L'ECO del Serrasanta |
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Letture |
Le fiabe di nonna Mirella L'avventura |
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Cari bambini, questa è una favola particolare forse anche un poco strampalata. Non racconta né di maghi né di streghe ma di un paio di forbici, di un metro, di un ditale e di un ago. Questi arnesi della sarta stavano sempre insieme sopra un tavolo dove la sarta misurava, tagliava e cuciva. Cerano dei giorni che non venivano spostasti dal loro posto; talvolta erano proprio stanchi di non sentirsi utili a nessuno. Così un giorno si misero a parlare tra loro: "Sai caro amico metro - disse il ditale - mi sono stancato di stare qui senza fare niente". Lago rispose: "Anchio sono stufo di non pungere le dita della sarta". Di rimando le forbici brontolarono: "Non la fate tanto lunga, cosa vorreste fare?". Tutti insieme risposero: "Vogliamo andare fuori da questa saletta. E ora che ci svegliamo!". "Anchio voglio venire!" esclamò il metro. Lago rivolto al metro chiese: "Come farai ad uscire tu che sei lungo un metro e mezzo?". "Caro ago, non ti preoccupare per me, striscerò come una biscia ... Tu piuttosto come farai che sei piccolo , fino fino ed appuntito?" "Ooooh, quante storie - disse il ditale - io che sono piccolo e tondetto non ho paura di affrontare le insidie che sono fuori". "Finitela - dissero le forbici - noi che siamo più grandi, più robuste e di ferro, vi faremo strada e tutto si aggiusterà". Il ditale cercò di arrampicarsi sulla punta del metro; per lago non fu tanto semplice perché come provava a muoversi scivolava da tutte la parti ma le forbici, che avevano le punte calamitate, laiutarono e linfilarono sul metro. Il problema era come scendere dal tavolo, il metro si srotolò pian piano, scivolò per metà sul tavolo e per metà sul pavimento, con il ditale in testa e lago infilato. Per le forbici non cerano problemi perché esse erano abituate a cadere. Decisero di incamminarsi. Si misero subito a litigare, perché il metro voleva uscire per primo; il ditale allora con saggezza fece capire che le forbici dovevano essere le prime, e poi andò a prendere posto sulla testa del metro insieme allago e si avviarono verso lesterno. Il metro sembrava proprio un serpentello con in testa il ditale e lago che luccicava ai raggi del sole. Quando videro quel verde del giardino i quattro amici meravigliati ed impauriti gridarono, rimanendo sconcertati. Le forbici tranquillizzarono tutti dicendo: "Coraggio, ci siamo noi a proteggervi!" Ciò che più attirò lattenzione di questi avventurosi fu una pianta con il tronco grosso e tanti rami con foglie larghe: loro non sapevano che era la pianta del fico. "Oooh, come mi piacerebbe andare sotto lombra di quellalbero - esclamò lago mesto mesto". "Non ti preoccupare - rispose il ditale - ci arriveremo". Strada facendo si imbatterono in un animaletto verde con tante zampette che vedendoli esclamò: "Oooh, santa insalata! Chi sei tu così lungo e sottile con quellaffare in testa?". "Spiegami tu chi sei, con tutte quelle zampe?". "Io sono il bruco!". "Ed io sono il metro della sarta e questi i miei amici, lago, il ditale e le forbici ". "Siii!!, io di forbici ne conosco tante ma come queste non ne ho mai viste". "Santo filo - rispose lago - tu conosci quegli animaletti a forbice che spaventano i bambini. Invece loro sono quelle che tagliano la carta, la stoffa e tante altre cose". "Bene - disse il bruco - ora che abbiamo fatto amicizia vi faccio strada perché questo è il mio regno". E tutti si incamminarono. Arrivati sotto lalbero del fico sentirono un ronzio. Il bruco disse loro: "Non vi preoccupate sono le api". Le api, curiose, cominciarono a svolazzare sopra il metro e le forbici. Non vi dico la paura del ditale in testa al metro! Lago urlò: "Non vi preoccupate perché io ho la punta che punge più di loro". Così tutti si tranquillizzarono. Allimprovviso spuntò fuori da una pietra una lucertola ... allora si scatenò il finimondo. Il ditale cascò dalla testa del metro, le forbici che correvano dietro alla lucertola caddero; il metro non sapeva più come mettersi lungo, comera. Per fortuna arrivò una farfalla, bellissima con le ali tutte variopinte, che chiese: "Cosa avete fatto? Come mai tremate di paura?". Ognuno di loro raccontò cosa era accaduto. La farfalla con voce gentile disse: "Adesso io vi aiuterò. Prima di tutto cerchiamo il ditale". Svolazzando di qua e di là lo trovò solo e sconsolato sopra un muretto, la farfalla pian piano lo rimise in testa al metro. Alle forbici, deluse per non avere potuto rincorrere la lucertola, disse: "Voi siete state coraggiose ma non potete competere con quella bestiola furba e veloce. Tu, caro metro, sei stato proprio bravo nonostante la tua lunghezza, hai aiutato i tuoi compagni. Ora, però, è meglio che torniate a casa". "Siiii!, - esclamò lago - perché io non vedo lora di rimettermi appuntato sopra le poppe della mia sarta "Anchio - disse il ditale - voglio ritornare sul dito medio al caldo e tranquillo". "Bene - rispose il metro - ed io mi riarrotolerò tutto e mi farò un bel sonnellino". "Beati voi - aggiunsero le forbici - a noi toccherà lavorare ancora perché se non ci utilizzerà la sarta certamente il suo bambino ci farà ritagliare la carta per fare pupazzetti!" I nostri avventurosi amici si avviarono verso casa. La farfalla ed il bruco salutarono il lungo metro, il mesto ago, il piccolo ditale e le care forbici promettendo che ad ogni primavera sarebbero andati a trovarli. La farfalla svolazzando gridò "Arrivederci, arrivederci ... amici cari" ... ed ognuno ritornò al proprio posto. Mirella Ragni - nonnamirella28@libero.it - http://digilander.iol.it/nonnamirella28/
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