L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 2 - 26 gennaio 2003

LA POSTA

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Lettera aperta a Bush

Egregio Presidente,

mi sono chiesto, leggendo i giornali e guardando la televisione in questi giorni, cos'altro Lei volesse ottenere, per l'America e per i suoi alleati, dichiarando guerra all'Iraq di Saddam Hussein.

Di certo il Presidente dell' Iraq non può essere considerato uno "stinco di santo" se è giunto al potere con mezzi non proprio ortodossi. Di certo Lei sarà molto più informato di noi sulla possibilità che questa Nazione abbia in dotazione armi di distruzione di massa, sia perché saprà che qualcuno gliele ha fornite e grazie anche alla possibilità che Lei ha di vedere questo paese, tramite i satelliti artificiali, che costantemente fotograferanno e setacceranno ogni metro quadrato del territorio di quello Stato. Tutto ciò, credo che le farà conoscere l'Iraq come noi, grosso modo, conosciamo il nostro giardino.

E' anche vero che dopo l'undici settembre, l'America ha cambiato i suoi connotati. Ha dovuto, gliene do atto Presidente, cambiarli per forza ed oggi cerca, con ogni mezzo e con l'aiuto di tutto il mondo definito "civile", di difendere se stessa ed i territori degli alleati da azioni vili che potrebbero cambiare ulteriormente la faccia e gli equilibri della terra.

Su questo ha la solidarietà di tutti, in quanto tutti siamo d'accordo che dal terrorismo ci si debba difendere. Quello che io contesto, caro Presidente, è il modo che lei ha scelto come difesa, perché se ogni volta che si verifichi un attentato contro bersagli americani e non, in qualche punto della Terra, Lei ritiene che, per forza, bisogna ricorrere al reclutamento di truppe da tutto il mondo definito "civile", e farle muovere sotto il comando dei suoi alti ufficiali contro il territorio di un ipotetico mandante, su questo punto, non ci capiamo più tanto.

La guerra, Presidente, può essere sicuramente una delle scelte, ma non mi sembra debba, necessariamente, essere l'unica da prendere in considerazione. La guerra è dimostrazione di forza che può essere, solo in rari casi, un deterrente per sconfiggere un ipotetico nemico, ma, nella maggior parte dei casi, lascia le cose come erano prima.

Una volta sconfitto questo Saddam Hussein, evento molto probabile visti gli schieramenti di forze in campo (cosa del resto non riuscita a suo padre, ai tempi della sua presidenza, che si fermò e non ho mai capito il perché o fu fermato da qualcuno alle porte di Bagdad) ne nascerà un altro e poi un altro ancora ed allora si dovrà fronteggiare anche il secondo e poi il terzo Saddam, se si chiamerà ancora Saddam.

Lei ha chiesto che ispettori dell'ONU facessero perquisizioni nel territorio iracheno e gli iracheni glielo hanno permesso. Avranno magari bestemmiato, ma hanno aperto le porte del loro Stato come i loro arsenali. Non so che cosa abbiano trovato gli ispettori di quello che, lei dice, gli Iracheni hanno sicuramente e sui particolari della ricerca non credo che il povero cittadino verrà mai informato anche se, prima di morire in una guerra, ne avrebbe tutte le ragioni.

Allora le cose sono due: o gli iracheni hanno nascosto le loro armi di distruzione di massa molto bene e gli ispettori vengono portati e presi letteralmente in giro, oppure le notizie che Lei ha a sua disposizione sono molto limitate e poco precise, il che con la sua rete d'informazione "intelligente", sicuramente non a buon mercato, mi lascia un poco perplesso.

Con un'organizzazione come la sua, esimio Presidente, mi sarei aspettato che gli ispettori fossero più informati su cosa cercare e dove cercarla, altrimenti è come rintracciare un ago nel classico pagliaio.

Troppo poco per fare una guerra che, alla fine, non potrà portare che morte e distruzione dapprima in Iraq e poi in qualche altra parte del mondo che già minaccia di essere in possesso di armi nucleari.

A mio parere (come cittadino della Terra posso e ritengo giusto avere delle convinzioni) questo modo di pensare non porta in nessun posto migliore, come in nessun posto ha portato la guerra in Afghanistan: di gente come Bin Laden e Saddam Hussein ce n'è parecchia e non basterebbe scatenare una terza guerra mondiale per sconfiggerla tutta.

E allora quale alternativa ci resta?

Servirebbe solo che i popoli della Terra si parlassero di più e si aiutassero a vicenda per vincere la fame nel mondo, pronti a soccorrere chi ha più bisogno, superando le incomprensioni razziali, invece di investire solo in armamenti. Utopia? Forse si.

Siamo andati troppo oltre per fermarci a pensare che ci sono migliaia di bambini che ogni giorno muoiono di fame e questo caro Presidente è una vergogna ed una colpa per Lei come lo è per me.

Quale esempio avremo dato ai nostri figli se avremo insegnato loro a rispondere solo con delle dimostrazioni di forza ai nostri nemici, mettendo in campo sofisticatissimo materiale bellico che solo noi non definiamo arma per distruzione di massa?

La saluto cordialmente

Carlo Biscontini

 

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