L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 3 - 9 febbraio 2003

GUALDESITA'

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Gli scheletri di Valsorda

di Carlo Biscontini

Gualdo, a noi gualdesi piace, le vogliamo bene e quando siamo lontani, sentiamo la nostalgia della terra dove siamo nati e cresciuti, delle sue tradizioni, dei suoi costumi del suo dialetto, del suo territorio.Se ci allontaniamo da Gualdo, dopo un po' di giorni, ci manca l'aria pura, l'acqua fresca delle sue sorgenti e sembra sia carente l'ossigeno che ci permette di respirare a pieni polmoni.

Gualdo mia "fatta a cor", Gualdo bella ... insomma a noi gualdesi non ci toccate Gualdo, ne siamo gelosi.

Molto spesso, però, questa gelosia ci chiude un po' gli occhi e già più volte qualche lettore di questo giornale ha scritto, a ragione, per evidenziare qualche bruttura che noi, amanti della nostra città, spesso non vediamo, non vogliamo vedere o facciamo finta di non vedere...

Nessuno nega che il terremoto ha avuto una parte di primo piano nel danneggiare la nostra città ed è anche altrettanto chiaro che i lavori di ripristino non sono e non possono essere un bel decoro per le nostre vie, le nostre piazze o piazzette ma è anche altrettanto innegabile che qualche danno l'abbiamo fatto anche noi gualdesi alla nostra Gualdo e, purtroppo, non le abbiamo ancora chiesto scusa e doverosamente riparato in qualche modo.

A tal proposito, debbo dire che a me piace la montagna ed in particolare la nostra che non sarà come le Dolomiti. il Monte Bianco o il Gran Sasso, ma esercita un suo fascino particolare per la peculiarità che ha di essere vissuta, da tutti molto più intensamente, delle cime summenzionate. Sì, d'accordo amo Gualdo, non posso starle lontano, altrimenti avrei accettato, quando me ne hanno dato la possibilità, di diventare cittadino bolognese o addirittura pisano e non l'ho fatto perché ho sempre sentito troppo il richiamo delle mie radici, ma, più di tutto, amo quel paradiso che sono i nostri monti ed è lì che, con viva soddisfazione, porto i miei ospiti quando vengono a trovarmi, dopo avere fatto far loro un giro in città.

Ed è lassù che sette o otto anni fà ho portato due amici di Cuneo.

Salivamo in macchina ed io non facevo altro che magnificare il paesaggio che si apriva ai nostri occhi, mentre procedevamo per la strada che ci portava a Valsorda, preannunciando loro la bellezza dei prati che li attendevano e la cerchia delle cime che li avrebbero circondati su quell'altopiano.

Giunti a destinazione, dopo essere scesi dall'auto ed aver respirato a pieni polmoni, ho rivolto loro uno sguardo interrogativo, come a dire" Beh ... ve l'avevo detto che Valsorda era meravigliosa" e lì, con mia grande delusione, non ho avuto la risposta entusiasta che mi sarei aspettato.

Solo allora mi son ricordato che eran due naturalisti convinti che, per non offendere me e quel luogo, hanno solo detto che, sicuramente Valsorda, in origine, era magnifica, ma che l'uomo l'aveva rovinata e, forse, per sempre, come una grotta che, finchè non viene scoperta rimane in vita e subito che l'esploratore ci mette il piede, comincia a morire.

"Vedi - mi han detto - la civiltà vuole acqua che esca dai rubinetti, non gli basta quella che esce spontanea dalle sorgenti, ci son volute le tubature, le pompe e l'uomo ce le ha messe; all'uomo non basta più una tenda a riparo, vuole una casa sicura da tutte le intemperie e qui, le case, le ha fatte addirittura in cemento armato; quando cala la sera non gli basta la luce di una torcia o di una pila, vuole l'energia elettrica e tu guarda quante ferite hanno procurato a questi prati con tutti quei pali della luce che somigliano a tanti scheletri di ferro e cemento che si tengono per mano.

Solo allora, mi accorgevo di quei pali che tante volte avevo visto nella loro utilità ed ignorato nella loro bruttura ed offesa alla montagna, e non ho potuto che dar ragion ai miei due amici: "Si, è vero - ho ammesso - fanno veramente schifo".

Questo succedeva circa otto anni fa. Subito dopo, quello scempio fu notato anche da altri e si parlò (non chiedetemi chi lo fece per primo) di interrare i fili della luce e di togliere i pali.

"Benissimo - pensai - saremo contenti noi tutti e d anche i miei amici che riporterò a Valsorda dopo la cura delle ferite e, stavolta, sono sicuro di poter sentire solo lusinghieri giudizi di apprezzamento.

I miei amici sono tornati quest'anno.. Li ho portati sull'Alago sopra Nocera e sul Catria, sopra Cantiano. Non ho avuto il coraggio di riportarli a Valsorda, ancora con i suoi scheletri arrugginiti.

 

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