L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 4 - 23 febbraio 2003

CULTURA

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Raffaele Casimiri e la polifonica romana

di Fabio Talamelli

L’impegno con cui Raffaele Casimiri portava avanti il proprio lavoro furono ampiamente ricompensati allorché, nel novembre 1911, il Capitolo dell’arcibasilica di San Giovanni in Laterano lo nominò per acclamazione "Maestro di Cappella". Da quel momento in poi, immerso nell’ambiente ideale per sviluppare le sue teorie musicali e per esternare le sue magiche doti artistiche, si trovò a cavalcare un’onda sempre crescente fatta di grandi successi e di continui riconoscimenti che portarono il suo nome e quello della "Società Polifonica Romana" ad affermarsi brillantemente nelle più importanti città del mondo.

La sua prima fatica fu quella di riorganizzare la Cappella Musicale Lateranense, creando rapidamente un formidabile coro di voci bianche che fece letteralmente esplodere la fama del maestro, attirando folle di fedeli ed appassionati di musica sacra alle celebrazioni cui prendeva parte la sua corale. Ben presto il Seminario Romano Maggiore lo chiamò ad insegnare musica, mentre la Scuola Superiore di Musica Sacra lo nominò insegnante di canto gregoriano e di polifonia. Come se non bastasse gli venne altresì affidata, la direzione tecnica del pontificio ateneo musicale. Grande conoscitore e studioso della cosiddetta "arte dei suoni", dotato di una immensa cultura letteraria, liturgica, storica, archeologica e paleografica, per oltre 30 anni ricoprì la cattedra di composizione sacra, avendo modo di educare una moltitudine di studenti italiani e stranieri, i quali lo ricorderanno sempre ed ovunque con sincero affetto e infinita gratitudine.

I più grandi successi li conseguì con la Società Polifonica Romana, fondata a Roma nel 1918: guidando magistralmente quella schiera di cantori (voci bianche e virili), seppe stupire il mondo attraverso le riscoperte meraviglie della polifonia classica sciorinate attraverso un fantastico repertorio di ben 156 pezzi, oltre le messe. Nell’autunno del 1919, con il benestare dello stesso Santo Padre Benedetto XV, venne organizzata una lunga tournée negli USA ed in Canada. L’importanza dell’evento fu tale che lo stesso Gabriele D’Annunzio ossequiò Monsignor Raffaele Casimiri con queste testuali parole: "Mi duole di non poter venire stasera a bordo della nave che trasporterà di là dell’Atlantico la più bella ambasceria del genio Italico ...". Partiti da Venezia il 21 agosto, arrivarono a New York il 16 settembre. Non è pletorico asserire che il successo della Polifonica fu incommensurabile, sicuramente senza precedenti. I concerti si susseguirono in ben 48 città e in ogni dove si palesarono unanimi consensi di pubblico e di critica tra scroscianti applausi ed entusiastiche ovazioni. La tournée durò fino al 6 dicembre, giorno dell’imbarco da New York per fare ritorno a Roma, dove gli straordinari cantori giunsero il 23 dicembre, accolti festosamente.

Seguirono altre tournée nelle più importanti città d’Europa. Tra il 1922 ed il 1926 la Francia, la Svizzera, l’Inghilterra, ed il Belgio ebbero modo di ascoltare ed apprezzare le perfette esibizioni della ormai "mitica corale". Nel 1925 venne programmata anche una serie di concerti in Germania. Ed il successo riscosso fu più grande che altrove. I teatri di Colonia, Amburgo, Dusseldorf, Hannover, Eifebeld, Francoforte esternarono il loro apprezzamento nei confronti della Polifonica Romana e del suo infaticabile maestro con acclamazioni e plausi talmente calorosi e fervidi da indurre l’Osservatore Romano, attento cronista di quegli eventi, ad assimilare il pubblico tedesco a quello "napoletano". Persino a Berlino, città di spiccata impronta protestante, fu un tripudio di folla inimmaginabile e per gli impresari addirittura inaspettato, tanto che si videro costretti a far bissare il concerto alcuni giorni più tardi per dare modo a tutti gli appassionati di poter ascoltare quelle straordinarie esibizioni vocali. Lo stesso Sigfried Ochs, meglio conosciuto come "il mago della interpretazione bachiana", disse: "In Germania non si è mai sentito nulla di simile. E’ perfetto!"

E’ Don Carlo Cancellotti, con una interessante biografia dal titolo "Mons. Raffaele Casimiri sacerdote e maestro" a ripercorre con dovizia di particolari alcuni dei più significativi momenti che hanno visto la Società Polifonica Romana trionfare nei più importanti teatri, nelle maggiori aule e nelle più celebri cattedrali del mondo. In proposito egli scrive: "A Washington il coro fece la conquista della Casa Bianca. Fu ricevuto in mattinata nella residenza presidenziale e nel pomeriggio i magnifici cantori (come li definì la stampa) dettero il concerto dinanzi al presidente Coolidge, ai ministri Mellen ed Hoover, agli ambasciatori ed alle missioni estere, alle altre personalità. La signora Coolidge rimase colpita dal più minuscolo tra i cantori, Maurizio Banzi di sei anni. A New York al concerto fu presente il Sindaco, che nominò Casimiri cittadino onorario; a Bruxelles la regina; a Berna, il presidente della Confederazione elvetica; a Parigi l’élite; a Londra, l’intellettualità. La città di Zurigo, dove la corale dette otto concerti, emise un francobollo commemorativo in onore del Maestro."

Nel 1930 fu la volta dei paesi dell’America Latina, dopo che nel 1927-1928 un’altra tournée di circa sei mesi negli Stati Uniti aveva contribuito a rafforzare ancor di più una fama già ampiamente consolidata: ed il successo si moltiplicò a dismisura.

I concerti proseguirono negli anni in tutta Europa, mentre quasi tutte le città italiane cercavano di assicurarsi in ogni modo la presenza della fantastica corale in occasione delle più importanti ricorrenze e feste religiose. Anche Gualdo ebbe la fortuna di ospitarla. Era il 15 gennaio 1924, 6° centenario della morte del Patrono Beato Angelo, tanto caro al nostro Casimiri.

L’ultima apparizione pubblica della Società Polifonica Romana avvenne a Roma nel marzo del 1940 per celebrare il 20° anniversario della sua fondazione. Il cuore del maestro cominciava intanto ad accusare i primi sintomi di una grave angina pectoris. Tre anni più tardi, il 15 aprile 1943, egli morì. Non aveva ancora compiuto il 63° anno di età. Il mondo intero pianse la sua scomparsa e lo dimostrano le innumerevoli attestazioni di stima e riconoscenza tributategli. Musicologo eccelso, forte di studi seri e profondi di polifonia classica, seppe perseguire il mirabile risultato di reinterpretare i capolavori musicali sacri attraverso la magistrale direzione della sua orchestra vocale sapientemente istruita per ottenere impeccabili ed inimitabili esecuzioni.

Grande paleografo, Casimiri rovistò metodicamente negli archivi musicali di molte cattedrali italiane, riscoprendo una gran quantità di prezioso materiale storico. A lui si deve l’elaborazione del "Societatis Poliphonicae Romanae Repertorium", in 6 volumi, che raccoglie le più eccellenti composizioni dei grandi musicisti del ‘500 e del ‘600. Frutto della sua paziente ricerca è anche "l’Antologia poliphonica", la quale conta circa 130 composizioni di autori del ‘500; oltre alla redazione del primo volume dei "Monumenta Poliphoniae Italicae" che contiene, tra l’altro, una inedita messa del Palestrina ritrovata nell’Archivio musicale della Cappella Musicale Lateranense.

Ma Raffaele Casimiri, studioso e ricercatore, fu anche grande compositore ed organista, indefesso restauratore del canto sacro e della vera musica religiosa, così come creata dai nostri grandi polifonisti (in particolare Palestrina). Bastava che il "musico-sacerdote" si sedesse all’organo ed accostasse le sue mani alla tastiera per far dare adito ad un talento innato pur sempre celato dietro una squisita umiltà arricchita da modi affabili e dolci. Quello di Casimiri, per la musica, non era un amore fine a se stesso ma uno strumento principe per celebrare Dio durante le cerimonie religiose. Era un artista-sacerdote ed un sacerdote- artista, sempre vicino ai poveri ed ai bisognosi, ai quali non mancava mai di offrire un aiuto economico oltre che un sostegno morale.

Fu sempre molto legato a Gualdo e alla sua gente. Non perdeva occasione per fare ritorno a casa, vuoi per la festa del Beato Angelo, vuoi per Natale, Pasqua o durante l’estate. E ogni volta si affaccendava nell’aiutare in cattedrale, nelle chiese di campagna e in ogni luogo della diocesi ove si richiedeva la sua presenza. Il suo grido di battaglia era "Lascia che il popolo canti" proprio perché egli amava udire la gente cantare perché, per lui, cantare significava pregare. E per la sua gente scrisse un gran numero di canzoni ed inni che ancora oggi riecheggiano protagoniste nelle più importanti cerimonie religiose.

Ricordiamolo con orgoglio perché in lui si sono ritrovate assieme le più grandi virtù della gente gualdese ed umbra: la laboriosità, l’inventiva e la tenacia, commiste a mitezza d’animo, modestia, generosità. Mons. Antonio Piolanti, rettore della Pontificia Università Lateranense, scriveva nel 1963 che "la grandezza artistica di un tanto musicista ha onorato l’Ateneo, dove Casimiri ha insegnato molti anni con lo splendore della sua dottrina".

Forse Dio lo avrà premiato affidandogli la direzione del coro degli angeli.

 

Mons. Raffaele Casimiri


I grandi successi internazionali del gruppo

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