L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 10 - 18 maggio 2003

CRONACA

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Confraternita: Zenobi puntualizza

Caro Direttore,

ho appena terminato di leggere l’articolo di Carlo Catanossi e non posso fare a meno - in quanto tirato in ballo direttamente - di rispondere. Ho scritto sul Corriere dell’Umbria che questa vicenda è un male per Gualdo Tadino e per la Chiesa locale in modo particolare. Non vedo niente di male in questo, o nel fatto di aver riportato gli incoraggiamenti che ci sono stati. Quindi o Catanossi vuole mettere a tacere una verità o è vero che questa vicenda fa molto male a Gualdo Tadino.

Non accetto certi passaggi di quell’articolo perché ho partecipato a incontri e tentativi di mediazioni che si sono susseguiti in questi anni. Di queste cose ho parlato con sacerdoti, con lo stesso Vescovo, mi sono confrontato con la certezza che la ragione non sta mai completamente da una parte sola. Quindi direi a Catanossi, di informarsi, proprio nel rispetto di quei confratelli che lui chiama per nome, di uno dei quali io, sono figlio, ed ho avuto modo di apprezzare da tempo innanzitutto la provata fede e in secondo luogo l’amore e l’attaccamento alla Confraternita.

Dai loro racconti a Serrasanta ho appreso dei sacrifici, anche fisici, per lasciare alla comunità gualdese un eremo di cui andare fieri. Ho appreso dei sacrifici economici, le cambiali sottoscritte e non avallate da "nessuno", fatti per creare quel salone che ogni estate accoglie sulla vetta del Serrasanta gualdesi e visitatori. Persone che meritano il massimo del rispetto di tutti. Sacrifici che compiono anche gli attuali confratelli per la gestione di un Eremo e di una Chiesa a cui Gualdo tutta è profondamente attaccata. Non si è capito che il più grave travaglio per la Confraternita è proprio non poter partecipare attivamente alla vita religiosa. Non passa giorno che non senta parlare di questo da parte dei Confratelli, con sofferenza, con la volontà di superare ogni difficoltà e ritornare insieme, ma anche con la consapevolezza che sembra essere un sogno irrealizzabile. Ma queste cose, nelle chiacchiere da bar che tu riporti, non ci sono.

Potrei parlarti delle chiacchiere che riportano delle insinuazioni che hanno fatto per mesi i "nuovi", ma siccome sono chiacchiere non lo faccio. Quella dello statuto è una vicenda che risale alla notte dei tempi al ’92, quando il consiglio dei Priori insieme al cappellano passarono intere serate per coniugare i dettami dello statuto tipo della Cei con le tradizioni gualdesi. Uno statuto che vide la luce con soddisfazione di tutti e fu inviato ad Assisi. Nel frattempo tutto era continuato come prima, anzi da parte della Confraternita ci furono considerevoli passi avanti nella partecipazione attiva alla comunità ecclesiastica che si estese a tutta una serie di celebrazioni che i Confratelli accettarono volentieri e ne andavano orgogliosi.

Ma torniamo al percorso dello statuto. Non se ne ebbero notizie sino a quattro anni fa, quando necessità burocratiche, portarono alla stesura di uno statuto presso un notaio per ottenere la personalità giuridica. Il fatto che scatena tutti guai di questi ultimi tre anni (a proposito, mi risulta, non tutte le Confraternite d’Italia hanno accettato sic et sempliciter lo statuto tipo della Cei, ma alcune hanno apportato modifiche secondo le loro tradizioni come vorrebbero i Confratelli gualdesi). Una vicenda (puoi chiederne testimonianza ai membri del Comitato per la Processione) ricordata dallo stesso Parroco di San Benedetto che, di fronte a tutti, quando gli fu riletto quello statuto, disse che non c’era problema ad accettarlo.

Sono stato testimone insieme ad altri personaggi della cosiddetta società civile gualdese che c’è stato un continuo susseguirsi di avvicinamenti e riallontanamenti. Ma più che a me puoi chiederne testimonianza a due parroci incaricati dal Vescovo di mediare sulla situazione, che si sono impegnati ma che, secondo me, hanno trovato difficoltà in altra sede per appianare la situazione che, credimi, non riguarda né i soldi, né tanto meno la statua del Cristo Morto per una contro processione. Una balla colossale, permettimi il termine forte. Sembrava tutto fatto prima di Pasqua, accordi raggiunti sul futuro delle due Confraternite, sul processo che avrebbe portato alla loro unificazione. Questo a parole. Poi una lettera che al primo punto conteneva una proposta che nessuno avrebbe accettato, come hanno affermato i tanti che l’hanno letta. Un riallontamento, che si spera e si auspica, non definitivo, ma che sicuramente sarà difficile da superare.

Tutto questo per onestà, per una verità dal mio punto di vista, "non disinteressato".

Salvatore Zenobi

 

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