L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 9 - 4 maggio 2003

FOLKLORE

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Mille meno uno

06sanp1004.jpg (23491 byte)Nel 2004 ricorre il millenario della Festa del Pellegrino, è quindi per la 999° volta che a San Pellegrino si rinnova il rito dell’alzata del Pioppo intorno alla mezzanotte del 30 aprile.

La benedizione dei pioppi

Il programma della festa di quest’anno si è esteso dal 25 aprile al 1 maggio, attraverso varie tappe tra cui le più salienti sono state:lo spettacolo musicale della Max Ceroni Band, il pranzo dei Maggiaioli, un concorso di degustazione vini, una serata di pizza in piazza accompagnata dal Claudia Fofi Trio.

Per la parte religiosa, i maggiaioli hanno assistito, il 25 aprile, alla benedizione dei pioppi presso la lapide del Santo Pellegrino e, il 30 aprile, alla messa e benedizione dei maggiaioli. Infine, la notte del 30 aprile l’arrivo del Maggio e l’alzata. Il 1 maggio si è svolta la premiazione del 7° Concorso Fotografico in ricordo di Gianluca e Carla.

Per l’occasione riproponiamo la storia del pellegrino di Campignole, così come tramandataci dall’ing. Francesco Pallucca (Ugo Giacometti, "San Pellegrino", Gualdo Tadino 2000):

"Sul calar della sera del 30 aprile 1004 all’ingresso dell’abitazione [della residenza di campagna di Monte Camera, nelle immediate vicinanze dell’attuale santuario - n.d.a.] del conte Ermanno proprietario del feudo di "Castro Contranense", si presentò un romeo, ossia un pellegrino in compagnia di un ragazzo, che trovò da parte della famiglia del Conte, spontanea e generosa ospitalità. Il pellegrino disse che veniva dalla Provenza e che a tappe successive, visitando i Santuari più importanti esistenti lungo il percorso, si proponeva di arrivare a Roma e succesivamente raggiungere l’Abbazia di Montecassino, col proposito di fermarvisi stabilmente. Dopo aver ricevuto le cure, il cibo e premure da parte di quella famiglia, il pellegrino ringraziando, si rimise in viaggio scendendo verso l’abitato di Castro Contranense (oggi Castello di S. Pellegrino - n.d.a.).

Quando arrivò alle prime case, nella parte alta dell’abitato, si era già approssimata la sera e nuvoloni temporaleschi apparivano verso la direzione del tramonto; poteva quindi ritenersi prossimo un sicuro temporale.

Per tale motivo il pellegrino fu indotto a chiedere ospitalità per quella notte ad un certo Ono, custode della porta d’ingresso dell’abitato di Castro Contranense; ma questi lo scacciò decisamente e criticò anche aspramente il suo lungo peregrinare, ritenuto inutile ed ozioso. Il poveretto, per nulla offeso, decise allora di riprendere il suo cammino, con l’intento di giungere per tempo e prima di notte all’Abbazia di San Benedetto di Gualdo Tadino; ma arrivato in prossimità di un fossato, sito a circa cinquecento metri a valle dell’abitato, fu raggiunto dal temporale che lo costrinse a riparare sotto ad un ponticello sovrastante il fossato medesimo.

Il cattivo tempo andò sempre peggiorando e lampi e tuoni, fulmini, grandine e pioggia scrosciante, diedero l’impronta caratteristica di un nubifragio eccezionalmente violento e pauroso. Il pellegrino e il ragazzo che lo seguiva si rannicchiarono come meglio poterono sul greto di quel fosso sotto il ponticello, e vinti dal sonno e dalla stanchezza, recitate le preghiere della notte, si addormentarono.

Al mattino successivo, appavero evidenti i gravi danni arrecati dal temporale alle campagne della zona, ma questi passarono in trascurabile considerazione di fronte a ben più impressionanti circostanze e ben più notevoli fatti avvenuti.

Si verificò cioè, che la figlia del Conte Ermanno, Teodolinda, rivelò alla propria cugina Endegarda e ai familiari, che in quella notte aveva rivisto in sogno il pellegrino della sera avanti, ne aveva seguito il suo cammino, ne aveva risaputo il rifiuto di ospitalità fatto da Ono, ne aveva visto il suo precario rifugio sotto il ponte di quel fosso andato in piena nella notte che aveva travolto nel suo corso limaccioso e violento, i corpi esanimi del pellegrino e del ragazzo.

L’impressione e la meraviglia si accrebbero in tutti ancora di più, quando si seppe che anche la cugina Endegarda, alla quale era stato fatto in particolare il suddetto racconto, aveva avuto nel sonno la stessa identica persistente visione.

Si recarono immediatamente sul posto e non fu difficile identificare subito, sul letto del fosso, trasformato nella notte in un impetuoso torrente, un bastone che si ergeva diritto da un groviglio di melma, sassi ed arbusti con la punta verdeggiante e fiorita.

L’esame accurato del bastone, rivelò in quello il medesimo che servì di appoggio al pellegrino del giorno avanti e fu notato che detto bastone era di legno di pioppo. Poco discosto dal bastone, fu anche trovata la borraccia del pellegrino e con maggior meraviglia di tutti, fu constatato che sul collo di essa pendeva una rosa fiorita. Tali segnali furono ritenuti indizi miracolosi per la guida al ritrovamento del corpo del pellegrino, che infatti fu ben presto rinvenuto scavando in superficie il terreno in vicinanza del bastone.

Fu subito disposto il cerimoniale per dare a quel corpo una degna sepoltura e nello stesso tempo fu messo a conoscenza di tutto l’abate dell’Abbazia di S. Benedetto. Come tutto fu pronto, il feretro fu posto su di un carro tirato da buoi, ma questi, per quanto insistentemente incitati, non vollero muoversi. Sorse allora l’idea a qualcuno dei presenti, di attaccare a quel carro un paio di vitellini da latte e con somma sorpresa di tutti, questi partirono docilmente.

Si arrivò così ad una radura chiamata Campignole e qui i vitellini si fermarono e si inginocchiarono assumendo un atteggiamento di reverente adorazione.

A tutti i fatti succitati furono logicamente attribuiti dai presenti valori soprannaturali e miracolosi, per cui quel pellegrino fu indubbiamente ritenuto santo, e come tale fu sepolto nella radura suddetta.

Sopra la tomba, fu eretta in seguito una chiesetta a fianco della quale sorse poi la chiesa monumentale oggi esistente ricca di opere d’arte di notevole valore, nella quale è ancora conservato, in un’urna di marmo, il corpo di quel Pellegrino, che successivamente anche la Chiesa riconobbe ed onorò come Santo."

 

SAN PELLEGRINO

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