L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 10 - 18 maggio 2003

COSTUME & SOCIETA'

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Un gualdese a Londra

 

di Leonardo Apostolico

09bigben.jpg (17244 byte)"Ci risiamo, tutti fuori" gridano sempre dal piano di sopra. Pochi minuti dopo e siamo tutti in strada, in maniche di camicia e con i bicchieri ancora in mano, aspettando l’arrivo della "fire brigade" (vigili del fuoco) mentre la radio ad altissimo volume suona ancora l’ultimo pezzo dei Something Corporate. Si diffonde la voce che una seconda volta non verrebbe tollerata, che sarebbero costretti ad interrompere la festa. Sarebbe una catastrofe, una disgrazia, lasciare in eredità agli occupanti della casa litri e litri di alcol perché uno stupido allarme anti incendio si rimette a suonare per un po’ di fumo di sigarette.

Ci sono feste e feste. Quelle di compleanno, quasi sempre pallose, dove si aspetta la torta come segnale di rompete le righe, di fuga in massa verso il pub più vicino. Poi ci sono quelle per celebrare un evento, gli esami, feste di benvenuto in una nuova casa, che sono OK, ma non vanno mai oltre la mezzanotte. Infine ci sono quelle nate a mensa all’ora di pranzo, quelle che basta un "text message" (sms), una mail ed il tam tam si diffonde per tutto il campus, quelle per intenderci che sono "cool", come dicono qui. Tutti sono invitati, nessuno escluso, basta portare da bere e tanto. A queste feste la gente si presenta con casse di birra, bottiglie di vodka e rum ed in queste feste l’allarme è visto come un "pain in the ass" (intraducibile per decenza). Cento, cento venti persone racchiuse in quattro stanze, di cui una dedicata alle bevande ed una alla musica.

La vita dello studente universitario inglese non è affatto facile. Scegliere tra il corso di storia romana o la tragedia nell’antica Grecia richiede serenità d’animo, corretta autovalutazione delle proprie capacità e ci può volere addirittura un intero quarto d’ora. Decidere se andare alla festa a casa degli spagnoli a base di sangria e ritmi latini o partecipare al "party hawaiano" organizzato dal Parade Bar in pieno inverno, richiede uno sforzo superiore, porta via ore di sonno e può prendere un intero week-end.

Ovviamente, non ci sono solo feste. C’è di tutto e per tutti i gusti. Vuoi vedere un concerto? Un musical? Dipingere o modellare la creta? Scrutare la città da una mongolfiera o avventurarti nelle rapide del fiume Avon? Puoi tutto. Basta iscriversi alle "societies", associazioni gestite dagli studenti per gli studenti, e proverai in prima persona cosa significa tutto questo. Da quest’anno, inoltre, la University of Bath si è arricchita di una nuova società, la "Italian Society". Nata per mia iniziativa, è la più numerosa "society" dopo, ovviamente, quella cinese.

L’organizzazione interna prevede un presidente, un tesoriere, un segretario, più altre cariche da distribuire a seconda delle necessità. Senza essere unto dal signore, senza aver vinto le elezioni, ho voluto provare l’ebbrezza di auto proclamarmi presidente. Ho nominato Nicola, studente di Vasto, tesoriere e la londinese Michelle come segretaria. Insieme abbiamo eletto un vice presidente, Maria di Palermo e una P.R. Daniela di Salerno. Karen, canadese di Montreal, ci ha raggiunti dopo con la carica di segretaria personale del presidente. Sembra un gioco, ma non lo è perché le responsabilità sono tante: riunioni, discussioni sulle attività da svolgere, organizzazione di eventi e approvazioni dei "budgets" per le varie attività avvengono settimanalmente. Il primo contributo è venuto dall’università, £50, per iniziare. Poi, durante la "Societies Fair" (Fiera delle Società) abbiamo incassato i soldi proveniente dalle adesioni. Quello è il giorno più importante per una società perché deve reclutare più studenti possibili, e per farlo si affida ad ogni mezzo lecito: pubblicità, musica, effetti speciali al computer. La "sports hall", la palestra dove si svolge la manifestazioni, è un crescendo di suoni e luci, di slogan ed odori provenienti dai piccoli fornelli da campo allestiti per l’occasione. Noi, come society, non ci siamo fatti trovare impreparati e dopo aver convinto un ristoratore italiano, abbiamo consegnato ad ogni nuovo iscritto una "membership card": un pezzo di pizza. Un gran successo; si racconta che solo la "Chinese Society" raccolse più iscritti al primo anno.

Dal giorno della fiera, tante sono state le attività e gli incontri organizzati. Essenzialmente nata per diffondere la nostra cultura, si è piano piano trasformata in uno scambio bilaterale di due culture: quella italiana e quella inglese. Abbiamo fatto conoscere agli inglesi film italiani, con sottotitoli in inglese. Organizzato una serata al Royal Theatre di Bath per partecipare alla prima della Boheme. In programma, per il prossimo mese c’è una gita a Londra per assistere al musical "FAME" (Saranno Famosi) in uno dei teatri del West End e ogni quindici giorni ci incontriamo in un pub per dare la possibilità agli inglesi di parlare in italiano. Siamo inoltre andati a supportare la squadra locale di rugby che milita nella "premiership" inglese (nostra serie A), organizzato pranzi nei tipici pub di campagna. Siamo stati a concerti di musica pop in quel di Bristol e a breve andremo a Londra a vedere Bruce Sringsteen. Tutte queste attività sono assolutamente gratuite per i membri della società.

Come possiamo permetterci tutto questo? Raccogliendo soldi con l’organizzazione di feste aperte a tutti. Importante è la scelta di una buona discoteca, di un ottimo DJ ed il gioco è pressoché fatto. Certo, dobbiamo far sì che dalla festa esca fuori il carattere italiano, fare in modo che tutti percepiscano l’italianità. Ultima festa organizzata in ordine di tempo è stata quella di Carnevale. Qui in Gran Bretagna il carnevale non esiste, sanno quello che è ma nessuno lo festeggia. Quel giorno è conosciuto e celebrato come il "pancake day". Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare una mega festa in maschera in una discoteca del posto, deciso di premiare le migliori e di far suonare al DJ solo musica italiana. Gli italiani si sono presentai con maschere e costumi fatti in casa con i pochi mezzi a disposizione, gli stranieri le hanno noleggiate o comprate dai vari negozi sparsi per la città ed alla fine tutta la sala era stracolma di maschere, di coriandoli e stelle filanti.

Come avrete ben capito, la realtà universitaria inglese è qualcosa di completamente diverso da quella italiana. Non è vista come luogo di solo studio ma anche di interazione sociale, di scambio. Un luogo dove si fanno viaggi avventurosi, si visitano posti lontani e si parlano tante lingue diverse e tutto questo restando semplicemente qui, nel campus della "University of Bath".

Chi fosse curioso, può visitare il nostro sito internet: www.bathstudent.com e cercare "italian society".

 

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