L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 6 - 23 marzo 2003

FOSSATO DI VICO

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I ponti romani sulla Flaminia

Numerose sono le testimonianze di romanità della nostra bella cittadina di Fossato, che confermano l'importanza storica del nostro borgo, quando si chiamava Helvillum, il quale aveva un'importanza strategica nell'ambito della viabilità non solo in epoca romana, ma anche in epoca precedente e cioè italica. Detto questo vogliamo richiamare l'attenzione sullo stato d’abbandono in cui versano i due ponti romani situati in territorio fossatano.

Il primo, situato lungo il fiume Rigo nei pressi del cimitero, detto anche ponte di S. Giovanni, termine che deriva dall'omonima villa che in quel luogo sorgeva nel Medioevo e sopra il quale passava l'antica consolare Flaminia, la via che permetteva ai romani di collegare il Tirreno con l'Adriatico; ebbene oltre ad una insegna arrugginita, non troviamo altro che permette di individuare tale bellezza.

Diversa la situazione dell'altro ponte, situato in località le Borre e scoperto di recente (1989) il quale per la sua struttura imponente e spettacolare è unico nel suo genere in Umbria, di sicura epoca augustea, (1 sec. a.C.), con delle piccole pietre accanto alle grandi, d’epoca adrianea II (sec. d.C.) e lasciato nel più completo anonimato.

Basti pensare che dopo gli scavi che l'hanno portato alla luce, questo gioiello si è visto ricoprire da un’orribile piattaforma, stile balera romagnola, ma quello che più lascia interdetti è che nessuno si è degnato di mettere un cartello indicatore, una luce che lo mettesse in evidenza nelle ore notturne, un sentiero che lo rendesse accessibile, e l'unica opera di mantenimento è limitata ad uno sfalcio annuale dell'erba (ci sembra un pò poco). Notiamo poi anche che nell’arare i campi limitrofi si è arrivati a sfiorare con i mezzi meccanici il manufatto e che, se su tale terreno verrà effettuata la semina avremo un bel campo di grano con annesso un ponte romano, inoltre alcune pietre laterali stanno mestamente cadendo e qualcuno competente dovrà prenderne cura e trovare la soluzione più idonea; basterebbe una recinzione per evitare che nella parte sud qualcuno si appropri di terreno non suo e, se il terreno vincolato è poco, si può sempre allargare la zona di interesse archeologico!

Questo monumento che ha conosciuto i barbari, ha resistito alle loro razzie e distruzioni è passato indenne attraverso le "ingiurie" del tempo, saprà difendersi dalle disattenzioni delle Istituzioni? Lanciamo allora un appello alle sensibili genti di Palazzolo che come hanno fatto per la pianta secolare del paese, sappiano valorizzare questo bell'esempio d’architettura romana.

Marcello Bianchini

 

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