L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 10 - 18 maggio 2003

GUALDESITA'

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Un cavalluccio marino

La notte del 30 Aprile di quest'anno stavamo commentando, con la bravissima Chiara, la diretta televisiva del prelievo dei pioppi della Festa del Maggio proiettata su maxi schermo quando una signora, uscendo dalla massa del pubblico, ci si è avvicinata sorridendo.

"Non puoi riconoscermi ..."

"Infatti ... proprio no. Mi dispiace ..."

Eravamo imbarazzati quanto si può esserlo quando qualcuno ci si avvicina sorridendo dimostrando di conoscerci e noi non riusciamo a farlo.

"Sono Vittoria ... da Foligno ... 1943, ...Bordino ..." e giù altri nomi di persone care quasi tutte scomparse.

All' inizio del 1943 cominciarono i bombardamenti su Foligno, sulle OGR delle Ferrovie dello Stato e sulla Macchi, da dove uscivano i caccia omonimi 200 e 202, ed i trimotori bombardieri SIAI Marchetti costruiti su licenza.

A San Pellegrino arrivarono alcuni sfollati folignati e, tra questi, una famiglia di commercianti. Possedeva (la possiede tutt'ora ...) lungo il Corso della città una catena di negozi di abbigliamento. Gente danarosa; si vedeva ad occhio nudo da come vestiva e da come spendeva, specialmente le donne. Attirò subito la nostra attenzione e quella dei numerosi altri sfollati. Questa famiglia prese alloggio in una delle migliori case di abitazione del paese (aveva il bagno dentro casa! ...).

E c'era una splendida ragazza, di diciannove anni. Vittoria si chiamava e Vittoria fu presto conosciuta e benvoluta da tutto il paese perché "dava confidenza" a tutti. Era elegante e simpatica oltre che bella. Spigliata e disinvolta frequentava per intere giornate la compagnia dei ragazzi che, al suo apparire, smettevano di botto le volgarità ed il turpiloquio.

A volte indossava, inaudito per le comari paesane, pantaloni aderenti e scarpe da tennis immacolate. A noi ragazzini, tra cui chi scrive, tagliati fuori dal gioco perché troppo giovani, regalava spesso piccoli quadretti scuri dal vago sapore di cioccolata. Invece, ai ragazzi della sua età dava la sua piena amicizia e disponibilità suscitando l'invidia delle "indigene" nostrane che, con quei loro calzettoni ripiegati sulle caviglie, quei fiocchi di nastro colorato e quel disgustoso odore di brillantina tra i capelli, apparivano goffe e impacciate al suo confronto. Insomma, per non farla tanto lunga, grandi e piccoli eravamo tutti innamorati cotti di Vittoria.

Ma, al paese, c'era un ragazzo eccezionale, della sua età. Bordino era il suo soprannome. Imbattibile con la bicicletta, un rottame della prima guerra: non aveva sella, solo un pezzo di legno tenuto con filo di ferro attorcigliato, ruote piene e mancanza assoluta di freni. Lui frenava con i talloni sulla forcella.

Imbattibile nelle arrampicate: sul "maggio" arrivava in cima, 30-35 metri di altezza, sino a quando il tronco esile si piegava sotto il suo peso. Imbattibile nel suonare a distesa il campanone: si avvinghiava a questo e compiva una serie di giravolte complete fuori della cella campanaria, spinto nel vuoto. Imbattibile in tutte le prove di coraggio e di abilità.

Era un gran bel ragazzo e Vittoria saliva spesso sulla canna della sua bicicletta. Entrambi urlavano di eccitazione quando si lanciavano a velocità pazzesca lungo la discesa del "braccio" sterrata e piena di buche e sassi, provocando la disapprovazione dei "benpensanti".

Finirono per stare insieme giorni interi, ma Bordino non era innamorato. Lo diceva a tutti. A volte la trattava con freddezza anche se era totalmente disponibile alla compagnia di quella ragazza. Lei ci sembrava un angelo, lui un orso.

Lei parlava, lui ascoltava. Per ore ...

L'unico segno "compromettente" fu che, ad un certo punto, Bordino si mise al collo la piccola cintura di pelle che lei indossava alla vita e che aveva una fibbia d'argento a forma di cavalluccio marino.

All'inizio del 1944 giunse sulla piazza una Balilla nera, lucidissima. Ne scese un ragazzo elegante, vestito scuro, camicia bianca, cravatta di seta e scarpe di vernice. Una sciccheria, mai vista da quelle parti! Vittoria disse a Bordino ed ai ragazzi: "è arrivato il mio fidanzato. Forse ci sposeremo".

Bordino sparì il giorno dopo. Il mistero sulla sua sorte durò anni finché si seppe che si era arruolato nell'esercito tedesco e che era caduto da valoroso sulla Linea Gotica. Le sue ossa furono riportate, otto anni dopo, in una cassettina.

Una pesante busta, incollata alla cassetta, conteneva una croce di ferro ed un documento matricolare tedeschi, un'immagine sbiadita e lacera della Madonna di Montecamera ed una piccola cintura.

La cintura aveva per fibbia un cavalluccio marino.

Luigi Gaudenzi

 

San Pellegrino ultimo giorno di aprile

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