L'ECO del Serrasanta |
Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia
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| NOCERA UMBRA |
Il giornale "La Nazione" nell'edizione dell'Umbria del 3 gennaio 2003, riporta alcune affermazioni del Sindaco riguardo all'azione amministrativa del Comune, in vista di una maggiore e trasparente incisività sulla ricostruzione e al fine di attutire i colpi delle molteplici lamentele che hanno caratterizzato questo stralcio della sua seconda legislatura. Una di queste affermazioni viene scritta come segue: "... Dobbiamo tornare a ragionare in termini dl appartenenza ad una comunità, con le sue peculiarità, la sua identità, te sue risorse territoriali e culturali, mettendo da parte egoismi incompatibili con l'interesse dei cittadini ..." Dal testo virgolettato si evince che la situazione attuale è tale da suggerire un preciso esame di coscienza sui comportamenti che hanno contraddistinto l'operato degli amministratori e degli amministrati. Da questa introspezione sembra scaturire quasi un vago senso di colpa laddove si invita non si sa chi "a mettere da parte egoismi incompatibili con l'interesse comune". Leggendo queste esortazioni c'è chi pensa alla crisi (ir ...) risolta della Giunta, all'andamento a dir poco inefficiente dell'apparato burocratico e c'è chi pensa invece al comportamento poco responsabile e un po' furbesco dei cittadini come se l'istituzione comunale fosse un'aggregazione fondata su accordi privati senza essere supportata da leggi e da precisi regolamenti, validi per tutti i cittadini. Comunque sia una cosa è certa. Il tessuto sociale del territorio è assai lacerato e va risanato prima che sia troppo tardi. Lo era già prima, del '97, il terremoto, con tutto quello che è successo in questi cinque anni, ha compromesso seriamente i normali rapporti di una convivenza civile e democratica. Troppe ferite restano ancora aperte sulle pareti delle nostre case, ma soprattutto nel profondo dei nostri sentimenti. Si richiede "uno scatto d'orgoglio" tutti insieme e d'accordo per ricucire quella unione "spezzata" che non c'è più e che forse, a dire di molti, non c'è mai stata, anche a causa di una comunità troppo sparsa e che stenta a fare sintesi perché mancano i riferimenti di unità e di guida.Il Sindaco è convinto che per stabilire un dialogo con la base popolare sia indispensabile una comunicazione puntuale, continua e frontale. Come a dire che, se la gente brontola, non è colpa di nessuno ma del fatto che non è informata. Però può essere vero anche il contrario: e cioè che il cittadino abbia reclamato chissà quante volte per un diritto negato senza ricevere alcuna risposta. Il difetto di queste incomprensioni sta in una cattiva comunicazione che è tale perché non si fa carico di contenuti concreti e circoscritti, ma si riveste solamente di parole, di promesse e di lungaggini senza fine. E veniamo a parlare della ricostruzione in atto, per dimostrare quanto la comunicazione fine a se stessa possa diventare deleteria agli effetti di un'intesa tra un governo e i suoi cittadini. Riattati gli edifici poco lesi, ricostruite le case sparse, dopo cinque anni dal terremoto tutti erano convinti di iniziare la vera ricostruzione pesante dei paesi (i "famosi" centri storici" !!) che riguarda una quarantina di comunità del territorio comunale. A questo punto è curioso sottolineare il collegamento etimologico - tematico tra le parole comune - comunità - comunicazione. C'è stato questo collegamento fisiologico? Non sembra, stando ai fatti! C'è chi dà la colpa al comune, chi alle comunità (nella persona del progettista e chi alla comunicazione (intendendosi come istituzioni) che hanno confezionato i regolamenti attuativi della legge sulla ricostruzione. Un esempio plateale ci viene fornito dai cosiddetta P.I R (Piani Integrati di Recupero) che, secondo alcuni esperti del settore, vengono definiti "gabbie" felpate in cui tutti, inevitabilmente, finiscono per essere messi a tacere. Così la macchina amministrativa si è quasi bloccata e nessuno sa quanto si rimetterà in movimento. La speranza fa cilecca, perché le persone anziane si sono adattate alla situazione, perdendo i propri punti di riferimento: la casa, la chiesa, l'edificio da ricostruire e perfino il cimitero ancora ferito da quelle scosse brutali. Dica ora il Sindaco quale effetto può produrre la buona comunicazione per una notizia come la ricostruzione della sede comunale ancora vuota o del Campanaccio ancora puntellato: di soddisfazione? No, direi! Semmai, di rabbia!Un socio della Pro Loco di Colle
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Riceviamo e pubblichiamo Come ricucire il tessuto sociale |