L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 6 - 23 marzo 2003

OPINIONI

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Il diritto alla libertà d'educazione

Molti avvenimenti nazionali e internazionali distolgono l'interesse dell'opinione pubblica da un altro problema di primaria importanza per gli italiani, quello cioè della "Scuola". E' da tempo che il parlamento italiano dibatte questo annoso problema senza venirne a capo, data l'opposizione costante e partigiana di alcuni partiti, perché secondo loro la scuola italiana deve essere solo "statale" e purtroppo questa avversità è sorretta anche da insegnanti che non ponderano tale argomento.

La riforma Moratti dovrà affrontare ancora al Senato una battaglia. Sarà, una terza lettura, resasi necessaria a causa di alcune modifiche apportate alla Camera (copertura finanziaria). Ma tralasciamo l'iter ed approfondiamo la sostanza del diritto "delle scuole non statali" di esistere tanto per illuminare le menti di quanti non vogliono approfondire l'argomento. Dalla legge finanziaria per il 2003, da poco approvata, finalmente è arrivato il "buono scuola" concesso per la prima volta a livello nazionale entro un limite massimo di spesa di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005. Il sistema del "buono-scuola" era già contenuto nella prima proposta di riforma dell'ex ministro Berlinguer, ma poi cadde per il fuoco di sbarramento di gran parte della sinistra; quella che vorrebbe il perpetuarsi del primato della politica sulla società civile ed il ritorno ai tempi in cui come soprattutto 20 o 30 anni fa era dominante l'ideologia, spadroneggiava l'assemblearismo, i meriti non contavano nulla, e dilagava l'ignoranza.

E' solo l'inizio di un percorso che porterà in breve tempo alla piena parità scolastica, attraverso l'effettiva concorrenza tra pubblico e privato. Solo così nascerà un vero pluralismo scolastico, che non porterà ad un superamento, ma solo ad un miglioramento di un unico sistema pubblico dell'istruzione; giacché tutte le scuole, statali e non statali, saranno tenute a prevedere aree comuni di programma e di formazione. Tuttora prevale nell'opposizione questa irrazionale posizione di contrapposizione, e di diniego totale al dialogo ed al confronto costruttivo. La causa è sempre quella ideologica; e l'effetto è un danno incormmensurabile e permanente per il Paese, per la crescita, ed il suo sviluppo economico e civile.

Luigi Sturzo al suo rientro in Italia dall'esilio così si espresse: "Il monopolio scolastico dello Stato è sostanziato da una presunzione, che solo lo Stato sia capace di creare una scuola degna del nome; mentre non è riuscito che a burocratizzarla e fossilizzarla. In sostanza, non c'è libertà dove c'è intolleranza e dove c'è monopolio".

Lo Stato italiano spende ogni anno 45 miliardi di euro per la scuola statale. Ogni alunno costa ai contribuenti in media 6 mila euro l'anno e non paga nulla anche se è benestante. La scuola privata invece, che in Italia rappresenta solo il 6%, non costa nulla allo Stato (anzi con essa risparmia); ma chi la sceglie paga una retta il cui costo si aggiunge alle tasse che si pagano per la scuola statale. Il risultato quindi è che, per entrare nella scuola libera, si paga due volte. Questo però non è un problema per i ricchi, mentre comporta grossi sacrifici per chi non è ricco. E questo non è giusto. Tutti i genitori, a qualunque fascia sociale appartengano, e qualunque sia il reddito, hanno il diritto di scegliere, tra le varie scuole, quello presso la quale vogliono iscrivere i propri figli; e dunque non vi deve essere quel regime di monopolio che c'è oggi in Italia e che è oggi la prima vera malattia del nostro sistema scolastico. Deve essere introdotto anche in Italia il principio della competizione che si risolve peraltro in una forma di sostanziale collaborazione per produrre maggiore efficienza e qualità come già avviene da tempo negli Stati Uniti, Danimarca, Belgio, Svezia ecc... e persino per la scuola russa ove già dal 1992 non ci sono limiti per il finanziamento alle scuole private.

Solo così si stimolano le scuole per dare il meglio di se stesse, deve esserci una concorrenza tra pubblico e privato, e tra privato e privato in relazione alla differenziazione delle strutture, delle offerte didattiche, della qualità dei docenti ecc ... A questo principio si ispira il sistema del buono - scuola e solo così una famiglia a reddito basso avrà il diritto ad un rimborso sino ad un certo importo, sia che scelga l'una, sia che scelga l'altra scuola. Il buono - scuola è una misura di giustizia sociale, una "carta di liberazione" per i poveri, e per le famiglie meno abbienti. Concludiamo con questo, quanto asserì Luigi Sturzo: "Solo la libertà può salvare la scuola in Italia".

Italo Giubilei

 

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