L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 2 - 26 gennaio 2003

GUALDO TADINO

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Ci scrive il sindaco Rolando Pinacoli

L’assassinio di Alfred Gega ha suscitato, come prevedibile, in una comunità tranquilla come quella gualdese, uno shock piuttosto forte, che ha prodotto da un lato reazioni più che legittime, come la preoccupazione e il timore circa lo stato di sicurezza della città. Per questa ragione mi sono subito attivato presso il Prefetto, che ha saputo comprendere la situazione, con la convocazione urgente del Comitato Provinciale per la Sicurezza a Perugia il 7 gennaio scorso, allo scopo di garantire una risposta energica e concreta, con il potenziamento dei servizi di controllo sul territorio, anche mediante una collaborazione coordinata fra polizia e carabinieri.

Ma, d’altro canto, l’assassinio atroce di Alfred Gega (Alfredo) ha riproposto con drammatica evidenza il difficile rapporto tra gualdesi ed immigrati, facendo esplodere, purtroppo, una latente paura del diverso, dell’immigrato, sintomo di xenofobia e razzismo. Il gravissimo episodio, inoltre, ha dato, com’era prevedibile, adito al riproporsi di alcune ridicole chiacchiere, secondo cui la responsabilità della situazione sarebbe da imputare al sottoscritto, reo di aver portato in città individui di qualsiasi genere, pur di arrivare alla soglia dei quindicimila abitanti, concedendo ogni sorta di privilegi. Le chiacchiere non andrebbero neppure commentate, tuttavia, chiarificherò, ancora una volta, questo punto più avanti.

Su questo delitto non si può tacere, né essere omertosi, tanto più che è scomodo anche perché consumato proprio il 25 dicembre, il giorno di Natale, che tutti desiderano trascorrere in piena tranquillità e in famiglia.

Alfredo - il nome con cui anche molti gualdesi lo conoscevano - era albanese, immigrato, fra i primi già nel 1992. Era segnalato, ma incensurato, e comunque un lavoratore, padre di famiglia, con due figlie che, tra l’altro, si distinguono per buon rendimento scolastico, e una moglie esemplare, che lavora come apprezzata domestica presso una famiglia gualdese. Alfredo era cattolico. Partecipando alle sue esequie in chiesa, ho pensato a cosa voglia dire oggi essere cristiano. Sostanzialmente, credo significhi avere fede, ma per me fede non può significare soltanto credere in Dio, un Dio spesso creato a propria immagine e convenienza. Aver fede significa applicazione concreta di un codice morale, di una regola etica fondata sull’idea di tolleranza, di accoglienza, di partecipazione, di solidarietà, cui nessuno, semplicemente come uomo o cittadino, può sottrarsi, senza perdere i tratti distintivi di un comportamento ispirato al bene e alla giustizia. Questa, a mio avviso, è anche l’essenza dell’insegnamento di Cristo cui ci si deve riferire. Non a caso nel nostro Paese è soprattutto la Caritas, spesso fra mille difficoltà e qualche boicottaggio, ad occuparsi dell’accoglienza e dei bisogni degli immigrati, mettendo in opera il nucleo fondamentale di quell’insegnamento.

Gualdo Tadino è una città in crescita e il traguardo dei quindicimila abitanti è stato raggiunto soprattutto con le nuove residenze di italiani. Con la crescita sono aumentati, proporzionalmente, anche i problemi, secondo un processo connaturato alla dinamica sociale. Nondimeno, gli immigrati, nella stragrande maggioranza, non rappresentano affatto un nodo problematico per questa comunità. Lavorano, pagano le tasse, producono ricchezza e consumano a Gualdo Tadino. Qualche giorno fa, in una fabbrica mi si diceva che ci sono difficoltà a trovare operai. Ora, mi domando, in nome di quale principio etico si può negare a chi si trova in una condizione di precarietà di dar da vivere dignitosamente ai propri figli con l’emigrazione?

Mi si accusa di un atteggiamento eccessivamente benevolo verso immigrati, che avrei anche agevolato per superare il famigerato tetto dei quindicimila di cui dicevo. La crescita della popolazione - che, tra l’altro, non c’entra niente con un mio terzo mandato da Sindaco, impedito a priori dalla legge - è la ricerca di un progresso ancora largamente sostenibile e portatore di benefici. Il Sindaco di una città - e questo è il senso etico comune di cui parlavo a imporlo, prima ancora della legge - è il rappresentante di tutti, ma soprattutto lo è dei più indifesi ed è un suo dovere preciso pensare alla difesa di tutti. Gli immigrati - che non sono soltanto "braccia", ma uomini - non hanno nessun privilegio e sono titolari di doveri e diritti. Hanno diritto ad un lavoro, ad una casa - casa che non gli assegna il Sindaco, bensì la legge ed una commissione presieduta da un magistrato del tribunale di Perugia -, hanno diritto ad una vita dignitosa, così come hanno il dovere di rispettare le regole della convivenza, le tradizioni e le leggi dello Stato che li accoglie, senza alcun trattamento di favore. Francamente, preferisco dirmi concittadino di molti immigrati onesti piuttosto che di certi gualdesi che hanno fatto affari sulla loro pelle, sfruttandone il lavoro o imponendo affitti da capogiro, estorcendo per una casetta di tre stanze fino a 500 euro al mese, salvo poi dichiarare, ipocritamente, di voler chiudere le frontiere.

Conoscevo bene Alfredo e non mi vergogno di aver avuto con lui un rapporto amichevole, anche se ormai da diversi mesi non avevo occasione di incontrarlo. Di lui, probabilmente, ho conosciuto l’aspetto migliore, come uomo corretto, rispettoso, generoso (come, del resto, tranquilli e rispettosi sembravano anche gli altri suoi connazionali coinvolti nell’omicidio), e non dimenticherò i suoi saluti calorosi e le sue assicurazioni, quando mi diceva nel suo modo diretto e schietto: "Sindaco, ti vogliamo bene e non faremo mai casini a Gualdo per rispetto di te". La mia è una posizione scomoda ed impopolare, ma non cambio linea. Gualdo Tadino non sarà mai come Treviso e io non sarò mai un Sindaco alla Gentilini, che vorrebbe gli immigrati affogati negli scafi in nome della salvaguardia della "razza padana" che, tra l’altro, non è mai esistita.

L’omicidio di Alfredo getta un’ombra su tutti gli albanesi, ma non bisogna generalizzare. E’ interesse tanto dei gualdesi che della comunità albanese che la giustizia faccia il suo corso e scopra i responsabili fino in fondo, per chiarire gli aspetti oscuri e dare una risposta altrettanto chiara a chi crede che, alla fine, una manciata di irresponsabili non può discreditare un’intera comunità.

Ho una sorella e tanti amici all’estero (Gigino Frillici per primo) e conosco le difficoltà che hanno incontrato per inserirsi nei paesi che li hanno accolti. Conosco le discriminazioni subite dagli italiani in Svizzera, negli Usa, in Germania, in Belgio, in Australia e non bisogna andare al secolo scorso per ricordarsene, basta solo pensare a qualche decennio fa. Siamo un popolo di emigranti e non possiamo dimenticare che l’altra faccia dell’emigrazione è l’immigrazione. Ho voluto fortemente la creazione di un Museo per preservare la memoria dei nostri emigrati, ma anche per impedire a noi stessi di compiere errori nel nostro rapporto con gli immigrati che vivono qui.

Alla fine del mio mandato, il mio desiderio più vivo è quello di lasciare una città più grande, più ricca e più tranquilla. Non avrà queste caratteristiche se non sarà anche più civile e tollerante.

Il Sindaco

Dott. Rolando Pinacoli

 

Sul Natale di sangue

 


Riflessioni e considerazioni sul grave episodio

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