L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 2 - 26 gennaio 2003

CULTURA

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario Cerca nel sito

Un gualdese che conquistò il mondo

di Fabio Talamelli

09rafcasimiri.jpg (7447 byte)Il desiderio di conoscere e far conoscere la figura di un nostro illustre concittadino, Mons. Raffaele Casimiri, mi ha indotto a compiere uno studio approfondito sulla vita e sull’opera del grande maestro di musica sacra al quale, non a caso, è stata intitolata una delle più importanti scuole della nostra città: il Liceo Scientifico Statale. Questo mio lavoro precede di qualche mese una importante ricorrenza legata a tale emerita figura, dato che il 15 aprile 2003 saranno trascorsi sessanta anni dalla sua scomparsa.

Nato a Gualdo Tadino il 3 novembre 1880 da Augusto e Margherita, già all’età di nove anni conobbe la dura legge della vita quando nel 1889, nell’arco di pochi mesi, morirono dapprima il nonno Giuseppe e dipoi il padre Augusto. Fu Don Alessio Bucari Battistelli, sacerdote gualdese residente a Nocera Umbra dove esercitava le funzioni di "Canonico della Cattedrale" ed insegnante di lettere nel seminario diocesano, che si prese cura del piccolo Raffaele ospitandolo nella sua casa e permettendogli di frequentare le scuole superiori come alunno esterno al seminario.

Fin da ragazzo il Casimiri sentì una irrefrenabile attrazione per la musica ed iniziò, come autodidatta, ad apprenderne i primi rudimenti esercitandosi durante le ore di svago e di ricreazione su un pianoforte, vecchio ed in disuso, che si trovava all’interno del seminario. Ben presto però si rese conto di avere assolutamente bisogno di un valente insegnante che lo indirizzasse negli studi. Il suo sogno era quello di poter diventare allievo di Luigi Bottazzo, maestro di cappella della Cattedrale di Padova: per cui, senza troppi indugi, gli inviò una lettera accompagnata da tre "mottetti" musicali. La risposta positiva non si fece attendere ed il giovane venne invitato a Padova nel periodo delle vacanze estive per iniziare lo studio di armonia, contrappunto, fuga e composizione. Una gioia immensa ed una incontenibile euforia accompagnarono ogni istante di quel "magico" soggiorno durante il quale lo zelante studente, applicandosi assiduamente e dimostrando le sue innate doti, seppe rapidamente conquistare la stima e l’affetto del "nobile" maestro, pago di impartire i suoi preziosi insegnamenti ad un discente tanto meritevole.

Intanto, a poco a poco, questa sua passione incominciava a dare i primi frutti: a Nocera iniziò ad insegnare canto sacro agli alunni del seminario dove già era supplente di storia e geografia. Aveva poco più di 18 anni quando fondò la Schola Cantorum con la quale, il 9 febbraio 1899, in occasione della festa del patrono San Rinaldo, eseguì una sequela di brani di musica liturgica che, per l’elevato grado di armonia ed eufonia raggiunto, gli fecero meritare il pubblico abbraccio da parte dell’allora Vescovo Mons. Rocco Anselmini.

Il maestro Luigi Bottazzo continuava nel frattempo ad ospitarlo periodicamente, sostenendolo ed indirizzandolo sulla strada tanto desiderata. Ed il caso volle che, durante uno di quei soggiorni, un "certo" Mons. Giuseppe Sarto, Vescovo di Mantova e futuro Papa Pio X, avuto modo di apprezzare le sue doti, lo esortasse caldamente a proseguire gli studi di musica sacra ed a perfezionare le sue conoscenze. La cosa non era così dappoco, dato che in quel periodo la musica religiosa si trovava a vivere una fase di grande trasformazione: stava infatti facendosi strada quel progetto che ipotizzava la realizzazione di una musica nuova fondata su un coro giovane costituito da cosiddetti "pueri cantores" in sostituzione di contralti e soprani adulti, in una atmosfera di canto gregoriano puro e semplice, strumento fondante di quella musica sacra e liturgica che avrebbe ben presto soppiantato le "arie quasi teatrali" che avevano regnato, fino ad allora incontrastate, nelle cerimonie religiose. Gli stessi sacerdoti gualdesi, compreso Mons. Roberto Calai, incoraggiavano il giovane Casimiri a coltivare quella sua ardente passione musicale che oltretutto ben poteva convivere con la scelta di vita ecclesiastica.

Nel 1900 venne chiamato a Roma ad insegnare Canto Sacro nel Pontificio Seminario Vaticano; quindi, non appena terminati gli studi ecclesiali, si iscrisse all’Accademia di Santa Cecilia, dove conseguì il diploma di maestro compositore e di organo. Gli fu chiesto allora di collaborare, assieme a D. Carlo Respighi, alla redazione di "Rassegna Gregoriana", rivista musicale impegnata nel sostenere la rinascita della musica sacra contro ogni profanazione del canto religioso; al che rispose accettando l’incarico con grande entusiasmo.

Intanto il 21 giugno 1903, nella chiesina del Seminario Arcivescovile di Perugia, Raffaele Casimiri ricevette l’ordinazione sacerdotale. Verso la fine dello stesso anno prese ad insegnare musica nei seminari di Teano e Calvi in sostituzione del maestro Giulio Bas; contemporaneamente, il Vesovo di Capua si adoperò affinché l’insegnamento del Casimiri si estendesse altresì ai suoi seminaristi. Il successo con la scuola di canto gregoriano e con la Schola Cantorum (canto corale) non tardò ad arrivare.

Nel 1905 fece il suo ritorno a Perugia dove, in occasione della festa di San Lorenzo, ottenne un grandissimo successo con l’esecuzione della "Schola Cantorum" durante i Vespri e la Messa.

Il 22 novembre 1906 Casimiri fondò a Perugia la "Società Italiana S. Cecilia". A partire dal 1° gennaio 1907 diede inizio, con la benedizione dello Stesso Pontefice, alla pubblicazione "Psalterium", rivista ceciliana mensile per la cultura delle Scholae Cantorum, di cui egli fu ideatore, fondatore e direttore. E come se non bastasse ideò altresì il "primo Convegno di musica sacra" che si tenne a Perugia nei giorni 19-21 agosto 1907: tema principale dei lavori era quello di restituire il canto gregoriano alla sua purezza originale. Sul tema vennero organizzati importanti convegni e stimolanti incontri cui presero parte i più grandi luminari del canto sacro e, a corredo della manifestazione, una serie di concerti di elevato spessore musicale regalarono alla città dei momenti lirici veramente indimenticabili.

Va comunque detto che il nostro concittadino non ebbe sempre e solo magnanimi sostenitori, dovendo talvolta sopportare critiche non indifferenti mosse da quegli irriducibili oppositori alle novità musicali che egli sostentava e che gli costarono finanche pesanti accuse di negletto modernismo, per non dire di eresia. Ma il sua carattere forte ed il suo grande ed autentico amore per la polifonia e per la musica sacra lo sostennero e lo ripagarono ampiamente dei suoi sforzi. Fu in occasione di un pellegrinaggio a Roma, che prevedeva tra l’altro una esibizione della "Schola Cantorum" diretta da Casimiri in onore del Pontefice, che lo stesso Papa esternò appieno la sua ammirazione, rendendo omaggio ai giovani cantori ed allo stesso maestro per la mirabile esecuzione. A quella circostanza fecero seguito due private udienze presso la santa Sede nelle quali Sua Santità accolse D. Raffaele con grande benevolenza, esternando il suo apprezzamento per le geniali composizioni ed il suo compiacimento per i progressi fatti dalla musica sacra sulla via della tanto auspicata restaurazione.

Qualche mese dopo lo stesso Papa trasferì Casimiri a Vercelli, presso la diocesi di S. Eusebio, ritenendolo la persona più adatta a realizzare un suo grande desiderio: organizzare in loco una grande Schola Cantorum. Il maestro obbedì senza esitazione e portò con se la mamma Margherita, la sorella Amelia e la zia Stella. In breve tempo egli raccolse 130 cantori ed iniziò ad istruirli con pazienza e sapienza fino a formare la Cappella Eusebiana. Le esecuzioni delle liriche del Palestrina, del Da Vitoria, di Orlando di Lasso divennero man mano impeccabili, accuratissime, perfette e gli amatori ed intenditori di musica sacra non tardarono ad accorrere dalle vicine città di Novara, Casale, Torino, Milano. Casimiri proseguiva intanto con i suoi studi e con le sue ricerche riscoprendo un patrimonio prezioso di musica polifonica che giaceva dimenticato nell’archivio Capitolare mentre la sua fama di "geniale compositore" aumentava a tal punto da farlo soprannominare, parafrasando il suo nome, con il curioso appellativo di "casus mirus".

(segue)

 

Mons. Raffaele Casimiri


Il periodo della giovinezza e le prime autorevoli affermazioni

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario Cerca nel sito