L'ECO del Serrasanta |
Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
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Una vecchia immagine di quando la confraternita non aveva questi problemi Il ricordo e laffetto che mi lega ad alcune persone mi impedisce però di tacere: Vincenzo, Cencio, Ughetto, Mariuccio, Angelo, Vittorio, Paolino, Amerigo (ometto volontariamente i cognomi ed i soprannomi per ricomprendere con loro tutti gli altri) hanno segnato i miei ricordi di ragazzo, i confronti di adolescente, le chiacchierate di adulto.Non prendo posizione facilmente su questo argomento perché lessere, per scelta, figlio della Chiesa mi porta alla obbedienza ad Essa (in questo senso per me lobbedienza, sia pure in piedi, è ancora una virtù) ed ho troppi amici tra i confratelli per poter mettere in dubbio la loro (almeno della maggior parte di loro) buona fede. La Questione Formalmente la questione nascerebbe da uno statuto. Se tutte le Confraternite della Diocesi dItalia hanno riformato gli statuti sulla base di un modello, può questa essere fuori? Direi senzaltro di no. Forse basterà qualche adattamento che salvaguardi particolari tradizioni o modi di esprimere una presenza. Non si può certamente evitare di applicare una norma generale solo perché a qualcuno non piace. La conseguenza di una non applicazione della norma è la fuoriuscita dalla Chiesa (come organizzazione non certo come persone). Forse questo è ciò che qualcuno vuole: trasformare una realtà ecclesiale in un sodalizio di buoni amici. Ciò è possibile e non sarebbe neanche la prima volta che avviene un tale evento: si abbia però il coraggio di dirlo con chiarezza, non si pretendano riconoscimenti postumi e non ci si appelli alle origini che sono altra cosa. Ma sentiamo veramente il bisogno di avere una seconda Società del Monte quando già la prima funziona bene? In questo contesto, nonostante il senso di attaccamento che dimostrano molti confratelli di specchiata fede e vita cristiana, è innegabile che i criteri di ecclesialità li stabilisce e li verifica la Chiesa attraverso il suo Pastore che è il Vescovo sulla base, tra laltro, di un apposito documento che la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha emanato diversi anni fa senza pensare, ovviamente, alla nostra vicenda .Si può mettere in discussione tutto questo ma non si può pretendere di essere "dentro" senza tutto questo. Ma forse questo non interessa ... I soldi Non so quali siano le rendite della Confraternita, ma siccome si vocifera che sia tutta "questione di soldi", sarà bene parlarne. Se le rendite sono i terreni ed i boschi di monte allora cè poco da stare allegri. Avendo una qualche esperienza su tali questioni so che non ci sono spazi per dispute sulla base di tali proprietà anche se, come qualcuno mi informa, parte dei terreni fossero edificabili sulla base del nuovo piano regolatore. Mi sembra comunque fiamma di poco spessore. Vediamo piuttosto di intenderci sulla provenienza e la destinazione di tali cespiti e proventi. I beni vengono da donazioni per fini di culto e opere di carità in suffragio dei donatori: dovremmo dire che sono cespiti e proventi indisponibili in quanto finalizzati al culto, al suffragio (dei donatori e dei confratelli defunti), alle manutenzioni della proprietà (in primo luogo laltare in S. Francesco e la chiesa di Serrasanta). Mi appare del tutto fuori luogo la disputa su chi amministra se si concorda su tali vincoli e se si considera che chi ha trovato deve lasciare e non può dilapidare. Quale preoccupazione può essere la Chiesa in questo che, da sempre, ha avuto semmai eccessiva funzione stabilizzatrice della proprietà? Certo sarebbe invece troppo facile, anche se divertente, trascrivere quello che racconta Guerrieri nella sua "Storia Civile ed Ecclesiastica" circa il modo di spendere della nostra Confraternita e di come si ripartivano i proventi dei legati tra le spese di culto e le spese per i pranzi e distribuzioni di pane e vino nelle solennità. Naturalmente eravamo nel 1691 e non ai nostri giorni dove le cose sono diverse! Chi vuole può trovare ciò che dico alle pagine 586 e seguenti della monumentale opera del Guerrieri ma, per chi me lo chiedesse, sono disponibile a fornire a destinazione la copia di ciò di cui parlo ... Il Cristo Morto Ho sentito dire di lettere scritte da qualche "azzeccagarbugli di turno" che avrebbero intimato la "restituzione" del Cristo Morto. Se mai fosse vero (e mi auguro che non lo sia) avremmo raggiunto il grottesco avendo ormai superato il ridicolo abbondantemente. La processione del Cristo Morto "appartiene" ai cristiani che sono in Gualdo in quanto nella Chiesa e non fuori o contro di Essa. Cosa vorrebbe dire la proprietà di una statua? Di chiunque sia i credenti vedono in essa leffigie di Gesù e per quanto forte il legame con la tradizione (non farei a meno per nessun motivo del fiore e della bustina di ovatta che ha sorretto il capo del Salvatore) nessun problema ci sarebbe se la statua venisse sostituita perché distrutta da un incendio o rovinata definitivamente dai tarli. Non ciò che è ma ciò che rappresenta portiamo in processione. Ci rendiamo conto di questo oppure qualcuno veramente vagheggia di poter fare una Contro-Processione con tanto di statua e baldacchino? Su questo argomento tuttavia il punteggio è in parità. La comunità ecclesiale ha dimostrato negli ultimi tre anni di poter fare a meno (con qualche difficoltà: lo ammetto!) di chi si pone fuori di essa. Anzi questanno cè stato un altro soggetto collettivo del sociale che si è reso disponibile a collaborare. Attenzione: è un segno di allargamento della venerazione e di superamento della esclusività non un segno di debolezza. A fronte di ciò i confratelli "storici" erano in larga parte presenti alla sfilata. E questo il punto a loro favore. Mi pare un gesto personale di devozione e di testimonianza (questultima mai mancata anche in anni in cui era difficile farsi vedere con il saio e il Crocifisso al collo) anche se è sicuramente una "sfida" tanto più se ci ripresenta in forma organizzata con tanto di simbolo (fortunatamente cera la croce e non le mazze). Ha fatto bene la Curia (come dice il non disinteressato cronista di una pagina locale) a permettere la partecipazione ed hanno fatto bene i confratelli a partecipare (anche se mi chiedo come mai non partecipino anche alla processione del Corpus Domini che pure è per loro obbligatoria). Daltro canto già Guareschi nei suoi racconti permetteva a Peppone, sindaco comunista, la partecipazione alla benedizione del fiume effettuata da don Camillo che con il suo Crocefisso era seguito solo da un cane (mandato proprio da Gesù perché non si dicesse che "alla processione non cera neanche un cane"). Ma cosa abbiamo dimostrato? Che di qua siamo quaranta e di la venti? Che comunque moriremo con il saio rosso? Che vinceremo? E contro chi ? Contro la Chiesa, il suo Vescovo, i suoi preti? Che i fedeli sono contro la Chiesa (visto che, come dice il cronista, durante la processione "li hanno incoraggiati")? Ma non scherziamo per favore LAscensione Credo che per il terzo anno si dovrà fare a meno di celebrare lAscensione sulla Chiesa di Serrasanta. È questa laltra conseguenza della diatriba. Ritengo che la Chiesa non potesse fare altrimenti e ne soffro. Celebrare questa festa in un "alto monte" è un privilegio per noi che viviamo in zone montane che ho imparato ad apprezzare vivendo in pianura. Ma per me era importante anche lultimo esempio di benedizione della campagna che in quel giorno si faceva. Forse questa è una debolezza professionale più che tradizionale: sta di fatto che non cè più. E chiaro che si continuerà a celebrare lAscensione e non ci si limiterà a salire alleremo solo per gustare il delizioso caffè corretto . Le prospettive e le conseguenze Sono convinto che per trovare soluzione a qualsiasi problema occorra la volontà delle parti e, per professione, sono portato a trovare mediazioni sulle questioni (la mediazione è cosa ben diversa dal compromesso). Orbene se cè stata la soluzione del problema della separazione tra bianchi e neri in Sudafrica; se cè un trattato di pace tra Egitto e Israele; se prima o poi si comporranno le divisioni in Terra Santa ed in Irlanda del Nord troveremo il modo per riportare ad unità la Confraternita? Io credo di si! Serve che chi tratta laccordo abbia la disponibilità personale profonda ed il mandato pieno per trattare. Siamo a questo? Se non abbiamo ancora queste condizioni è segno evidente che non siamo ancora pronti per comporre la questione e dovremo ancora vedere la comunità divisa. Cè tuttavia una possibilità che la situazione non si componga affatto per la caparbietà tipica di noi uomini e di noi gualdesi in particolare. A cosa andiamo incontro? Non sarà certamente la fine del mondo; la Fede non finirà per questo né ci saranno scismi o Chiese parallele (siamo già pochi in quella che cè).Non sorgerà un Lutero gualdese (tra laltro quello tedesco, essendo un monaco agostiniano, non aveva la barba) perché noi siamo comunque un popolo mediterraneo non facile alle lotte per le idee e più sensibile alle passioni delle fazioni. Ci sarà comunque chi sorreggerà il Cristo Morto e invece di andare a messa a Serra Santa si farà lAscensione a Valsorda. E i beni immobili? Prima del 1860 la Chiesa gualdese era molto ricca di beni poi i conventi sono stati trasformati in fabbriche di ceramiche (e in questi giorni vediamo lobbrobrio che ne si è fatto), le Chiese in botteghe e magazzini e così via. La Chiesa Madre della nostra città, quella Santa Maria di Taino dove cera il Fonte Battesimale, me la ricordo da ragazzo, adoperata come fabbrica di scarpe (ed oggi non sta molto meglio). Nel cimitero conventuale sotto la Chiesa di San Francesco cè stato prima il canile poi una discoteca, oggi cè un bar e non è andata meglio alla sovrastante chiesa. Almeno i sovietici in Russia ci facevano i granai nelle chiese! Cosa ci si farà con la chiesa di Serra Santa non lo so ma certamente qualche proposta ci sarà! Qualcuno ha fatto appello ai sentimenti ed ai ricordi io vorrei fare appello alla lucidità e alla prospettiva: qual è il disegno che si vuole raggiungere? Cosa ci si aspetta dallaltra parte? Facciamo tutti un passo avanti o, se serve, un passo indietro. Ma facciamo un passo.
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Riflessioni sulla vicenda della Confraternita |