L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 11 - 8 giugno 2003

LA POSTA

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Dalla scuola materna di Cartiere

Con la firma di "Mia" ci giunge una lettera dalla scuola materna di Cartiere: è difficile credere che la stessa sia opera di una bambina che frequenta la scuola materna, quanto l'opera di insegnanti e/o genitori. A rigore di logica dovrebbe essere cestinata, tuttavia anche se contiene una critica serrata e severa, per il tono sereno e descrittivo con cui è formulata riteniamo che non urti più di tanto la suscettibilità dei destinatari delle critiche che costituiscono una obbiettiva, anche se non da tutti forse condivisibile realtà. Ecco comunque il testo:

"Sono una bambina di quattro anni e mezzo e vivo a Gualdo Tadino; frequento la scuola materna "Cartiere" che non ha un nome né un cognome, come quella dove è andata mamma, che si chiama Contardo Ferrini, o quella di papà, Benedetto Croce; è strano, ma forse nessuno si ricorda chi l'ha costruita, la mia scuola.

Comunque la scuola c' è, anche se è un po' malandata: quando fuori piove, piove anche dentro, e allora le maestre e le bidelle corrono di qua e di la con i secchi per non bagnare in terra, sennò scivoliamo e ci facciamo male. Certe volte le ho viste molto spaventate, come quando l'acqua cadeva proprio sulla presa della corrente; io lo so che è pericoloso: me lo diceva sempre mia mamma quando ero piccola di non buttarci l'acqua, sennò ...

Un giorno è venuto il Sindaco a trovarci e l'ho sentito dire che sarebbe meglio distruggerla e costruirne una nuova, perché non è abbastanza forte per il terremoto, che quando arriva può far crollare il tetto e uccidere noi bambini, come quelli del Molise. Ognuno di noi ha portato dei soldini e li ha messi nel salvadanaio per aiutarli, quei bambini, anche se erano già morti. Comunque a noi non può succederci, perché la nostra scuola è a un piano solo e non come la loro che era a due piani; è logico: se ci cadesse solo il tetto in testa non ci faremmo male, anzi, d'estate avremmo più aria da respirare visto che le maestre non possono aprire le finestre perché sono talmente basse e senza ringhiere che più di un bambino è riuscito a scavalcarle; e poi sono di ferro e gli spigoli sono taglienti. Marco ci ha sbattuto contro una volta e si è fatto un taglio cosi'! E' pure riuscito ad uscire, ma per fortuna che c'era il "pollaio", come lo chiama mio padre.

Mi fa tanto ridere quando lo racconta ai suoi amici: "E' un recinto di 3 metri per 6:18 metri quadrati per farci giocare più di 90 bambini!". Ci ha lavorato tanto mio padre, insieme ad altri papà per portarci la terra che è servita a coprire tutti i sassi che c'erano; poi l'hanno seminata e l'anno dopo, quando siamo tornati a scuola, erano spuntati tanti bei fili d'erba che almeno non fanno male quando ci caschi sopra e soprattutto non li puoi tirare addosso a qualcun'altro, come facevamo prima coi sassi: era divertente, ma poi qualcuno si è fatto davvero male.Quelli del Comune si sono arrabbiati quando l'hanno saputo, ma allora perché non sono venuti a farli loro, quei lavori, quando i nostri genitori e le maestre gliel'hanno chiesto?

Mah!, questi grandi, chi li capisce!?

A casa beviamo sempre l'acqua minerale della bottiglia, e invece a scuola ci danno quella del rubinetto: "non è assurdo?", dicono i miei quando ne parlano tra loro, "che in un paese come Gualdo Tadino, famoso ormai in tutta Italia grazie alla pubblicità dell'Acqua Rocchetta, che ai nostri figli non venga riconosciuto il diritto di bere gratuitamente l'acqua delle nostre fonti? E' possibile che a questo mondo non ci siano uomini di buona volontà che almeno in simili circostanze riescano a mettere da parte i propri, meschini interessi?".

Mamma si è arrabbiata molto quando gliel'ho detto: ha fatto la stessa faccia di quando non mangio quello che ci prepara la cuoca della nostra mensa: Gelsomina è brava e lavora tanto, ma io il petto di pollo col rosmarino proprio non lo sopporto, e nemmeno la frittata fredda. A me piacciono tanto i tortellini in brodo e le lasagne che fa la nonna, i crostini caldi col formaggio che fila della zia e la parmigiana di melanzane: ma forse lei non li sa cucinare; magari un giorno porto la nonna a scuola: lei col rasagnolo è bravissima e prepara le tagliatelle fatte in casa per 10 persone in 10 minuti e se si arrabbia, con quello, mette in riga tutti: me compresa, che divento cattiva quando vedo i grandi tristi e preoccupati, ma che in fondo sono una brava bambina, come dicono sempre le maestre: Tina, Liliana, Piera, Marianna, Gioia e Maria Luisa.

Loro hanno le mani fatate che con poche mosse fanno cose belle e colorate: con poco ci insegnano a preparare, a dipingere, ad immaginare. Vorrei vederle sorridere più spesso, e già le immagino entrare in quella scuola nuova, col giardino e la targa col nome e cognome di chi l'avrà costruita e che avrà fatto a me e ai miei amichetti il regalo più bello mai ricevuto. Grazie, Mia".


- Ovviamente il giornale è a disposizione per una eventuale risposta.

 

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