissime, come antica è questa terra, dove la pastorizia è la produzione principale degli alimenti, sia per l’eccellente vocazione del territorio, sia per la particolare esperienza della sua gente.

Rievocare il rito della transumanza, non vuole soltanto dire, trasportare il bestiame nei luoghi del pascolo, ma, rievocare tutte quelle operazioni necessarie prima della partenza per la montagna. Sigillo non ha mai portato il suo bestiame nella "Maremma", anzi, spessissimo lo ha ospitato, perché i pascoli sigillani e quelli della dorsale appenninica in genere non hanno eguali.

Con questa prima edizione della festa di primavera, oltre alla rievocazione storica, si è voluto far conoscere alla gente, ed in particolar modo ai giovani, che operazioni come la ferratura delle bestie, la tosatura delle pecore, la mungitura, la trasformazione del latte in formaggio e la degustazione dei prodotti tipici locali non sono una sorta di spettacolo più o meno estemporaneo, ma è qualcosa che fa parte integrante del nostro passato, del nostro modo di essere Umbri, del nostro modo di appartenere a questa terra, dove siamo vissuti e alla quale vogliamo un bene da matti: "puoi andare dove ti pare ma Sigillo lo cercherai sempre". è così che siamo soliti dire noi Sigillani.

Giuseppe Pellegrini

 

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La prima festa della primavera

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